William Maxwell.
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Ciao, a domani.
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Titolo originale: So Long, See You Tomorrow. 1980.
Traduzione di: Pier Francesco Paolini.
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1998. MARSILIO EDITORI, VENEZIA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Ciao, a domani  la storia di un'amicizia tra due ragazzini, che, molti anni dopo, uno di loro rievoca, forse per liberarsi del senso di colpa che lo accompagna dal giorno in cui, per timidezza o conformismo, ha tradito quell'amicizia.
 un rapporto quotidiano il loro, fatto di piccole cose, di giochi in comune, delle ore di scuola passate insieme. Una sera come tante si separano, ma non sanno ancora che il loro arrivederci sar un addio. Il mondo dei grandi entra di prepotenza nella loro vita e provoca un'esplosione per cui niente sar pi come prima. Tra passato e presente, ricordo e vita vissuta, si snoda una vicenda avvincente e drammatica, in cui le ragioni degli adulti si intrecciano indissolubilmente con la tranquilla routine delle giornate infantili; una grande passione e un omicidio scardinano la quiete apparente della cittadina rurale in cui i due ragazzini vivono. Le loro famiglie ne usciranno distrutte e, nel dramma, anche la loro amicizia trover una fine improvvisa e non interamente accettata. Si ritroveranno pi tardi, quasi adulti, ma uno dei due non trover il coraggio di salutare l'altro.
Proprio in questo saluto mancato  l'origine del racconto che, con straordinaria misura, ci restituisce i fatti e le motivazioni, nella ricerca di una verit difficile e sfuggente, indefinita e sfaccettata, resa ancora pi inafferrabile dal tempo passato.
Il breve romanzo di Maxwell, ricco di personaggi memorabili,  considerato ormai un classico minore della letteratura americana, un piccolo capolavoro, sia per la capacit di rendere le situazioni con pochi tocchi magistrali, sia per la straordinaria scrittura, efficacissima e essenziale.
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L'AUTORE.
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William maxwell  nato nel 1908 nello stato dell'llinois.  autore di sei romanzi e di tre raccolte di racconti, tradotti e pubblicati in molti paesi. Ha lavorato al New Yorker per quarantanni ed  stato editor di scrittori come John Updike, John Cheever e Eudora Welty. Nel 1995 ha ricevuto il PEN-Malamud Award.  Ciao, a domani ha vinto l'American Book Award. Vive a New York.
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Ciao, a domani.
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1.
UN COLPO DI PISTOLA.
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La cava di ghiaia si trovava circa un chilometro e
mezzo a est della citt, in un piccolo lago talmente profondo
che ai ragazzi minori di sedici anni veniva proibito,
dai genitori, di andarci a fare il bagno. Io conoscevo
il posto solo per sentito dire. Non ha fondo, diceva la
gente; e io, affascinato dall'idea che a furia di scavare in
un punto qualsiasi si sarebbe finiti per sbucare in Cina,
ci credevo alla lettera.
Un mattino d'inverno, poco prima dell'alba, tre uomini
che caricavano ghiaia udirono il rumore come di un
colpo di pistola. Oppure, convennero, poteva esser stato
anche lo scappamento di un'auto. Di l a poco fece
chiaro. Ma non videro nessuno, n venir verso la cava
attraverso il campo che la costeggiava, n camminare
per la strada. Quel rumore non era stato lo scappamento
di una macchina; un fittavolo a nome Lloyd Wilson era
stato ucciso e quello che i tre avevano udito era, appunto,
uno sparo.
Al magistrato inquirente lo zio di Wilson, un uomo
ben oltre la sessantina che viveva da anni con lui, disse
che stava dando la biada ai cavalli quando aveva visto la
lanterna del nipote che si dirigeva verso la stalla delle
vacche che distava da quella dei cavalli pi di centocinquanta
metri. Lo sparo lo zio non lo ud e non s'era
affatto accorto che ci fosse, quel mattino, alcun estraneo
nella fattoria. Vi abitavano, in quel periodo, oltre a
Lloyd Wilson, anche i suoi due figli maschi di sei e nove
anni, un'anziana governante e Fred, lo zio appunto.
Fu quindi sentita la governante la quale testimoni
che Lloyd Wilson, l'ultimo giorno della sua vita, si era
alzato al solito alle cinque e mezzo e, appena vestito,
aveva acceso la stufa in cucina. Mentre aspettava che si
attizzasse, aveva parlato e scherzato con lei. Era di
umore allegro ed era uscito di casa fischiettando. Di
solito era di ritorno in cucina, finito di mungere, prima
che lei avesse apparecchiato la colazione. Alle sette, sapendo
che Lloyd doveva recarsi in citt a prelevare un
lavorante ingaggiato per la sgranatura del mais, la donna
disse al pi piccolo dei figli di andare un po' a vedere
perch mai il padre tardasse tanto. Il bambino le chiese
una torcia e lei, data un'occhiata fuori, gli rispose che
non ce n'era bisogno: si vedeva brillare la lanterna nella
stalla, dalla porta aperta. Di l a poco lo ud tornare.
Stava piangendo. Apr la controporta e lo chiam. E lui:
Pap  morto! Ha gli occhi spalancati, per  morto...
Chi crede, ai bambini? Lei non gli diede soverchio
peso, ma corse comunque alla stalla. Wilson sedeva su
uno sgabello da mungitore, nello stallo di centro, accasciato
a ridosso del tramezzo. Lo prese per una mano e
gli grid: Lloyd, ma cosa avete, in nome del cielo?
pensando che gli fosse preso un infarto o una paralisi.
Come aveva detto il bambino, teneva gli occhi aperti ma
era morto.
La governante e Fred Wilson fecero quello che andava
fatto. La donna rientr in casa e si attacc al telefono
mentre lui, finito di mungere le vacche, le lasci andare
al pascolo e poi sedette accanto al morto finch non
arriv il becchino, assieme al suo aiutante, per portarlo
in citt. Il rigor mortis era gi cominciato, sicch dovettero
tagliare le maniche della giacca per poterlo spogliare.
Solo dopo che gli ebbero tolto la giacca, il gil di
velluto e la camicia di flanella notarono una macchiolina
rossa sulla maglia di lana, sopra il cuore.
A quei tempi - poco dopo il 1920 - gli abitanti di
Lincoln perlopi non chiudevano a chiave il portone di
casa, la notte, o se lo chiudevano era solo per paura dei
ladri. Capitava di leggere sul giornale che un tizio era
stato arrestato per cattiva condotta, ma questo significava
ubriachezza molesta. Senza pensarci tanto su, avrei
detto che atti di violenza erano pressoch impensabili in
un posto in cui le case non erano tanto discoste l'una
dall'altra, senza muri di cinta, e dove sarebbe stato assai
difficile fare alcunch fuori dell'ordinario senza che
qualcuno, o per caso o per curiosit, se ne accorgesse.
Ma in una monografia sulla contea Logan, pubblicata
nel 1911, si legge quanto segue: Mentre si lamentano
una cinquantina di fatti di sangue nei dintorni... assai
pochi, fra essi, sono quelli relativi a persone ben note o
d'un certo riguardo nella comunit. Di solito quindi si
sparava o si accoltellava o si picchiava nella baracca di
un minatore o sull'aia di uno sperduto casolare; solo
uno dei delitti menzionati in quel libro ebbe luogo in
una casa della Decima Strada, parallela alla via dove
abitavamo noi, a Lincoln, quando ero bambino. A distinguere
l'omicidio di Lloyd Wilson dagli altri era un
particolare talmente raccapricciante che il giornale cittadino,
il Courier-Herald, esit diversi giorni prima di
menzionarlo: l'assassino aveva tagliato un orecchio alla
vittima con un rasoio e se l'era portato con s. In quell'epoca
prefreudiana, la gente non si chiedeva cosa stesse
a simboleggiare un orecchio: rabbrividiva e basta.


2.
IL PERIODO DI LUTTO.

Non credo che avrei ricordato per oltre cinquant'anni
l'assassinio di un fittavolo mai visto se, uno, l'omicida
non fosse stato il padre di un mio amico e, due, non
avessi in seguito fatto qualcosa di cui mi sarei poi vergognato.
Questo memoriale - se cos  giusto chiamarlo -
 un modo, anche se prolisso e inutile, di fare ammenda.
Prima di entrare nel merito devo affrontare un altro
argomento. Mio padre era ormai in l con gli anni e il
passato figurava sempre pi nei suoi discorsi quando un
giorno gli chiesi di parlarmi di mia madre. L'avevo conosciuta
come madre, ma era ora - pensavo - che qualcuno
mi parlasse di lei come persona. Con mia sorpresa,
lui mi rispose: E acqua passata. Mettendomi cos a
tacere, ma lasciandomi anche il dubbio, dato il suo brusco
tono di voce, che dopo tutto quel tempo lui non
provasse pi alcun sentimento per lei o che, pur provandolo,
lo ritenesse fuori luogo. Ad ogni modo, non gli
andava di parlarmi di lei.
Pochissime famiglie sfuggono alle disgrazie di vario
genere, ma negli anni fra il 1909 e il 1919 la famiglia
di mia madre ne ebbe pi della sua parte. Mio nonno,
pernottando in una casa di campagna, fu morsicato all'orecchio
da un ratto o da un furetto e mor tre mesi
dopo di setticemia. L'unico fratello di mia madre perse
in un incidente stradale il braccio destro. Sua sorella minore vers della benzina su dei ciocchi di legna
che non volevano ardere nel caminetto, fu investita da
una fiammata e port i segni delle bruciature per il resto
della vita. Quando aveva cinque anni mio fratello
maggiore ebbe un piede maciullato dalla ruota d'un
carretto.
Ero cos piccolo quando queste cose accaddero che o
non ne seppi niente o non me ne resi conto perch
erano lontane da me. Quando mio fratello si spogliava,
la sera, lasciava la gamba artificiale appoggiata a una
sedia. Siccome dormivamo nella stessa camera, la presenza
di quell'arto mi era tanto familiare quanto il suo
berretto o il suo guantone da baseball. Lui non era incline
a compatirsi e le persone grandi stavano sempre
attente a non esternare il loro dolore per quanto gli era
successo. Quel che io provavo riguardo alla sua disgrazia
era sepolto nel mio inconscio (ammesso che esista
una simile cosa) dove non potevo attingere.
Mio fratello minore nacque il giorno di Capodanno,
nel 1918, allorch infuriava l'epidemia di spagnola. Mia
madre mor due giorni dopo di polmonite doppia. Poi
non ci furono altri disastri. Il peggio era successo, e ogni
cosa aveva ormai perso il suo lustro. Increduli, sopportammo
gli addobbi funebri, il becchino che andava e
veniva, i doni di cibarie, l'opprimente profumo di quei
fiori bianchi e tutto il resto, fra cui la prima di una serie
di governanti che si prendeva cura del neonato e a tavola
sedeva al posto della mamma. Volgendomi indietro a
guardare, credo proprio che prima di venire da noi
quella donna dalla faccia giallognola e il seno quasi piatto
avesse conosciuto le avversit della sorte. Proveniva
da un mondo a noi ignoto e non si prese mai - che io
ricordi - un giorno libero. Avr anche compiuto qualche
tentativo di far da madre a mio fratello maggiore e
a me, ma non certo sufficiente a vincere la nostra resistenza.
Ci voleva ben altro. Sapevamo quel che ci era
stato sottratto e non eravamo disposti a lasciarci conquistare
da alcuna forma di finto affetto.
Di noi due si prendevano cura le sorelle della mamma,
del pap e la nonna. Altrimenti, non so cosa ne
sarebbe stato, di noi, in quella triste casa, dove nulla mai
cambiava, dove la vita si era fermata. Mio padre era
distrutto per la morte della mamma. La sera dopo cena
camminava per casa e io lo accompagnavo, cingendogli
la vita con un braccio. Avevo dieci anni. Lui passava dal
soggiorno nell'ingresso, poi girava davanti alla pendola
ed entrava in biblioteca e da l tornava in soggiorno.
Oppure dalla biblioteca passava in sala da pranzo e di
qui in soggiorno, per un'altra porta, quindi nell'ingresso.
Poich non diceva niente, neanch'io fiatavo. Cercavo
solo di intuire, quando stava per svoltare, in quale stanza
sarebbe entrato in modo da non urtarci. Il suo sguardo
era puntato su cose che non erano in quelle stanze e
il suo viso aveva il colore della cenere. Da certi discorsi
che avevo udito, sapevo che egli era tormentato dalla
convinzione di essere responsabile di quanto era accaduto.
Se solo avesse preso questa o quella precauzione...
Non era vero. All'epoca in cui l'epidemia infuriava e si
raccomandava alla gente di evitare luoghi affollati, lui e
la mamma erano andati in treno - e le carrozze erano
stracolme - a Bloomington, lontana circa cinquanta chilometri,
dove le attrezzature ospedaliere erano migliori
che a Lincoln. Ma anche se avesse partorito in casa
avrebbe ugualmente preso l'influenza. Gliel'avremmo
trasmessa mio padre, mio fratello grande o io. Tutti e tre
la prendemmo.
Quello che pensava mio fratello grande bisognava
indovinarlo. Non mi metteva mai a parte di niente.
Scrutavo nei suoi occhi castani e restavo sgomento: non
l'avessi saputo, avrei arguito che era angustiato da qualcosa
di cui non poteva, per orgoglio, parlare. Non riusciva
a celarlo pi di cos. La sera ci si spogliava e ci si
infilava nel letto e ci si addormentava senza approfittare
del buio per aprirci il cuore a vicenda, sgravarci di un
peso. Adesso mi sembra strano. Allora no. Sebbene fossimo
molto diversi, lui mi conosceva a fondo: cio, conosceva
le mie debolezze e sapeva come sfruttarle; e ci
mi rendeva restio a esporgli i miei sentimenti. Temo anzi
di aver fatto la spia, su di lui, una volta di troppo. Non
ho modo di sapere che cosa avrebbe detto. Ci che non
gli confidai mai, da un lettino all'altro,  che non mi
capacitavo di come potesse essere successo a noi. Sembrava
uno sbaglio. E gli sbagli vanno corretti, solo che
quello non si poteva correggere. Fra il modo in cui
andavano prima le cose e il modo in cui andavano adesso
c'era un vuoto che non poteva essere oltrepassato.
Dovevo trovare una spiegazione diversa da quella vera,
e cio che noi non eravamo pi immuni alla disgrazia di
chiunque altro e, forse a causa di quei giri per casa con
mio padre, il pensiero che continuava ad assillarmi era
che, inavvertitamente, avevo varcato una soglia che non
avrei mai dovuto oltrepassare e che, ora, non potevo
tornare nel luogo che non avrei voluto abbandonare. Ma
in realt non ero andato da nessuna parte e nulla era
cambiato per quanto riguardava il tetto sopra le nostre
teste; solo che lei era al cimitero.
Quando tornavo da scuola facevo quel che avevo
sempre fatto: mi mettevo a leggere rannicchiato sulla
poltrona vicino alla finestra in biblioteca, o sdraiato per
terra, in un angolo buio, con i piedi appoggiati a una
sedia. La casa era piena di posti dove leggere che mi
calzavano come un guanto; e prendevo gli stessi libri,
ripetutamente. I bambini tendono a trar conforto e sostegno
da ci che  loro familiare: un portaombrelli, un
posacenere, una scatola di sigari dalla vivace etichetta, le
molle per il carbone, qualsiasi cosa. Con l'aiuto di questi
e altri oggetti casalinghi - con l'aiuto, anche, dei due
grossi olmi che ombreggiavano la casa riparandola dal
calore del sole, della vite americana presso la porta
posteriore, del cespuglio di lill accanto alla finestra
della sala da pranzo, dei comodi mobili di vimini sulla
veranda e dell'altalena che contribuiva con il suo crii...
crii... ai rumori della notte estiva - tiravo avanti giorno
per giorno.
Mio padre tirava avanti giorno per giorno accudendo
fedelmente al suo lavoro. Era ispettore di una societ
di assicurazioni antincendio e viaggiava da un capo all'altro
dello stato dell'Illinois per ispezioni e sopralluoghi,
e coltivava l'amicizia degli agenti locali della ditta
affinch fossero pi solerti nel procacciare clienti. Il
sabato mattina, seduto in biblioteca, spillava a ciascuna
bolletta il relativo assegno e quando ne aveva fatto un
mucchio me le consegnava perch, seduto sul pavimento,
le disponessi in ordine alfabetico, citt per citt, e io
ero fiero di potergli essere d'aiuto. Lui partiva la mattina
di marted portando una valigetta piena di moduli, e
ritornava il venerd pomeriggio in una casa piena di
problemi dei quali non era abituato a occuparsi. Seguitava
a dormire nel letto che aveva condiviso con mia
madre e cercava di comportarsi come avrebbe desiderato
lei, ma credo che, col passare del tempo, egli sapesse
con sempre minor certezza quali fossero questi
desideri. Diede via i suoi gioielli e, quel che per me era
pi grave, i suoi vestiti: sicch non potevo pi aprire
l'armadio e guardarli.
Sovente mi capitava di sentire un amico di famiglia
dopo l'altro assicurargli che non c'era altra medicina che
il tempo e lui, sebbene rispondesse: S, lo so, non ci
credeva, lo capivo bene. Una volta alla settimana dava la
carica a tutti gli orologi della casa, a cominciare dalla
pendola nell'ingresso. Le lancette, la lunga e la corta,
compivano il loro giro, puntuali, e la luce all'esterno
suffragava quello che esse dicevano: che era ora di colazione,
era il crepuscolo, era notte, allorch l'oscurit si
assiepava contro le finestre. Quello che gli amici di famiglia
dicevano era vero. Per alcuni. Per altri, le lancette
degli orologi possono seguitare a girare fino al giorno
del giudizio e non medicare alcunch. Non so con quali
mezzi mio padre venisse a patti con il proprio dolore. So
solo che era trascorso gi un anno prima che il suo viso
riprendesse colorito e riuscisse a sorridere quando qualcuno
diceva qualcosa di spiritoso.
La gente parlava di mia madre tenendosi sempre sulle
generali - le sue grandi qualit, il dono che aveva di
rendere felici quanti l'attorniavano e cos via - senza mai
rivelarmi niente che gi non sapessi. Era come se gli altri
non riuscissero a vederla chiaramente a causa di quello
che le era successo. A lei e a noi. Non aveva mai amato
farsi fotografare e quindi di lei conservavamo solo alcune
istantanee e un solo ritratto fotografico eseguito all'et
di ventanni, con i capelli raccolti alla sommit del
capo e un nastro di velluto nero intorno al collo. Aveva
solo trentotto anni quando mor, ma si era appesantita,
come tendevano a fare le donne in quel periodo. Tranne
la bocca e i dolci occhi castani, non la riconoscevo in
quel ritratto, bench fossi propenso a credere che una
volta avesse avuto veramente quell'aspetto. Quella fotografia
non soddisfaceva neanche mio padre che la fece
ritoccare dal fotografo per darle un aspetto di donna pi
matura. Il risultato fu qualcosa di ancor meno somigliante:
un che di vago e di idealizzato, come se essa
neppure ricordasse chi eravamo noi. La mamma tante
volte si arrabbiava e usciva dai gangheri: non cos la
donna del ritratto, morta anzitempo lasciando un marito
affranto e tre figli orfani. La foto ritoccata si frappose
fra me e il volto che io ricordavo e divenne sempre pi
arduo rivedere la mamma qual era realmente. Quando
finii per non rammentare pi il suo aspetto tranne che
in generale, riuscivo tuttavia a ricordare il suono della
sua voce, e a quello mi aggrappavo. Mi aggrappavo
anche all'idea che, se le cose fossero restate com'erano,
se fossimo stati attenti a non compiere alcun passo in
alcuna direzione e a non discostarci da dove eravamo,
saremmo riusciti in qualche modo a ritrovare tutto come
era prima che lei morisse. Lo so che non era una convinzione
razionale ma l'alternativa - che cio quando
uno muore  scomparso per sempre e quindi non l'avrei
pi riveduta - era pi di quanto potessi tollerare allora,
e per molto tempo anche in seguito.
Ormai vecchio, mio padre mi stup quando mi disse
che aveva capito che cosa avesse significato, per me
bambino, la morte di mia madre, ma che non sapeva
cosa fare al riguardo. Sarebbe gi stato qualcosa, credo,
se mi avesse detto questo. Se non me lo disse, fu forse
perch era convinto che n lui n nessuno poteva farci
niente. O forse avr pensato che io avrei rifiutato qualsiasi
aiuto offertomi. Da piccolo spesso soffrivo di mal
d'orecchi e allora andavo da lui e lo pregavo di soffiarmi
del fumo di sigaro nell'orecchio. Lui, smettendo di parlare,
mi prendeva sulle ginocchia e, accostate le labbra
al mio orecchio sino a sfiorarlo, vi soffiava dentro del
fumo caldo. Era un rimedio buono come un altro ed era
fisicamente intimo. Una sera - non so quanti anni avessi,
cinque o sei, forse - all'ora di andare a letto, dopo aver
ricevuto il bacio della buonanotte dalla mamma, mi accostai
a mio padre ma, quando gli porsi la guancia, lui
disse che ero ormai troppo grande per certe cose. Alla
luce di quei tempi e di quei luoghi lo sar anche stato,
ma volevo comunque il bacetto. Come esprimere altrimenti
quel che provavo per lui? Lui non lo disse, n
allora n mai. In quel momento mutai sentimento nei
suoi confronti e divenni guardingo, diffidente.
Su e gi per la Nona Strada c'erano bambini con cui
potevo giocare e talvolta lo facevo, per preferivo stare
da solo. Fuori era primavera, una bellissima giornata, e
io me ne restavo in casa a leggere Il Mago di Oz. Quando ero stufo di leggere, mi rinchiudevo in una stanza
buia a giocare con la lanterna magica oppure con un
teatrino che mi ero fabbricato con pezzi di cartone.
Tutto ci impensieriva mio padre, sia perch non stavo
abbastanza all'aria aperta, sia per il fatto che, se avessi
seguitato a interessarmi a quelle cose, come mi sarei
guadagnato da vivere da grande? Non v'era nulla di
strano o di comico in questa sua preoccupazione. Tutti
si  quel che si ; e lui era un professionista, un uomo
d'affari, e riteneva non esserci destino migliore. Di tanto
in tanto, la sua mano piombava su qualche mia elaborata
fantasia e io, raccattati i pezzi, dovevo andarmene da
qualche altra parte, dove lui non ci fosse, per potermi
sentire di nuovo allegro. Se mi parlava in modo spazientito
o addirittura aspro non riuscivo a trattenere le lacrime,
il che lo irritava maggiormente. Quando mi voltava
le spalle avevo la sensazione che se ne lavasse le mani, di
me. Non ero dunque il genere di figlio a lui caro e
gradito? Neanche questo diceva.  abbastanza difficile
per gli adulti equilibrare le loro reazioni emotive. I bambini
sentono quel che sentono, semplicemente, e io sapevo
di non essere la luce degli occhi di mio padre.
Eravamo entrambi figli del nostro tempo. Non so se
esista ancora la sindrome del-padre-uomo-d'affari-greve-e-del-figlio-artista-ipersensibile.
I padri oggi sono diventati
pi comprensivi e danno un bacio ai figli grandicelli
quando ne hanno voglia, e chiss cos' mai l'ipersensibilit,
visto e considerato tutto ci a cui oggi si pu
essere sensibili.
Trascorso un numero adeguato di mesi, quando gli
amici di famiglia ritennero di poter trascinare mio padre
alle loro serate, presero ad invitarlo. Lui si vestiva, e
andava. Volevano riammogliarlo, s'intende, e al pari di
tutti i paraninfi avevano motivi ambivalenti. Dubito che
a lui servisse il loro aiuto. Aveva da poco passato la
quarantina ed era sempre stato un bell'uomo, le donne
gli piacevano e sarebbe apparso strano se non ne avesse
trovata una disposta ad amarlo. Non mi rendevo assolutamente
conto di quali fossero i bisogni sentimentali e
sessuali di un uomo della sua et. Era semplicemente
mio padre e presumevo che per il resto della sua vita
sarebbe rimasto fedele alla memoria di mia madre
come avevo udito i grandi dire.
Lui aveva la sua vita sociale, io la mia. Con i compagni
di scuola si era deciso di dare una festa per Halloween,
la vigilia d'Ognissanti, e si trattava di scegliere il
posto. Proposi la mia casa e l'offerta fu accettata. Quando
lo comunicai a mio padre lui scosse dubbioso la testa
e mi chiese che intenzioni avessi. Gli dissi che volevo
intagliare una zucca e addobbare il soggiorno con tutuli
di granturco. Per lui quella festa non era affatto una
buona idea, significava lavoro in pi per la governante e
la prossima volta lo interpellassi prima di prendere iniziative
del genere. Poich avevo dato la parola, la mantenessi
pure, ma la festa doveva svolgersi in una stanza
vuota per la servit e gli ospiti passare per le scale di
servizio. Non c'era mia madre a dirgli che cos era assurdo.
Cos quindi avvenne. Vergognandomi a morte, condussi
la maestra e i compagni attraverso stanze ben illuminate,
che erano sempre state tanto ospitali, oltre la
sala da pranzo, e poi su per le strette scale di servizio,
tutt'altro che invitanti. Nessuno parve trovare questo
strano. Non credo fosse riuscita granch, come festa
d'Ognissanti. Quella che mi  rimasta impressa, per tutti
questi anni,  una scena che si svolse presso il cesto della
biancheria, nell'atrio posteriore. La maestra era stata
prescelta come vittima e, seduta su una seggiola, si
lasci bendare. A questo punto esitai, per motivi di
opportunit. Feci cenno a una delle ragazze di prendere
il mio posto. Quando l'insegnante si tolse la benda sorrideva di piacere poich un ragazzo... poich credeva che
un ragazzo l'avesse baciata.
Nell'annunciarmi che si risposava, mio padre us tutta
la delicatezza di cui era capace. Non si aspettava
obiezioni da me, e non si sarebbe lasciato dissuadere, se
anche ne avessi mosse.
Un paio di anni prima, un giorno d'estate al Country
Club, gironzolando presso la casetta del custode, vidi
una cosa che mi sbigott. L per l credetti si trattasse di
un animale di nuovo tipo. Poi mi ritrassi inorridito. Stavo
guardando una biscia nell'atto di inghiottire una ranocchia
che, essendo troppo grossa, non andava gi. N
a me andava gi l'idea che un'altra donna avrebbe preso
il posto di mia madre non solo a tavola, ma anche nel
cuore di mio padre.
Laddove un ragazzo pi ardito sarebbe scappato di
casa, o si sarebbe messo nei guai con la polizia, io affondavo
la testa in un libro per non pensare a cose che non
mi piacevano e alle quali non potevo oppormi. Non
bastava che da solo o con i miei fratelli sgattaiolassi attraverso
quella porta per tornare a come stavano le cose
una volta; la mamma si sarebbe aspettata che portassimo
con noi anche pap. Ma se lui era sposato con un'altra,
come potevamo?
Ci eravamo allontanati dalla nostra posizione fissa e
non c'era ormai pi alcuna possibilit di tornare a come
stavano le cose prima che mamma morisse. Non avrei
saputo dire se il peso che avevo sullo stomaco dipendesse
da quello che avrebbe potuto succedere oppure da
quello che era gi successo ed era irrimediabile.
L'asilo infantile condotto da Miss Lena Moose e Miss
Lucy Sheffield si trovava al secondo piano di un edificio
nei paraggi della piazza principale e la giovane donna
che sarebbe divenuta mia matrigna andava di casa in
casa, alle nove di mattina, a prelevare i bambini. Una
volta radunatici, ci conduceva a scuola. Doveva avere
poco pi di vent'anni, allora. Da bambina abitava sulla
Nona Strada, ma poi era andata a stare altrove. Il giorno
del funerale di mia madre, quando, a mezzogiorno, si
entr in sala da pranzo, lei era l. Mi sedetti a tavola ma
non riuscivo a mangiare. Avevo la gola stretta da un
nodo di pianto. Essa mi venne accanto e mi parl, sollecitandomi a mangiare un po' di patate. Per amor suo,
poich era giovane e carina e mi era sempre piaciuta, mi
sforzai. Il sapore di quelle patate al forno mi  rimasto
in bocca per tutto il resto della vita.
Nelle favole, l'arrivo della matrigna  sempre una
sventura. Presumibilmente, ci non  dovuto al fatto che
un gran numero di seconde mogli furono cattive con i
figli di primo letto del marito, bens all'universale risentimento
di quelli verso un'estranea. Quindi, l'uomo che
si risposa non tradisce soltanto la moglie defunta, ma
anche i figli, per buona che sia la matrigna.
Quali strane e improbabili cose non vengon riversate
sulla spiaggia dal mare del tempo ! Io possiedo un album
fotografico, tutto squinternato, pieno di istantanee della
mia matrigna da giovane. Era molto dolce e graziosa, in
manicotto di pelliccia e cappellino, con la gonna lunga
quasi fino a terra. Ci sono foto di lei con amici, con la
madre e la sorella, con l'uno o l'altro dei quattro fratelli,
con parenti anziani davanti a una casa fin de sicle, a
Boston, mi pare. Vi sono due foto di gruppo, scattate da
un fotografo locale durante una festa mascherata: una
con le maschere, una senza, sicch si capisce chi fosse il
pirata, chi il pagliaccio, chi Colombina eccetera. Per met
sono persone che conoscevo da piccolo. E poi altre
foto della mia matrigna: a Washington durante la grande
guerra con un uomo magro in divisa da soldato, uno
di cui lei era allora innamorata, ma che poi non spos;
lei di nuovo a Lincoln, con in braccio il figlioletto della
sorella, e cos via. Che bei vestiti. Che splendide automobili.
Che bei tempi.
All'inizio e alla fine di quell'album, aggiunte in seguito
a colmare dei vuoti e non in sequenza con le altre, vi
sono una dozzina di foto di mio padre. Tranne in una,
in cui sta accanto a una sfilza di pesci allineati sopra un
masso,  sempre in gruppo con altra gente. Ha in mano
una mazza da golf. O fuma la pipa. Oppure, in costume
da bagno, cinge con un braccio la vita della mia matrigna
e con l'altro una donna che non conosco. E guardando
quelle sbiadite istantanee vedo - il bambino che
sopravvive in me vede - con una fitta al cuore che ora
sono vecchio abbastanza per essere il padre di quell'uomo,
mentre lui  morto da quasi vent'anni, e tuttavia mi
disturba che egli fosse felice. Perch? In qualche modo
la sua felicit era a quel tempo (e poi dopo, per sempre,
a quanto pare) una minaccia per me. Non era infatti
una felicit di quelle in cui i figlioli sono inclusi; ma
perch dovrebbe disturbarmi adesso? Non riesco davvero
a capirlo.
Se fossi riuscito, per un soprannaturale gioco di prestigio,
a far ritornare la mamma dal cimitero e se avessimo
seguitato a vivere come prima, ci saremmo trovati
su un'isola in mezzo a un fiume di mutamenti, poich
era l'anno 1921 e le donne avevano preso a tagliarsi i
capelli alla maschietta, a portare le gonne sopra il ginocchio
e a bere gin da fiaschette d'argento in pubblico. Di
tanto in tanto una di loro esagerava e allora bisognava
riaccompagnarla a casa. I pettegoli avevano molto su cui
malignare. Alla luce di quello che segu, gli anni venti
appaiono nel loro complesso come un periodo piacevole
e spensierato. Per quanto riguarda le buone maniere, fu
il principio della fine. Quando la mamma andava a cavalcare
con pap, la domenica mattina, usava una sella
da amazzone (figurarsi!) e indossava una gonna-pantaloni
tanto lunga da sfiorare il pavimento e i gradini della
veranda. Cerco di immaginarmela con i capelli alla maschietta
e la gonna sopra il ginocchio, ma non ci riesco
assolutamente.
Era ancora possibile pensare, come faceva mio padre,
che il presente fosse per ogni verso un miglioramento
rispetto al passato e che il futuro fosse destinato a essere
ancor pi soddisfacente. Lui credeva anche nella necessit
di tenere il passo coi tempi. Quando venne il proibizionismo,
annunci che avrebbe rispettato la legge e
smesso di bere: alcool per lui significava un cicchetto
ogni tanto o una birra in compagnia di amici. Quando
fu evidente che gli altri non avrebbero obbedito, lui si
mise a fabbricare del gin in casa e comprava whisky di
contrabbando da un trafficante detto Coonhound Johnny,
come tutti i suoi amici.
Una volta oltrepass il limite. Ogni venerd sera io
andavo a scuola di ballo e facevo pratica di one-step,
fox-trot e valzer. Le ragazze si tenevano a distanza di
tutto il braccio, con la schiena rigida come uno scovolo,
l'espressione remota. La maestra di ballo era giovane e
vivace, alta meno di un metro e mezzo, come me quindi,
compresi i tacchi. Si davano anche lezioni agli adulti, il
gioved sera, e mio padre e la mia matrigna ci andavano,
prima di sposarsi. Una sera ballarono guancia a guancia
un nuovo ballo, che avevano provato in separata sede.
Era chiamato toddle e tutti si fermarono per guardarli.
La maestra di ballo, rossa in volto per l'indignazione, li
preg di lasciare la pista.
Caratteristico di mio padre: sebbene si fosse arrabbiato
con lei e non fosse tornato pi a lezione, non mi tolse
dalla sua scuola. Il successivo venerd sera, la maestra di
ballo mi trattenne dopo che gli altri se ne furono andati.
Era nei pasticci, sebbene non le riuscisse di dire quali.
Sentiva forse che io stavo, per met almeno, dalla sua
parte e gli altri invece non tanto? Lei aveva fatto la cosa
giusta, senza star l tanto a pensare che le due persone
in questione erano di buona famiglia mentre lei era forestiera,
vedova, con due figli da mantenere. Anzi, lei
poteva anche ignorare chi fosse di buona famiglia e chi
no l in citt. Provavo pena per lei come ne avrei provata
per chiunque in lacrime. E fui sleale con mio padre
stando l a sentire le cose che diceva su di lui. E mi
vergognavo che fosse lui la pietra dello scandalo.
Una delle cose che la mamma amava in mio padre era
che aveva il dono naturale della musica. Sperando che
questo talento fosse ereditario, mand mio fratello maggiore
a lezioni di piano da una suora che insegnava
musica alla scuola cattolica. Quando avevo sei anni,
andai con lui nella casa dove le suore abitavano per la
mia prima lezione di musica. Suor Mary Anise mi insegn
dove mettere le mani sulla tastiera e io le guardai i
denti, che erano spaventosamente storti, e scoppiai a
piangere. Lei disse a mio fratello di riportarmi quando
avessi sette anni compiuti. Quando la rividi, aveva denti
falsi, non pi storti, e io potevo guardarle in bocca senza
sgomento. Non avevo orecchio e non amavo esercitarmi
al piano. A piacermi erano le vite dei compositori: mi
venivano elargite, una alla volta, sotto forma di fascicoli
da ripiegare e cucire sul dorso, con un foglio di illustrazioni
da ritagliare e incollare nei posti prestabiliti. Dal
primo di questi fascicoli venni a sapere che il fratello
cattivo di Johann Sebastian Bach era geloso del suo talento
e gli negava l'accesso alla musica da lui desiderata,
quindi lui si alzava nel cuore della notte e la ricopiava al
lume della luna, rovinandosi cos la vista. Mi affezionai
al giovane Johann Sebastian Bach vittima di prepotenze,
e dopo di lui a Handel e alla sua Watermusic e poi a
Haydn e a Mozart e a Beethoven e a Schubert e a Schumann
e a Mendelssohn e alle opere di Wagner e alla
musica classica in genere. Ci non mi miglior come
suonatore. Bemolle mi gridava la mamma dalla stanza
attigua, allorch mi esercitavo in casa, si-bemolle, non
si-diesis. E io mi alzavo dallo sgabello e andavo a consultare
l'orologio a muro nell'ingresso.
Mio padre teneva un piccolo grammofono sopra il
pianoforte, in soggiorno, e la sera, dopo aver ascoltato
due o tre volte un nuovo disco e provato gli accordi,
partiva, si sbizzarriva. Suonava pezzi di musica jazz e
canzoni in voga da commedie musicali dell'epoca. Aveva
un magnifico tocco e alla gente piaceva ascoltarlo. Un
giorno si sedette al pianoforte accanto a me e cerc di
insegnarmi a suonare a orecchio. Non capii nemmeno
una parola di quanto mi diceva.
Non gli dava alcun piacere ascoltarmi strimpellare
La preghiera del pastorello, e poi voleva che amassi il
suo genere di musica, quindi, senza chiedermi cosa ne
pensassi, a dodici anni mi tolse a suor Mary Anise e a
Bach, Handel e Haydn e mi mand a lezione da una
giovane signora che suonava l'organo alla chiesa cattolica
e che era la migliore amica della mia matrigna. Il
pezzo che mi diede da studiare, dietro suggerimento di
mio padre, fu La gonna blu di Alice. La maestra mi
piaceva, ma non quell'unica canzonetta scema che, settimana
dopo settimana, mi tocc suonare di continuo.
Non facevo progressi. Avevo trovato un terreno sul
quale potevo oppormi a mio padre senza essere palesemente
disobbediente.
Poich pap doveva lasciar passare il periodo di lutto,
che allora durava pi o meno tre anni, onde evitare
chiacchiere, lui e la mia matrigna ebbero pazienza. Lei
and a risiedere in California per un certo periodo e io,
quando mi recavo a lezione di musica, riportavo poi a
casa una busta rigonfia che era arrivata per posta dentro
un'altra busta indirizzata alla mia maestra. Nessuno mi
spieg che ci serviva a impedire che la governante aprisse
la busta con il vapore e leggesse quel che c'era
dentro; anzi, tutti si comportavano come se fosse la cosa
pi naturale del mondo che un ragazzo di dodici anni
portasse a casa a suo padre delle lettere d'amore.
Il motivo per cui la vita  tanto strana  che assai
spesso la gente non ha scelta; ma in questo caso credo
che si trattasse di convenienza: cio, mio padre avrebbe
potuto prendere in affitto una casella postale. Pu darsi
che a sconsigliarlo fosse il timore che se l'avessero visto
entrare e uscire dalle poste e prelevare lettere da una
casella la gente avrebbe ben presto arguito perch.
Dunque, neanche lui aveva altra scelta, n a quel riguardo
n per quanto concerneva la vendita della casa, piena
com'era di ricordi della mamma. Nel giro di due o tre
settimane, dopo che l'ebbe messa in vendita, fu acquistata
da un agricoltore che ne aveva abbastanza della
vita in campagna e voleva trasferirsi in citt. Un giorno,
mentre ero a scuola, arrivarono quelli dei traslochi e i
mobili che pap non era riuscito a vendere o a regalare
finirono in una casa assai pi piccola che aveva preso in
affitto su una via non selciata alla periferia della citt.
Da scuola andai dritto alla nuova casa. Sebbene da
grande mi sia spesso soffermato a guardare la vecchia
casa, non ci sono mai pi entrato da quel giorno, quando
tantissimi oggetti che io ricordo e che mi piacerebbe
riavere scomparvero senza lasciar traccia: sof vittoriani
in noce, poltrone di cui le mie dita avevano distrattamente
accarezzato ogni intaglio, ogni fregio, tavoli di
mogano, tappeti orientali consunti, specchi dorati, quadri,
grossi album quadrati pieni di fotografie che conoscevo
a memoria. Se non fossero scomparsi allora, sarebbero
scomparsi in qualche altra occasione poich la
vita, come osserva Ortega y Gasset da qualche parte, 
in se stessa un perpetuo naufragio.
La casa presa in affitto non aveva un giardino degno
di questo nome, i gradini della veranda erano a tre metri
dal marciapiede e la costruzione era identica a quella
accanto. Le punture che mi svegliavano di notte risultarono
essere di cimici che avevano fatto il nido sotto la
carta da parati; venne il disinfestatore a sbarazzarcene.
Mio padre probabilmente pensava che, dal momento
che non dovevamo abitarci a lungo, non importasse
com'era quella casa. O poteva darsi che non vi fosse, al
momento, nulla di meglio. Ero solito star l a confrontare
le due case identiche, dettaglio per dettaglio, come
si paragonano i disegni che si ripetono sulla carta da
parati, nella speranza di trovare qualche lieve differenza.
Non sentivo tanto la mancanza della vecchia casa solo
perch la cancellavo completamente dalla memoria. Eravamo
scesi di parecchi gradini nella scala sociale e non
restava che far buon viso a cattiva sorte. La Nona Strada
aveva l'aria di essere l dall'inizio del mondo. Generazioni
di figlioli vi erano cresciuti, lasciando le biciclette
dove la gente poteva inciamparci, costruendo case di
frasche, arrampicandosi sugli alberi, giocando a
corri-pecora-corri nelle sere d'estate. La strada non selciata
sulla quale adesso abitavamo non aveva invece alcun
passato, n un futuro, ma solo uno scialbo presente in
cui era difficile trovare qualcosa da fare.
Una sera di ottobre mio padre e Grace McGrath scesero
le scale in casa della sorella di lei e vennero uniti in
matrimonio sul pianerottolo dal prete cattolico, il quale
non poteva sposarli in chiesa poich mio padre era protestante.
Io ero, fra i presenti, l'unico al di sotto dei
trent'anni. Mio fratello maggiore era in collegio, il pi
piccolo dormiva nel suo lettino. Era giunto il momento
di dimenticare quella porta oltre la quale ero passato
distrattamente e il vuoto che a volte pu essere colmato
solo in sogno e di non pensare pi a come erano le cose
quando la mamma era viva. Invece mi aggrappavo a esse
pi strettamente di prima, pur mentre venivo trascinato,
volente o nolente, nella nuova vita di mio padre.

 3.
LA NUOVA CASA.

Le piccole citt dell'interno, nell'Illinois, devono quasi
tutte la loro esistenza all'avvento delle ferrovie, nel
decennio anteriore alla guerra di secessione. Io ebbi
sempre l'impressione che Lincoln fosse diversa dalle
altre, in qualche modo, ma forse soltanto perch vi abitavo.
 capoluogo di contea e vi sono due miniere di
carbone, ormai esaurite. Non ha mai avuto grandi fabbriche
e deve la sua modesta prosperit alla campagna
circostante. Nell'anno 1921, gli alberi ombrosi che fiancheggiano
tutte le vie residenziali avevano gi raggiunto
il massimo delle loro dimensioni e ci faceva sembrare
la citt pi vecchia di quanto non fosse. Non era facile
dire quando le case fossero state edificate, poich la loro
et era sovente mascherata da successive aggiunte, quindi
sembravano non appartenere ad alcuna epoca e far
tanto inseparabilmente parte delle persone che vi abitavano
quanto le loro voci o i loro nomi o il modo in cui
si pettinavano i capelli.
Mio padre trovava perlopi opprimenti le cose vecchie,
ma in specie le vecchie case dagli alti soffitti e dalle
stanze di strana forma che si aprivano le une sulle altre,
offrendo un bel vedere che per richiedeva parecchio
carbone per riscaldare il tutto nei rigidi inverni di quelle
parti. Per evitare questo inconveniente, lui aveva deciso
di farsi costruire una casa nuova. Compr quindi un
terreno in Park Place, una zona tanto di recente entrata
nel piano regolatore che gli alberi misuravano appena
un metro e mezzo d'altezza e avevano bisogno di paletti
di sostegno contro la tramontana. Tutte le case esistenti,
tranne due, si trovavano sul lato destro della strada,
dirimpetto a un pascolo che credo sia ancor oggi non
edificato. I lotti di terreno erano piuttosto stretti e le
case pi vicine l'una all'altra che non nella parte vecchia
della citt, ma c'erano un cancello ornamentale che
immetteva sulla via e un prato erboso al centro, ed era
un quartiere alla moda. Oggi a Lincoln  alla moda
abitare in campagna, circondati da campi di granturco.
Mio padre e la mia matrigna avevano visto a Bloomington
una casa che era loro piaciuta molto e avevano
incaricato un architetto di copiarne l'esterno, dopodich
tutti e tre si trastullarono con i piani per l'interno
finch questi non furono di loro soddisfazione. Mi mostrarono,
sulla planimetria, dove sarebbe stata la mia
camera. In breve vennero gettate le fondamenta e fu
eretta l'ossatura in cemento armato, e a questo punto s
che si potevano vedere le effettive dimensioni e la forma
delle stanze. Ero solito recarmi l, dopo la scuola, a
guardare i carpentieri dar gi di martello: pun, pun,
pun, tapun, tapun, tapun... Forse se l'immaginavano che
io aspettassi solo il momento in cui se ne andavano per
potermi arrampicare sull'armatura, per non mi dissero
mai che non potevo salirci, anzi, non facevano alcun
caso a me. E io avevo la gradevole sensazione, andando
da una stanza all'altra attraverso le pareti anzich le
porte, o guardando su e vedendo il cielo fra le travi, di
aver trovato la maniera di eludere le cose quali erano in
realt.
Quando, aggirandomi per il Museo d'Arte Moderna
di New York, mi imbatto in quel pezzo di scultura di
Alberto Giacometti dal titolo Palazzo alle 4 del mattino,
mi soffermo sempre a guardare: un po' perch mi rammenta la casa di mio padre quando non era ancora finita
e in parte perch  un'opera bellissima. Misura circa
settanta centimetri in altezza e spero sia sufficientemente
famosa da esimermi dal descriverla. Comunque, 
fatta di legno e non vi sono pareti solide ma solo travi,
verticali e traversi. C' l'accenno a un frontone classico
e a una torre. Svolazzante in cima al palazzo c' una
strana creatura con la testa a chiave inglese. Un uccello?
Un incrocio fra un danzatore e uno pterodattilo? Sotto,
in una sorta di sgabuzzino, la spina dorsale di un qualche
animale. A sinistra, contro tre parallelogrammi biancastri,
quel che potrebbe essere un'imponente figura
femminile o un importante pezzo del gioco degli scacchi.
E poi, pressappoco nella posizione che occuperebbe
un anello di pallacanestro, una sagoma verticale,
spatolata, scavata, con una palla di fronte.
Il tutto  terribilmente scarno e strano, ma non pi
strano del racconto, da parte dell'artista, di come l'opera
 nata: Questo oggetto prese forma poco a poco sul
finire dell'estate del 1932; si rivel a me lentamente e,
via via, le varie parti prendevano la loro forma esatta e
il loro preciso posto nell'insieme. Entro l'autunno, aveva
acquistato una tale realt che la sua esecuzione effettiva,
nello spazio, non richiese pi di un giorno. L'opera  in
relazione senza dubbio con un periodo della mia vita
che si era concluso l'anno prima, allorch, per sei interi
mesi, avevo trascorso ogni ora in compagnia di una
donna che, concentrando su di s tutta la vita, magicamente
trasformava ogni mio momento. Eravamo soliti
costruire un palazzo fantastico, la notte - giorni e notti
avevano lo stesso colore, come se ogni cosa avvenisse un
po' prima dell'alba; per tutto quel periodo non vidi mai
il sole - un fragilissimo palazzo di stecchini. Alla minima
mossa falsa un'intera sezione di quella minuscola struttura
crollava. Si ricominciava sempre da capo. Non so
perch mai sia venuta ad abitarci una spina dorsale in
gabbia - la spina dorsale che quella donna mi vendette
una delle primissime sere in cui la incontravo per strada
- nonch uno degli scheletri d'uccello che vide la vigilia
del giorno in cui la nostra vita in comune cess - gli
scheletri d'uccelli che svolazzano con gridi di gioia alle
quattro del mattino alti sopra il laghetto d'acqua limpida,
verdina, ove bellissimi bianchi scheletri di pesci
nuotano nel salone senza tetto. Nel mezzo si leva il traliccio
di una torre, forse non finita, oppure, poich la
cima  crollata, forse anche rotta. Sull'altro lato appariva
la statua di una donna, in cui riconosco mia madre,
proprio come appare nei miei primi ricordi. Il mistero
del suo lungo abito nero che sfiorava la terra mi turbava:
mi sembrava parte del suo corpo e suscitava in me un
senso di paura e confusione...
Mi sembra di ricordare che andai alla casa nuova un
giorno d'inverno e vidi la neve scendere attraverso la
soffitta sulle camere da letto. Pu anche darsi che non
mi sia mai capitata una cosa del genere, poich sono
abbastanza sicuro che in un album fotografico smarrito
c'era un'istantanea della casa presa nelle circostanze che
ho appena descritte, e pu darsi benissimo che quel che
ricordo sia la fotografia, non una effettiva esperienza.
Ci che noi, o perlomeno ci che io, fiduciosamente,
chiamo memoria - intendo un momento, una scena, un
fatto che  rimasto impresso e quindi  sfuggito all'oblio
-  in realt una narrazione che va continuamente avanti
nella mente; e il racconto spesso muta a furia di narrarlo.
Troppi interessi emotivi in conflitto fra loro vi sono
di mezzo perch la vita possa essere interamente accettabile,
e magari compito del narratore  quello di riordinare
le cose in modo tale da renderle conformi a
questo fine. Comunque parlando del passato noi mentiamo
a ogni emissione di voce.
Prima che la scalinata venisse costruita c'era un vuoto
al centro della casa e per salire al piano superiore
occorreva una traballante scala a pioli. Un giorno, guardando
gi per quel buco, vidi Cletus Smith in piedi su
una catasta di assi che mi guardava. Credo di avergli
detto: Sali. In effetti lui sal. Restammo a guardare un
lampione stradale spento attraverso un'apertura quadrata
che sarebbe stata di l a poco una finestra, poi ci
arrampicammo per un'altra scala a pioli e camminammo
lungo certe travi orizzontali con le braccia allargate,
vacillando come funamboli da circo. Saremmo potuti
cadere e romperci un braccio o una gamba, ma non
accadde nulla.
I ragazzi non hanno bisogno di tante scuse per andar
d'accordo fra loro, se vanno d'accordo. Io fui lieto della
sua compagnia, e mi rallegrai quando il giorno seguente
ricomparve. Se lo vedessi oggi qual era allora non so se
lo riconoscerei. Mi pare di ricordare il suo sorriso e che
aveva grosse mani e grossi piedi per un ragazzo di tredici
anni. E Cletus Smith non  il suo vero nome.
Lo conoscevo perch frequentava la mia stessa classe?
Cerco di figurarmelo alla lavagna ma non ci riesco. 
passato tanto di quel tempo. Eravamo nello stesso reparto
di boy-scout? In tal caso, durante l'autunno
avremmo studiato insieme il manuale degli esploratori e
ci saremmo esercitati a far nodi alla marinara e accendere
un fuoco con mezzi di fortuna, e ci saremmo chiesti
a quali distintivi al merito concorrere la prossima volta.
Me lo domando ma non so rispondere. So soltanto che
lo conoscevo. Lo avevo incontrato da qualche parte. E
so che giocavamo insieme in quella casa non finita, giorno
dopo giorno, rischiando l'osso del collo e respirando
l'odore rancido della segatura e dei trucioli di legno
appena piallato.
La Nona Strada era una sorta di appendice di casa,
perfettamente sicura. Nessuno mi dava noia, l. Quando
mi allontanavo dalla Nona Strada potevano essere guai.
I ragazzi dell'ottava classe dominavano, nel cortile di
scuola, prima dell'inizio e durante la ricreazione. Erano,
di volta in volta, buoni e protettivi, oppure malvagi, o
sboccati con le ragazze, oppure dediti accanitamente a
migliorare il loro rendimento in questo o quello sport.
Certe volte si davano la briga di torcere il braccio a un
ragazzo pi piccolo oppure di fargli lo sgambetto quando
passava accanto a loro di corsa, e se quello cadeva e
si faceva male, loro erano tutti contenti per un intero
quarto d'ora, ma di rado la loro attenzione si posava su
qualcuno dei ragazzi molto a lungo.
Ripensandoci, mi sembra alquanto chiaro che me le
andassi a procacciare, le mie difficolt. Innanzitutto, ero
magro come uno stecco. In ogni sorta di gioco competitivo,
la mente mi si bloccava e io diventavo mezzo
paralitico. La palla, a baseball, mi passava tra le dita
troppo ansiose. Nessuno mi voleva nella sua squadra.
Ero un tipo particolare. Avevo anche la malaugurata
abitudine, quando venivo interrogato a scuola, di dare
sempre la risposta giusta. Ci mi procacciava un sorriso
d'approvazione dell'insegnante, ed era anche bello vedere
il mio nome sull'albo d'onore. Non era bello invece
venir perseguitato da casa a scuola da due figli di minatori
che frequentavano la stessa mia classe, ma solo perch
costretti dal funzionario scolastico che controllava le
loro assenze. Non ero al sicuro da loro da nessuna parte:
n in aula, dove mi tenevano costantemente d'occhio, n
nel cortile della scuola, dove danzavano intorno a me
dandomi spintoni e cercando di provocarmi alla lotta in
modo da potermele suonare.
Tutto ci avveniva sotto gli occhi dei vari ragazzi con
i quali ero cresciuto, ma nessuno muoveva un dito in
mia difesa, nessuno venne mai in mio soccorso. Ci,
arguisco, era in parte dovuto al fatto che ciascuno aveva
i suoi punti vulnerabili e nessuno voleva esser preso per
un attaccabrighe. D'altro canto, ovviamente, c'era qualcosa
in me che provocava gli attacchi. Poich non sapevo
di che si trattasse, non potevo far niente per cambiarlo e le emozioni che provavo - paura, inadeguatezza
fisica, umiliazione, tutto insomma il repertorio dell'adolescenza
- mi si leggevano in faccia. Era un gioco cos
facile che mi domando come il piacere di tormentarmi
sia potuto durare tanto a lungo. A quattordici anni quei
due lasciarono la scuola e da allora non li ho pi rivisti.
Dove altro saran potuti andare, se non nelle viscere
duna miniera, come i loro padri? Se qualcuno mi avesse
detto che avevano contratto quella malattia chiamata
antracosi, causata dal respirare polvere di carbone, non
so se sarei riuscito a provare pena per loro.
Il divario fra mio fratello maggiore e me era troppo
grande perch io potessi partecipare ai suoi svaghi o
emularlo, e sarei stato lieto di avere un fratello di et pi
vicina alla mia, che mi difendesse quand'ero nei pasticci
e con cui dividere esperienze.
In quel periodo, pi o meno, un'amica di mia madre,
una donna che anch'io conoscevo ma non molto bene,
mi invit a casa sua dopo la scuola, un venerd, per
restare fino alla domenica pomeriggio. Aveva un figlio
di un paio d'anni pi grande di me, che era come un
ragazzo della sua et dovrebbe essere: franco e disinvolto
con gli adulti, bravo a scuola e a suo agio con i coetanei,
che non lo maltrattavano. Dormii nella sua stessa
stanza e stetti con lui tutto il sabato e la domenica. Pur
non avendo un'esperienza su cui regolarmi, tentai di
essere un ospite a modo. Perlopi lui era cordiale ma
poi, d'un tratto, borbottava qualcosa fra i denti, che io
non riuscivo ad afferrare bene ma arguivo, con uno
stringimento di cuore, si trattasse di qualcosa come
mammola o femminuccia. Lo ignorai, non sapendo
che altro fare; non ero tanto emancipato da pigliar su
spazzolino e pigiama e tornarmene a casa, lasciando che
glielo spiegasse lui, a sua madre, perch ero scomparso.
All'ora di andare a letto, davanti alla finestra spalancata
della sua camera, mi invit a fare esercizi di ginnastica
insieme a lui. Aveva pazienza con me quando sbagliavo,
ed era anche spiritoso, e fu molto bello far qualcosa in
compagnia di un altro ragazzo, per cambiare. Ma poi
borbott quella brutta parola, tra i denti, di modo che
io non potessi dire che l'aveva effettivamente pronunciata.
Era esattamente il tipo di ragazzo che io avrei voluto
essere, ed ero disposto a imitarlo in tutto e per tutto,
potendo. Prima mi incoraggiava a stargli dietro e un
momento dopo sentivo - mi faceva sentire - il suo disprezzo.
Probabilmente la madre aveva deciso di invitarmi
per gentilezza, senza consultarlo, e lui era arrabbiato
perch la mia presenza gli rovinava il sabato. In ogni
caso, quello che vorrei precisare  che era, per me, una
nuova esperienza stare in compagnia di un altro ragazzo,
giorno dopo giorno. Quel che io suggerivo di fare si
faceva. Non dovevo mai chiedere a Cletus, invece, cosa
preferisse fare dato che lui era sempre disposto a fare
quello che mi andava. Mi rendo conto, adesso, che non
era poi molto diverso da un compagno di giochi immaginario.
Quando ero con lui, se dicevo qualcosa che
avrebbe fatto sghignazzare i compagni di scuola alla ricreazione
lui lasciava correre e seguitava a porre con
cautela, vacillando, un piede avanti l'altro o, tutt'al pi,
senza guardare verso di me, il che gli avrebbe potuto far
perdere l'equilibrio, annuiva.
Suppongo che mi volesse un po' di bene, altrimenti
non sarebbe rimasto l. E che fosse contento della mia
compagnia. Non si comportava come se ci fosse qualche
altro ragazzo che l'aspettava altrove. Doveva aver capito
che io ci avrei abitato, in quella casa, una volta completata;
ma a me non veniva fatto di domandarmi dove
abitasse lui.
Da bambino raccontavo tutto alla mamma. Dopo la
sua morte appresi che era meglio, certe cose, tenermele
dentro. Mio padre rappresentava l'autorit, il che significava
- per me - che non poteva rappresentare anche la
comprensione. E poich c'era un non so che di crudele
nelle canzonature di mio fratello maggiore (come, naturalmente,
in ogni canzonatura), non mi fidavo di lui
anche se avrei potuto farlo benissimo sulle questioni
grosse. Comunque, non parlai a Cletus del mio crollo
mentre sedevamo a contemplare il panorama, e lui non
mi parl del suo. Quando dalla luce declinante s'arguiva
che era ora di cena, scendevamo gi e ci dicevamo:
Ciao, a domani. E andavamo ognuno per suo conto,
nel crepuscolo. Una sera questo nostro casuale commiato
risult essere l'ultimo. Fummo separati da quel fatidico
colpo di pistola.
Non ci fu mai alcun serio dubbio circa chi avesse
ucciso Lloyd Wilson. L'unico che avesse un movente era
Clarence Smith, il padre di Cletus. Fra le cose che il
ragazzino non mi aveva raccontato c'era il fatto che lui
era cresciuto in campagna. Abitava in citt soltanto da
pochi mesi. Sua madre aveva intentato causa di divorzio
accusando suo padre di estrema e ripetuta crudelt. A
sua volta lui l'aveva controquerelata accusandola di infedelt
e indicando in Lloyd Wilson, che abitava nella
fattoria accanto, il correo.
Il Courier-Herald di Lincoln era, ed  tuttora, un
rispettoso giornale di provincia e non si sent, quindi,
tenuto a riferire i particolari piccanti, che sono rimasti
sepolti negli archivi del tribunale. Dubito che Cletus
fosse presente alla causa di divorzio. Fino a che punto
sapeva? Probabilmente sapeva abbastanza. Tanto che
preferiva giocare con un ragazzo semisconosciuto piuttosto
che con qualcuno con cui potesse esser tentato di
confidarsi, ammesso che esistesse una tale persona.
Quando la causa di divorzio si risolse a suo sfavore,
il padre di Cletus vendette il contratto d'affitto, smise
con l'agricoltura e si trasfer in citt, presso i nonni del
ragazzo. Era depresso e lo coglievano crisi di pianto. E
non poteva fare a meno di parlare dei suoi guai. Uomini
che lo conoscevano da anni passavano sull'altro lato della
strada quando lo vedevano arrivare.
Lloyd Wilson confess ai suoi due fratelli che viveva
nel terrore di un attentato alla sua vita ed essi gli consigliarono
di cambiar aria immediatamente. Come una
figura in un sogno, egli comp tutti i passi necessari, ma
li comp al rallentatore. And dalla proprietaria del
podere da lui coltivato e le chiese di venir sciolto dal
contratto d'affitto, il quale per non scadeva che a
marzo. Consult un avvocato.
Il mattino in cui fu ucciso aveva lasciato la porta della
stalla spalancata onde ricevere la prima luce del giorno
nascente. Il cerchio di luce della sua lanterna avr appena
sfiorato la punta delle scarpe dell'assassino.
Presumo di aver saputo tutto questo, a suo tempo,
poich fu pubblicato sul giornale della sera e io ero
grande abbastanza per leggerlo. Con l'andare del tempo
i dettagli del delitto mi passarono di mente e quel che
credevo che fosse avvenuto era tanto diverso da quello
che avvenne in realt che quasi me lo sarei potuto inventare
di sana pianta. E avrei anche potuto seguitare a
credere che il padre di Cletus fosse tornato inaspettatamente
a casa una sera e avesse trovato sua moglie a letto
con un uomo e li avesse uccisi entrambi, se non che un
giorno, come avessi d'un tratto sfondato un muro, mi
resi conto che vi sono pur sempre fonti di informazione
sul passato, oltre ai propri ricordi, e che non era giusto
restare nella completa ignoranza di un fatto di cronaca
che cos profondamente mi interessava. Scrissi al mio
cuginastro Tom Perry e gli chiesi se poteva scovare per
me quei numeri del Courier-Herald in cui si parlava
dell'assassinio di Lloyd Wilson. Mi rispose che gli archivi
del Courier (da tempo l'Herald era caduto dalla
testata) non risalivano fino al 1922 e che la biblioteca
pubblica aveva distrutto la propria raccolta di copie sei
mesi addietro; mi conveniva quindi rivolgermi alla Societ
storica statale dell'Illinois, a Springfield. Era come
se conducessi un'inchiesta sui funerali di Abramo Lincoln.
Comunque, feci come mi veniva suggerito e la
societ in questione mi invi, dalla propria raccolta di
microfilm, copie fotostatiche, non sempre del tutto leggibili,
di otto numeri di un giornale un tempo a me
familiare quanto il palmo delle mie mani. Era, s'intende,
pi di quanto avessi chiesto, un piccolo brandello del
passato, remoto eppure perfettamente a fuoco, come
qualcosa osservato con il cannocchiale alla rovescia:
pubblicit per film con Norma Talmadge e Wallace
Reid, per il negozio di moda maschile Griesheim's dove
un vestito di qualit costava sette dollari, e molte altre
cose ugualmente incredibili.
Non so dove si trovino oggi la redazione e la tipografia
del Courier; so solo che non sono pi in North
Kickapoo Street, come allora, a mezzo isolato dalla piazza
principale.
Quasi tutti quei pezzi sul delitto furono scritti dal
redattore capo, che io ricordo come un uomo dai nervi
tesi, dai capelli neri, la visiera verde e una sigaretta all'angolo
della bocca. I suoi articoli davano sempre l'impressione
di essere stati scritti all'ultimo momento prima
di andare in macchina; cio erano disordinati e ripetitivi
e pieni di ipotesi tutt'altro che acute. Nonch di clich
e reticenze, certo intonati alle idee dell'epoca. Si citano
fra virgolette discorsi che dubito fortemente fossero
proprio cos, nella lingua parlata, certamente non parola
per parola. Sono abbastanza sicuro, per esempio, che il
padre di Cletus non disse a un tale incontrato per strada,
il giorno prima del delitto: Sono fallito, sono disperato
e non mi resta nulla per cui vivere. Nessuno che
io conoscessi, nel Middle West, avrebbe costruito la
frase in quel modo. Ma non  giusto, in ogni caso, biasimare
quel cronista di provincia, oberato di lavoro, se
non scriveva bene come Roughhead. Specialmente dal
momento che gli sono debitore di tutto quel che so
sull'accaduto.
Lo sceriffo si accingeva a condurre in tribunale alcuni
arrestati che andavano sotto processo quando il becchino
gli telefon. Alla fattoria di Wilson si recarono allora
il vicesceriffo e il coroner e l lo zio Fred mostr loro lo
stallo in cui Lloyd Wilson si trovava, il secchio con
dentro appena un po' di latte, lo sgabello da mungitore,
i guanti che portava sempre quando mungeva e che
indossava ancora quando lo avevano trovato. Presso la
porta della stalla, i due funzionari videro alcune orme,
che coprirono con delle assi affinch restassero intatte.
Per tutta la mattina, gli agenti batterono i campi fangosi
e le ripe del ruscello che divideva i due poderi. Arrivarono
in treno dei segugi da Springfield e furono condotti
sulla scena del delitto. C'erano duecento persone ad
aspettarli. Le orme vennero scoperte, i segugi sguinzagliati
nei paraggi della stalla. Fiutando, essi girarono
intorno a un capannone e un pagliaio, poi tornarono alla
stalla, poi saltarono un recinto di filo spinato e si misero
a correre, seguiti da un branco di uomini eccitati. Poco
prima di arrivare alla cascina da cui Clarence Smith
aveva di recente traslocato svoltarono, varcando un cancello,
e seguirono il sentiero che portava sulla pubblica
strada. Dopo essersi soffermati presso la cassetta delle
lettere, si portarono sul ciglio opposto della strada e qui
persero le tracce. Due volte vennero ricondotti alla stalla
delle vacche e sguinzagliati. La prima volta entrarono
nel cortile della fattoria Smith e salirono sulla veranda.
La seconda volta di nuovo svoltarono per un campo di
granturco e seguirono una pista di orme finch non
giunsero sulla strada maestra, circa quattrocento metri a
ovest del sentiero.
Clarence Smith aveva venduto il suo contratto da fittavolo
a un uomo pi giovane di lui di nome James
Walker. Dopo che i segugi furono riportati in citt,
Walker usc dalla cascina e raggiunse la pubblica strada.
Alcuni uomini indugiavano ancora presso l'imbocco del
sentiero e, mossi da curiosit, si riunirono accanto a lui,
quando Walker apr la cassetta delle lettere. Cosa si
aspettavano? Tutt'al pi, una lettera o due, che non
sarebbe stato loro consentito leggere, oltre al Courier-
Herald del giorno prima. Se non che dentro la cassetta
c'era un oggetto tanto sorprendente che essi arretrarono
di un passo e attesero. James Walker estrasse l'orologio
dalla cassetta, ne apr la cassa e vide le iniziali c.s..
Non poteva che essere l'orologio di Clarence Smith, ma
quando era stato infilato l dentro, e per quale ragione?
James Walker, recatosi in auto in citt, lo consegn allo
sceriffo, il quale prese in esame la possibilit che fosse
un indizio fuorviante, messo l da altri per dirigere i
sospetti su Clarence Smith.
Quella sera, lo sceriffo and a casa dei genitori di
Clarence e apprese che essi non avevano idea di dove
fosse loro figlio. Cos pure tutti gli altri. Era stato visto,
per l'ultima volta, uscire dal Grand Theater alle 22,54 la
sera prima dell'uccisione di Lloyd Wilson. La procura
di stato non spicc un mandato di cattura nei confronti
del padre di Cletus, imputandolo di omicidio, perch
era ricercato semplicemente per essere interrogato. La
descrizione fornita a tutte le sedi di polizia dell'Illinois
suona cos: Et quarantanni, altezza un metro e settanta
circa, peso settantacinque chili circa, capelli castano
chiaro, leggera calvizie.
I vicini riferirono di aver visto una strana automobile
in sosta presso la fattoria di Wilson la sera prima del
delitto. Uno di essi disse che quell'auto rimase in attesa,
sul sentiero che portava alla strada maestra, per almeno
due ore e la vide per l'ultima volta alle nove, poco prima
di mettersi a letto. Un altro vicino afferm che l'auto
non era sul sentiero bens sul ciglio della strada maestra
e che aveva i fari spenti. Poich Clarence Smith non
possedeva un'auto, ci diede adito al sospetto che egli
avesse un complice.
Corse voce che il giorno del delitto era stato visto
salire sul tram che collegava Peoria, Lincoln e Springfield,
e che aveva preso alloggio in un albergo di Springfield
ricevendo quella stessa notte una telefonata interurbana.
Dato che pareva una cosa abbastanza plausibile
la gente ci credette, sebbene l'albergo smentisse e la
persona che l'aveva visto salire sul tram non si facesse
mai avanti. Neppure la diceria che portasse con s una
forte somma di denaro quando scomparve poteva esser
vera, poich era noto dove fosse finito il ricavato della
vendita del contratto.
C'era un altro aspetto della vicenda che il Courier
si sent in dovere di prendere in esame. Nella primavera
dell'anno precedente a quello in cui venne ucciso, Lloyd
Wilson era stato piantato dalla moglie, la quale aveva
preso con s le quattro figlie, la minore delle quali aveva
appena undici mesi, e si era trasferita in citt. Non divorzi,
ma ottenne la separazione legale. In base ai termini
di questo accordo, Wilson dovette versarle novemila
dollari, che nel 1921 erano una grossa somma. La casa
nuova di mio padre era costata dodicimila dollari, compreso
il terreno. Pu darsi che la cifra corrisposta da
Wilson a sua moglie rappresentasse tutto il denaro in
suo possesso.
Non so che aspetto avesse la moglie di Lloyd. Perlopi
le donne di campagna della sua et erano ormai
ridotte, dalla fatica e dai parti frequenti, a un comune
denominatore di bruttezza. M'immagino che questo
valesse per la ex signora Wilson ma non per la madre di
Cletus. Niente per suffraga questa mia ipotesi. Sta di
fatto che, sebbene tanto conto si faccia della belt femminile
nelle storie d'amore, la passione amorosa non
sempre ne ha bisogno. Il concetto di Platone che gli
amanti fossero, originariamente, una sola persona e che
le due parti, divise, desiderassero ricongiungersi,  una
spiegazione buona come un'altra per quello che, alla
mente di un estraneo, non potr mai essere spiegato in
maniera convincente.
Il giornale riportava i nomi e le et dei figli di Wilson.
Invece non sono riportati, probabilmente per caso fortuito,
i nomi e le et dei figli di Clarence Smith.
La madre di Cletus, rimasta orfana, era stata allevata
dagli zii, che abitavano in citt. Dopo aver lasciato il
marito, torn nella casa dove era cresciuta.
Il Courier-Herald ne d l'indirizzo e io ho chiesto al mio
cuginastro di vedere se oggi c' ancora una casa ivi ubicata.
Mi ha risposto che c' e che fa parte di una fila di case in
cemento armato dirimpetto al piazzale della fiera. 
piuttosto malandata - mi scrive - dipinta di bianco e
simile a tantissime altre case di Lincoln.
Quello che il giornale chiama il dissapore risale
all'estate in cui Wilson fu piantato dalla moglie. Un
anno fa prosegue il Courier-Herald, non c'erano
amici migliori di Wilson e Smith. Spesso andavano insieme
in citt. Se Smith comprava un sigaro per s, ne
comprava uno anche per Wilson, il quale faceva lo stesso.
In una discussione, si spalleggiavano a vicenda, contro
tutti, e la gente spesso osservava che erano amici per
la pelle. Smith  considerato, da chi lo conosce, un tipo
taciturno e riservato.
L'unica fotografia che abbia mai visto, di lui o di
Lloyd Wilson, era stampata sulla prima pagina del Courier-Herald.
Poich si tratta di una copia fotostatica, il
bianco e il nero - o meglio il bruno e il bianco - sono
invertiti. Anche cos si somigliano tanto da potersi scambiare
per fratelli. Senza dubbio Caino e Abele si amavano
a vicenda, a loro modo, quanto e forse pi che non
Davide e Gionata.
Ci sono molte domande alle quali non ho trovato risposta
leggendo quei vecchi giornali. Per esempio: da
chi apprese, la madre di Cletus, del delitto? E quanto
tempo dopo? E cosa fece quando lo seppe? Una scena
isterica davanti ai due figli? E che ne fu del ragazzino di
sei anni che fu mandato nella stalla a vedere perch mai
il padre tardasse tanto? Stavano forse a guardare, da
dietro tendine di pizzo, lui e il fratello, allorch i segugi
venivano sguinzagliati e correvano abbaiando sulle tracce
dell'uomo che aveva assassinato il loro padre? Oppure
la governante li fece allontanare dalla finestra? Era
una campagnola costei e non sono scene, quelle, cui si
assiste ogni giorno. Quindi  facile che tutti e tre stessero
a guardare dalla finestra, a meno che la madre dei
ragazzini non fosse gi venuta a prenderli.
Per diversi giorni, nuovi particolari seguitarono a venire
a galla: Si apprende da fonte autorevole che Wilson
e Mrs Smith ebbero frequenti rapporti fra loro,
dopo il divorzio di quest'ultima, quando lei gi riceveva
gli alimenti dall'ex marito. Si ritiene che Smith fosse al
corrente del fatto e si dolesse della situazione. Corre
voce che Mrs Smith avesse paura dell'ex marito e si
pensa che tale timore venisse esternato a Wilson... Lo
sceriffo Ahrens ha interrogato anche un ex bracciante
di Smith, il quale aveva testimoniato a suo favore durante
la causa di divorzio. Quest'uomo oggi lavora regolarmente
nei paraggi di Coonsburg e non aveva pi
rivisto Smith da allora, fino a una settimana fa allorch,
sabato sera, uscendo dal gabinetto del barbiere locale,
vide Smith in attesa del suo turno per una rasatura. E
cos via.
James Walker disse dal canto suo al cronista del Courier-Herald
che un giorno, poco dopo esser subentrato
a Clarence Smith come fittavolo, uscendo dalla legnaia,
vide Smith sulla veranda. Walker, che viveva solo in
quel periodo, fu lieto - disse - di aver qualcuno con cui
scambiare qualche parola. Smith gli chiese: Ti dispiace
se do un'occhiata in giro? E lui gli rispose: Ma certo,
fai pure come avrebbe detto chiunque, date le circostanze.
Ma quando Smith torn di nuovo, alcuni giorni
dopo, e trascorse gran tempo nella stalla, e poi si mise
ad andare da un capannone all'altro, Walker cominci a
sentirsi a disagio. Se Smith aveva perso qualcosa, perch
non diceva che cosa? Risult che lo stesso Walker aveva
perso qualcosa, invece: una piccola incudine. Era sicurissimo
di averla portata con s nel trasloco e, a quel che
ne sapeva lui, non poteva essersela portata via Clarence
Smith ma, d'altronde, l'incudine non poteva essersi
messa a camminare da sola.
James Walker scrisse a sua moglie, pregandola di raggiungerlo
immediatamente, e dopo di allora Clarence
Smith non si fece pi vedere.
Il giorno dopo aver trovato l'orologio, Walker trov
il cappotto di Clarence Smith, in un biroccino. Il vicesceriffo,
quando aveva perlustrato le stalle, i granai e gli
altri annessi, al lume d'una torcia, lo aveva visto ma
aveva pensato che appartenesse al nuovo fittavolo. Imbacuccato
in quel cappotto e in qualche copertaccia,
Clarence Smith aveva trascorso la vigilia del delitto nella
propria fattoria e, al mattino, si era appostato dietro un
pagliaio in attesa di vedere la lanterna di Lloyd Wilson
attraversare ciondoloni il pascolo.
Il nonno di Cletus, intervistato dallo stesso cronista,
afferm che se suo figlio aveva commesso il delitto in
stato di squilibrio mentale, per gelosia, non lo si sarebbe
trovato vivo; non avrebbe avuto pi voglia di vivere.
La madre di Cletus, forse troppo sconvolta per mostrar
carit, disse: Non credo che si sia ucciso. Credo
anzi che avesse preparato da tempo una fuga. Quali
preparativi? Non risulta che ne avesse fatto alcuno.
Un po' per paura, un po' per sfuggire ai curiosi,
Walker e la moglie si trasferirono in un temporaneo
alloggio di citt. L'ufficio dello sceriffo aveva il suo bel
da fare a rispondere alle telefonate di chi chiedeva se
Clarence Smith fosse stato trovato. Perlopi, avevano
sentito dire che si era annegato nella cava di ghiaia. Il
Courier-Herald si diede la briga di smentire anche
questa diceria: Il vicesceriffo William Duffy, che ha
condotto un accurato sopralluogo alla cava di ghiaia la
mattina del delitto, non crede che Smith o alcun'altra
persona vi siano annegati. Il terreno tutt'intorno era
molle a causa del disgelo. Su due lati l'argine  ripido e
le orme si sarebbero viste distintamente. Nel punto in
cui sarebbe stato possibile tuffarsi da un moletto l'acqua
 talmente bassa che poi sarebbe stato necessario raggiungere
a guado un punto profondo. Il vicesceriffo ha
fatto il giro completo della cava, alla ricerca di orme sul
terreno cedevole, senza trovare assolutamente nulla.
Il giorno di venerd 3 febbraio, due settimane dopo
che il corpo di Lloyd Wilson era stato trovato accasciato
contro un tramezzo nella sua stalla, un cadavere venne
ripescato dal fondo della cava di ghiaia di Deer Creek,
dove il vicesceriffo aveva detto che non avrebbe potuto
trovarsi. Quando riemerse, giaceva di traverso a un secchione
di dragaggio. Il padre di Cletus, non avendo pi
voglia di vivere, si era sparato alla testa. Dal polso destro,
legata a un laccio di scarpe, gli penzolava una rivoltella
con due colpi mancanti. Una torcia gli spuntava
dalla tasca della giacca. Un fil di ferro da covone gli
avvolgeva il collo e la vita. Finch non era stato spezzato
dal secchione di dragaggio, quel filo aveva tenuto il
cadavere sommerso, legato a un peso sul fondo. Frugando
nelle altre tasche, il becchino trov un rasoio, ancora
chiazzato di rosso, un fazzoletto insanguinato, una catena
d'orologio e vari bossoli di fucile da caccia.
All'inchiesta del giudice istruttore gli unici testimoni
furono lo sceriffo e i tre operai della cava. La giuria
emise il seguente verdetto: Noi, sottoscritti giurati,
constatiamo che Clarence C. Smith  morto in seguito a
ferita di rivoltella, inferta di sua propria mano con intento
suicida. Non si fece alcuno sforzo per stabilire il
motivo del suicidio, n si faceva menzione all'assassinio
di Lloyd Wilson. Dopo l'ultima udienza di questo processo
per omicidio, il verdetto fu: Morte causata da
ferita di arma da fuoco inferta da mano ignota.
Diverse centinaia di persone cercarono di dare un'occhiata
alla salma di Clarence Smith, quando era dal
necroforo, ma vennero respinte. Il funerale si tenne in
casa di suo padre. Il reverendo A.S. Hubbard, pastore
della chiesa battista, celebr le esequie. Un quartetto
maschile, in piedi sul ballatoio, esegu diversi brani
musicali. Il feretro fu portato a spalla da Joseph McElhiney,
John Holmes, Frank Mitchell e Roy Anderson.
Numerosi omaggi floreali pervennero alla famiglia e al
funerale, tra i pi affollati di questi ultimi tempi in Lincoln,
assistette un gran numero di persone.
Il padre di Cletus non venne sepolto a un crocevia
con un paletto confitto nel cuore, bens nel cimitero
come chiunque altro. Il giorno dopo le esequie un calcio
di fucile fu visto galleggiare alla superficie della cava di
ghiaia. Il pomeriggio seguente, il secchione da dragaggio
pesc il resto del fucile. Nella canna c'era un proiettile
difettoso. Quando il fucile aveva fatto cilecca, il bossolo
si era inceppato e non era stato espulso. Cosicch, Lloyd
Wilson era stato ucciso con un revolver.
Il nonno di Cletus fu convocato dallo sceriffo per
identificare il fucile e disse che sapeva che suo figlio ne
possedeva uno da caccia ma non sapeva riconoscerlo e
non ricordava di averlo visto fra le cose che il figlio
aveva portato con s quando aveva traslocato dalla cascina.
Lo sceriffo poi chiese se i figli di Clarence Smith
andassero a caccia con lui. Il fucile  stato identificato
- cito dal Courier-Herald - questo pomeriggio dal
figlio maggiore di Clarence C. Smith, il quale ha riconosciuto
il marchio di fabbrica. Il ragazzo ha una bicicletta
della medesima marca. Fra il momento in cui Cletus e
io scendemmo dall'armatura e andammo ognuno per la
sua strada e il momento in cui fu messo al cospetto di
quel fucile rotto nell'ufficio dello sceriffo, Cletus doveva
aver varcato il confine della maturit e, sebbene di lui si
parlasse come di un ragazzo, non lo era ormai pi.
Poco dopo, sua madre scrisse alla governante di
Lloyd Wilson per chiedere che una fotografia da lei
regalatagli le venisse restituita. Il Courier-Herald venne
in possesso di quella lettera e ne pubblic una frase:
Sono la donna pi infelice del mondo.

 4.
NEL CORRIDOIO DI SCUOLA.

Ho un vago ricordo - del quale poco mi fido - di me
che, a scuola, guardo il banco vuoto di Cletus. Non so
chi - credo mia nonna - disse che era venuta sua nonna
a portarlo via. Non pu corrispondere al vero: lui aveva
soltanto una nonna, che abitava nella nostra citt. Probabilmente,
fu sua madre a non mandarlo pi a scuola
e poi, quando lasci Lincoln, lo condusse con s.
Non mi chiedevo cosa intendesse esattamente il giornale
della sera quando diceva che il padre di Cletus
aveva accusato la madre di aver avuto rapporti intimi
con l'uomo assassinato. Non dovevo essere, a quell'et,
tanto ingenuo da pensare che significasse che erano
amici fra loro. Quando riflettevo su quella faccenda,
semmai, pensavo all'orecchio che non fu mai ritrovato.
Sapevo che era una cosa tremenda, quella capitata a
Cletus, e che lui ne avrebbe per sempre portato i segni,
ma non cercavo di mettermi nei suoi panni n pensavo
che forse avrei dovuto informarmi dove abitava e, inforcata
la bici, andare a trovarlo. Era come se suo padre
avesse sparato anche a lui, uccidendolo.
I falegnami e gli idraulici e gli elettricisti finalmente
smisero di darsi impiccio a vicenda e lasciarono la casa
nuova interamente agli imbianchini. Io tornavo a casa
con i vestiti schizzati di pittura e mio padre mi diceva di
star lontano da Park Place finch la vernice non si fosse
asciugata sugli infissi. Era arrabbiato con l'architetto e
con se stesso: se con le fondamenta di cemento si fosse
scesi di altri cinquanta o sessanta centimetri, non sarebbero
state necessarie tutte quelle carrettate di costoso
terriccio per portare il prato al necessario livello. Il giorno
in cui vi traslocammo, Grace, stanca morta com'era,
lasci cadere una boccetta di tintura di iodio in bagno.
La bottiglietta and in frantumi nel lavandino. Lei e io
trascorremmo la nostra prima sera nella casa nuova a
strofinare il muro bianco splendente che sembrava
schizzato di sangue.
La casa era troppo nuova per essere comoda. Era
come dover passare un bel po' di tempo con una persona
che non conosci bene. E io avevo nostalgia di com'era
quando non c'era ancora il tetto e il piancito era
ingombro di trucioli e chiodi storti e pezzetti di legno,
con i quali avrei quasi saputo, ma non del tutto, cosa
fare. Adesso non c'erano che tappeti, sul pavimento, e
tu non potevi far niente di avventato perch altrimenti
rischiavi di lasciare il segno sulla carta da parati.
Mio padre era sempre via durante la settimana, il
fratellino piccolo passava due o tre giorni di fila dalla
nonna, che lo idolatrava, quindi Grace e io eravamo
spesso soli insieme. Le persone che abitavano in quella
via erano tutte o sue parenti o amiche. Entravano e
uscivano da casa nostra dalla mattina alla sera e spesso
al pomeriggio giocavano a bridge. Abilmente mischiavano
le carte e si mettevano al lavoro. Si giocava ad
auction bridge, allora. Il contract bridge non aveva ancora
preso campo. Una volta, guardando Grace giocare,
la vidi fare grande slam a picche bench il massimo
atout che aveva in mano fosse il nove. Le donne, serenamente,
raddoppiavano e triplicavano l'offerta senza
mai perdere il filo di intricati pettegolezzi e quella che
alzava il punteggio era capace, al tempo stesso, di deplorare
l'audacia di un certo romanzo appena uscito,
che tutte quante avevano gi prenotato alla biblioteca.
Era a quattordici anni che i ragazzi venivano promossi
ai pantaloni lunghi e io, che non c'ero ancora arrivato,
portavo calzoni alla zuava di velluto a coste. Quando la
sera non riuscivo a smettere di leggere Le due citt, tappavo
con i lunghi calzettoni di cotone la fessura della
porta affinch mio padre non vedesse la luce accesa e
venisse a dirmi di dormire. Avevo una radio a una valvola
nella mia stanza, sul tavolo dove studiavo, e appesa
alla parete una mappa del Nordamerica, su cui spilli
colorati contrassegnavano tutte le stazioni che avevo
captato. Lo spillo che mi dava maggior piacere era quelloinfilzato sull'Avana, a Cuba, che avevo captato una
sola volta. Le orecchie mi dolevano per via della cuffia
e avevo i piedi gelati tutt'inverno. La mia stanza dava a
nord-ovest e il calorifero non funzionava a dovere. Una
volta accadde qualcosa di tanto strano che non riuscii a
capacitarmene. Udii Eggy Rinehart, a due isolati di distanza,
chiamare la madre al telefono. La mia radio aveva
captato la sua voce nell'etere, ma come? Dai fili del
telefono? Nessuno riusc a spiegarmelo.
Quando tornavo a casa dagli scout, l'antenna sul tetto
si distingueva appena contro le stelle. Prima di entrare
in casa andavo a sbirciare dalla finestra illuminata del
soggiorno. Volevo accertarmi che mio padre e Grace
non dessero un party. Questa parola aveva subito una
sinistra metamorfosi. In origine significava gelato in
stampini e altri ragazzi che arrivavano con regali per me,
oppure, se era un party per adulti, la tovaglia migliore di
lino e cartoncini segnaposto e tazzine di carta piene di
nocciole e un centrotavola di fiori colti nella serra. E pi
cucchiai e forchette del solito. Durante il proibizionismo
venne a significare gente che si riuniva allo scopo di
bere. La maldicenza lo faceva apparire peggiore di
quanto non fosse; c'erano dei limiti. Ma io non sapevo
quali fossero e perci presumevo che non ve ne fossero
affatto e se i party non erano orge per me poco ci mancava.
Fra le amiche di Grace c'erano una bella donna
dai capelli corvini che un paio d'anni prima aveva perso
il marito e una simpatica zitella che lavorava in banca.
Entrambe venivano spesso da noi e mio padre alludeva
a loro, per scherzo, come al suo harem. Lo sapevo che
non lo erano, realmente, ma cosa dovevo pensare quando
udivo raccontare ridendo che Lois era salita di sopra,
si era tolta tutti i vestiti (alle feste di mia madre certe
cose non si facevano) ed era discesa avvolta in un accappatoio
e si era messa a ballare la hootchie-kootchie? Sia
come sia, non mi andava di capitare in un siffatto party,
quindi sbirciavo dentro, prima di entrare in casa.
Dopo non molto tempo questo, che ora mi appare
come un periodo di spensieratezza, ebbe termine. Era
semplicemente una manifestazione dei tempi e non rispecchiava
la vera personalit di mio padre e sua moglie.
La loro divenne qualcosa di simile a una tranquilla vita
quotidiana, comune alla maggior parte dei coniugi.
Grace sapeva fischiettare come pochi e io conservo
un nitido ricordo della sua esecuzione di un motivo, le
cui parole dicevano Brindo a un cuore che batte per
me, schietto e sincero. Brindo al giorno in cui lei mia
sar, brindo all'amore vero, mentre passava lo straccio
sulle scale, scendendo i gradini all'indietro.  come un
fotogramma statico d'un vecchio film. Lei non arriva
mai in fondo alle scale. Nei restanti dieci anni, prima
che me ne andassi di casa per sempre, lei non perse mai
la pazienza con me e io non credo di esser mai stato
sgarbato con lei. C'era tanto autocontrollo in quella
casa, da bastare per sei famiglie. A differenza della
malvagia matrigna delle fiabe, Grace aveva un'indole
gentile e non sopportava litigi di sorta. E non era da lei
lottare, come Giacobbe con l'angelo, affinch io smettessi
di restar fedele a una morta e accettassi lei come
madre. Scelse invece il ruolo dell'intermediaria. Quando
mio fratello grande aveva da portar fuori una ragazza
al sabato sera e voleva che pap gli prestasse la macchina,
arruolava Grace in suo aiuto e usciva con le chiavi
in tasca.
La madre di Grace abitava dirimpetto a noi con il
figlio Ted, che era allora scapolo. Mrs McGrath era una
vecchia imponente, dal cuore caldo, che i figli portavano
in palmo di mano. I fratelli di Grace erano gioviali,
estremamente gentili. Partendo quasi dal nulla, si erano
messi nel commercio della sabbia e ghiaia e avevano
fatto fortuna. Amavano raccontare barzellette e quando
erano tutti insieme scrosciavano grandi risate. E poi mi
confondevano, trattandomi come un vero e proprio
parente. Non che stessi sulle mie, contro di loro, ma
procedevo con cautela.
In quella stanza posta sull'angolo nordoccidentale
della nuova casa di Park Place, insufficientemente riscaldata,
fui colto di sorpresa dalle prime avvisaglie di un
piacere che da principio non sapevo come trarre o restituire
al corpo che lo suscitava, che era poi il mio. Non
v'erano connesse delle immagini, n v'era alcun oggetto
tranne la pura sensazione fisica. Era come se avessi inventato
una maniera di cantare, che per non sgorgasse
dalla gola. Mi vi imbattei per caso e non mi pass neppure
per la mente che qualcun altro avesse fatto mai
quell'esperienza, tranne me. Perci non collegavo quelle
penetranti squisite sensazioni con l'atto omicida che
aveva portato via Cletus Smith da Lincoln o con ci che
ad altri uomini e donne era consentito fare purch fossero
sposati. N con quello di cui i ragazzi pi grandi
parlavano a scuola negli spogliatoi. Era una passione
pressoch passiva, del tutto privata, che mi trasformava
in due ragazzi, uno dei quali frequentava le scuole superiori,
faceva coscienziosamente i compiti per casa, ambiva
a far parte del coro e del circolo di cultura e si tratteneva con il professore di algebra alla fine della lezione.
L'altro ragazzo era di malumore e pieno di sensi di
colpa e non desiderava, dalle altre persone, che la loro
assenza.
Quando ero a letto, con la luce spenta, i due ragazzi
diventavano uno, e io pensavo all'antenna sul tetto, all'aria
che, sopra la nostra casa, era piena di voci e di
musiche, emesse da una stazione radio l in citt e da
altre stazioni, a Springfield, a Peoria, a Bloomington, a
Danville e Chicago e Kansas City. All'universit, quando
lessi per la prima volta La tempesta di Shakespeare, rammentai
immediatamente quel che avveniva sopra la nostra
casa di Park Place.
Mio padre ottenne una promozione, che comportava
il trasferimento a Chicago, dove avrebbe lavorato in un
ufficio - sempre presso la compagnia d'assicurazioni
antincendio - e sarebbe tornato a casa la sera, come gli
altri uomini. Alla sua et non gli andava pi di viaggiare
da una cittadina all'altra alla merc degli orari ferroviari.
Inoltre era ambizioso e quel passo avanti lo gratificava.
La mia matrigna non sopportava per l'idea di lasciare
Lincoln, parenti e amici. Notte dopo notte, piangeva
mentre ne discutevano, lei e mio padre, chiusi in camera.
Di l a qualche anno dir che dopotutto preferiva
abitare a Chicago, ma non sar pi allegra e spensierata
come prima di andarsene da Lincoln.
Il trasferimento a Chicago avvenne in marzo, ma io
rimasi a Lincoln fino alla fine dell'anno scolastico. Andai
a stare presso la vecchia Mrs McGrath. La sua casa
aveva soltanto due camere da letto e, per tre mesi, io e
Ted, il fratello di Grace, dormimmo nella stessa stanza,
in lettini gemelli a baldacchino. Avresti detto che la
compagnia d'uno scolaretto fosse l'unica cosa che, finora,
era mancata alla sua gradevolissima vita. La sera si
toglieva il parrucchino e lo appendeva alla testiera del
letto e, mentre ci si spogliava, mi impartiva alcune fra le
sue massime predilette, tipo Il matrimonio  quello
che toglie il riso alle donne, o Nessuno si arrabbia, se
gli dai del denaro, oppure Tutte le cose piccole sono
carine. La mattina, prima di andare a scuola, si faceva
colazione tutti e tre in cucina, con focacce di cruschello
e sciroppo di acero. Io avevo la persistente sensazione
di arrecare loro molto disturbo, ma magari non era affatto
cos.
Quando venne per me l'ora di andare a Chicago, mi
ci portarono in macchina Ted e un altro fratello di
Grace, fermandosi lungo il tragitto a ispezionare una
cava di ghiaia a Joliet. A Chicago presero alloggio all'albergo
La Salle. L andammo a cena. Mentre io guardavo
a bocca aperta il soffitto a cassettoni, di cui non
avevo mai visto l'uguale, mi infilarono dei biglietti da
dieci dollari nelle tasche. Non sapevo se fosse giusto
accettare quel denaro, ma essi mi assicurarono che era
regolarissimo, mio padre non avrebbe detto niente, e
alla fine ne accettai la met. Anzich prendere la ferrovia
soprelevata, come mi sarei aspettato, andammo invece
in tass dalla Loop a Rogers Park, di modo che potessi
vedere la citt. Mentre guardavo fuori del finestrino
lungo Sheridan Road, loro osservavano me ed erano
tanto contenti del piacere che provavo che il mio ultimo
residuo di diffidenza si dilegu e mi resi conto non solo
di quanto fossero generosi ma anche che la generosit
pu essere fonte del pi grande piacere che ci sia.
La nostra abitazione era adesso un appartamento al
secondo piano di una palazzina di tre. Questa sorgeva a
un isolato di distanza da Sheridan Road, in un quartiere
tranquillo, e il lago Michigan era poco lontano da casa
nostra. C'erano ancora molte case vecchio stile, grosse
villette unifamiliari con il portico e alberi intorno e un
giardino: avevano un'aria molto casalinga. Mio padre mi
procur un impiego da archivista nel suo ufficio e la
mattina si andava insieme al lavoro con la soprelevata.
La sera i ragazzi usavano radunarsi sul marciapiede con
le loro biciclette e io passavo accanto a loro con la bocca
secca e gli occhi fissi su qualcosa lontano, in fondo alla
strada. Di solito arrivavo fino al lago, mi sedevo su un
ciglio, a guardare l'acqua. Avanti cos, per gran parte
dell'estate, finch una sera mi trovai la strada sbarrata
da una bicicletta. Il ragazzo a cavalcioni sul sellino mi
chiese se ero ebreo. Non per antisemitismo, solo per
curiosit. Il cerchio si apr e mi accolse dentro. Cio,
potevo stare in loro compagnia senza che alcuno trovasse
da obiettare.
Dopo la Festa del Lavoro iniziarono le scuole. In un
liceo che aveva tremila studenti, e dove c'erano tante di
quelle attivit doposcolastiche - la scherma, la banda
musicale, il circolo filatelico, il circolo di storia, il circolo
francese, il circolo degli scacchi e della dama, la filodrammatica,
l'orchestra, il club fotografico, la societ
d'architettura e cos via - se non riuscivi bene nello
sport non eri certo oggetto di derisione. Una volta,
durante educazione fisica, una palla arriv fino a me e
io riuscii a restarci aggrappato. Ci avvenne quando i
compagni di classe avevano smesso da un pezzo di
aspettarsi che prendessi qualcosa e restarono tutti contenti
e increduli. Ma non mi davano mai la baia. Ero
accettato per quello che ero. Si era, dopotutto, in una
grande citt, non in provincia, e in quella scuola non
c'era nessuno che non fosse accettato.
L'edificio scolastico era in pietra grigia ed enorme,
dieci volte pi grosso del vecchio, sovraffollato liceo di
Lincoln in mattoni ocra, e le aule che frequentavo erano
a volte molto distanti l'una dall'altra. Un giorno, durante
la prima settimana, mentre correvo per un corridoio
bordato da armadietti di metallo, vidi Cletus Smith venirmi
incontro. Era come se fosse resuscitato da morte.
Non parl. N io parlai. Seguitammo a camminare, c'incrociammo
e passammo oltre. Da allora in poi, sempre
cos, inevitabilmente.
Perch non gli rivolsi la parola? Perch rimasi sbigottito,
credo. E perch non sapevo cosa dire. Non sapevo
come regolarmi, date le circostanze. Non potevo dirgli:
Mi dispiace tanto per l'omicidio e tutto il resto. Nelle
tragedie greche, il coro non tenta mai di consolare l'innocente
protagonista, bens, tenendosi sulle generali,
lamenta il destino dell'uomo, il cui errore  stato, in
primo luogo, quello di nascere.
Fossi stato allora l'uomo anziano di oggi, avrei potuto
semplicemente chiamarlo per nome. O scuotere tristemente
la testa e dire: Lo so, lo so... Ma sarebbe
stato forse meglio cos? Io non ero un uomo anziano, i
segugi non avevano mai seguito la traccia di mio padre
e non sapevo quindi (come potrebbe saperlo chiunque?
quante volte sar successa una cosa del genere a un
ragazzo di tredici anni?) cosa avesse passato. Non pi
di quanto una persona cui non sono mai rimaste incastrate
le dita nello sportello di un'automobile sappia
cosa ci vuol dire.
Capita che un ragazzo venga trovato impiccato a una
trave o resti ucciso da una fucilata che si ritiene partita
accidentalmente. C' da stupirsi che capiti di rado.
Adesso penso, penso che se avessi fatto dietrofront e
mi fossi messo a camminare al suo fianco senza dire una
parola, sarebbe stata la cosa pi giusta. Ma questo 
quello che penso adesso. Mi ci sono voluti tutti questi
anni solo per immaginarlo, di fare quel gesto, e poi
avevo lezione di matematica in un'aula al secondo piano,
sul lato opposto del vasto edificio, e c'era appena il
tempo di arrivarci prima che suonasse la campanella.

 5.
L'EMOZIONE DEL POSSESSO.

Fino a quando ebbi sei anni, mio padre tenne carrozza
e cavallo e, nelle calde sere di luglio, lasciata la casa
della Nona Strada, si andava a fare un giro al fresco.
Talvolta si invitavano i coniugi della casa accanto. Mio
fratello sedeva davanti fra pap e il dottor Donald, io
prendevo posto dietro fra mia madre e Mrs Donald. Il
cane - sebbene tutti gli gridassero Torna a casa! -
veniva anche lui, trotterellando fra le ruote della carrozza
con la lingua penzoloni.
Da qualsiasi strada si uscisse di citt, il paesaggio era
pressappoco identico, una volta in aperta campagna.
Campi arati o pascoli fino all'orizzonte. C'erano alberi
per dare un po' d'ombra agli animali durante la calura
e i campi erano separati l'uno dall'altro da fratte di gelsi
o pi precisamente di maclure piene di uccelli da nido.
La conversazione sul sedile davanti verteva su ci che
cresceva ai due lati della strada: grano, granturco, avena,
trifoglio. Le donne, cieche a quella verde ricchezza,
parlavano di lavori a maglia e di ricette di cucina. Io ero
in et da apprezzare ogni cosa che all'aspetto sembrasse
qualcos'altro e quando si sorpassava un agglomerato di
cassette per la posta mi voltavo a guardare. Uccelli trampolieri
dalle lunghe zampe: ecco a cosa mi facevano
pensare, sebbene ci si trovasse a considerevole distanza
da qualsiasi specchio d'acqua.
Il dottor Donald possedeva della terra presso Mason
City. Il podere di ottanta acri che mio padre avrebbe
potuto ricevere in eredit era stato invece, con suo eterno
rammarico, venduto dai miei nonni. Vivendo parsimoniosamente
e mettendo da parte met dello stipendio
era riuscito a comprare un podere a sua volta, ma si
trovava troppo lontano per poterci andare in carrozza e,
siccome non poteva guardare la propria terra, come
indubbiamente gli sarebbe piaciuto fare, si godeva la
vista di quella altrui. Con un cenno della frusta dirigeva
l'attenzione del dottor Donald verso un ben costruito
granaio ed entrambi indugiavano ad ammirarlo. Amante
della casa per natura, io guardavo invece i cascinali.
Come erano squallidi in confronto alla nostra casa di
citt! Non alberi frondosi intorno, non un'ampia veranda
sul davanti ove sostare, n vicini di casa l accanto. Se
c'erano fiori si trattava perlopi di polverosi malvoni o
di qualche stentato nasturzio in un catino di latta sopra
un ceppo.
Metti che Cletus fosse venuto a passare una giornata
con me, da bambini. Ci sarebbe stato un cane che ci
avrebbe seguito dovunque. E un cavallo nella stalla,
nella rimessa una carrozza alta, dalle ruote rosse, nel
granaio fieno, sacchi di biada eccetera. Ma poi lui avrebbe
scoperto che io non avevo mai attaccato il cavallo alla
carrozza, non gli avevo mai messo i finimenti, e che non
avremmo potuto cavalcarlo a pelo per radunare le vacche,
poich non ve n'erano. La casa era decisamente pi
grande e pi comoda della sua, e c'era un mucchio di
sabbia in fondo al giardino, ma cos' mai un mucchio di
sabbia in confronto alla stalla delle mucche, alla stalla
dei cavalli, ai capannoni, al fienile, al pollaio, alla cantina,
al pozzo, al mulino a vento, al truogolo e a una
pozza dove si poteva fare il bagno? In citt c'erano i
cardinali rossi, i pettirossi azzurri, le tanagre dai vivaci
colori e i passeri nero-arancione di Lord Baltimore, ma
da lui c'erano il colombaccio, la quaglia e la pernice, la
civetta che fa cu-cu-meo e il caprimulgo.
Mio padre vendette cavallo e carrozza, fece abbattere
la stalla e costruire una rimessa per la Chalmers a sette
posti, nuova di zecca, dopo di che potevamo recarci
quando ci pareva a Mount Pulaski, dov'era il suo podere.
Standogli alle costole allora mi resi conto di una
ricchezza che non era visibile ma che si percepiva mediante
l'olfatto: legna secca, macchine agricole arrugginite,
il letamaio, la porcilaia, il millefoglie, l'erba cipollina,
la calce viva, in primavera il gelo che lascia la terra,
d'estate il fieno appena mietuto che giace sul campo.
Tutto sommato, dubito che Cletus avrebbe volentieri
cambiato di posto con me.
Il suolo scuro e fertile della contea Logan era, e a quel
che ne so  tuttora, di propriet di gente i cui antenati
erano venuti dal Kentucky o dall'indiana o dall'Ohio,
portandosi appresso quel che poteva essere caricato su
un traballante carretto. Si divisero la terra e la dissodarono
lentamente, mettendo in coltivazione qualche altro
ettaro ogni anno. I loro figli e nipoti, nati su quella terra,
si sentivano di casa l. I loro bisnipoti, o vendettero i
poderi oppure diedero ad altri l'incarico di coltivarli.
Abitando comodamente in citt, in grandi vecchie case
distanziate dalla strada, tenevano d'occhio la campagna
e quando i raccolti venivano consegnati all'ammasso essi
riscuotevano, come era costume, la met del profitto.
Non consideravano il mezzadro, o fittavolo, socialmente
loro pari, non pi di un falegname o di un muratore.
Invece accettavano l'agricoltore che fosse proprietario
della terra che coltivava. Quando Cletus e io giocavamo
insieme, la questione del ceto sociale non si poneva affatto.
N si poneva a scuola, al campo sportivo. Era
qualcosa che calava sulla gente con la maggiore et. I
nomi su quelle cassette per la posta che attiravano la mia
attenzione da bambino erano la prova evidente che i
mezzadri appartenevano socialmente allo stesso ceto
della gente di citt che li guardava dall'alto in basso. I
loro antenati erano forse arrivati in America con una
successiva ondata di emigranti europei e avevano trovato
che di terra a un dollaro e un quarto per acro non ce
n'era pi in abbondanza. O forse erano stati provati da
disgrazie familiari. Oppure, semplicemente, non avevano
il talento necessario per far fortuna nel mondo.
A spasso per la piazza principale, il sabato sera, i
mezzadri e le loro famiglie erano inconfondibili. Non si
sentivano a proprio agio in citt, lo vedevi da come stavano
uniti per darsi sostegno a vicenda. I vestiti delle
donne non miravano all'apparenza ma alla durata, alla
comodit. Sotto la nuca, il collo degli uomini era color
mogano e inciso da rughe profonde. Le loro mani erano
grandi e sembravano gonfie o sformate e talvolta mancavano
di un dito o due. Che avessero un'aria scontenta,
anche nel modo di buttar le spalle, era forse qualcosa
che m'immaginavo io perch a me non sarebbe piaciuto
lavorare una terra non di mia propriet. Molto probabilmente
neanche a loro, ma l'agricoltura ce l'avevano nel
sangue, e non gli sarebbe stato congeniale occuparsi di
compravendita d'immobili o di incolonnare cifre in una
banca.
Il settimo giorno si riposavano; vale a dire, si mettevano
il vestito della festa, attaccavano il cavallo e si recavano
in qualche chiesa di campagna dove, seduti su
banchi dal rigido schienale, senza cuscini, guardavano
passivi il predicatore che, agitandosi innanzi a loro,
escogitava qualche nuova maniera per convincerli che
erano immersi nel peccato.
Se sapessi dove si trova Cletus Smith in questo momento
andrei da lui e gli spiegherei. O mi ci proverei. E
possibile, anzi probabile, che dovrei prima spiegargli chi
sono io. E lui magari non avr pi alcun ricordo di quel
momento che non ha mai cessato, tutti questi anni, di
turbare me. Ne ha passate di peggio, lui. Cose molto
peggiori. Potrebbe risultare che lo sforzo, io, l'ho fatto
pi per me che non per il suo bene.
Non lo so, dove sia. Non  affatto probabile che ci si
incontri da qualche parte per caso, n  detto che, incontrandoci,
ci si riconosca. Lui potrebbe anche essere
morto.
Eccettuato un intervento del caso, l'unica possibilit
che ho di stabilire un nesso con lui sembrerebbe trovarsi
non nel presente bens nel passato, nel mio tentativo di
ricostruire quella testimonianza che a lui non fu mai
chiesto di fornire. La parola, non suffragata da prove, di
un testimone che non fu presente se non nell'immaginazione
non sarebbe accettabile in un tribunale, ma d'altro
canto, come  stato ripetutamente dimostrato, neanche
la testimonianza giurata di un testimone oculare  sempre
degna di fede. Se alcuna parte di questa miscela che
segue, di realt e fantasia, risultasse poco convincente al
lettore, questi ha il mio permesso di non tenerne conto.
Sarei felicissimo di attenermi ai fatti, se ve ne fossero.
Il lettore dovr anche usare la propria immaginazione.
Deve immaginare un mazzo di carte disposte a faccia
in gi su di un tavolo e deve scoprirne una, solo che non
si tratta dell'otto di cuori o del jack di quadri, ma di un
comunissimo, ordinario quarto d'ora nella vita passata
di Cletus. Per prima devo inventarmi un cane, il che
non richiede poi la grande abilit di prestigiatore; se
c'erano bovini, doveva esserci un cane che aiutasse a
radunarli. In quel periodo - oggi, non so - i cani di
campagna erano di solito un incrocio fra collie e pastore
inglese. Che ci sia una reciproca attrazione fra cani e
ragazzi adolescenti si pu dare, credo, per scontato.
Non v' alcun segno esteriore di screzi, in famiglia. Le
due fattorie si trovano entrambe sulla destra della nuova
strada maestra e hanno una linea di confine in comune.
La cascina dei Wilson, con annessi e connessi, si trova
accanto alla strada ed  di circa duecento metri pi vicina
alla citt. Per arrivare all'abitazione di Cletus bisogna
percorrere uno stretto stradello campestre che ha
un cancello a ciascuna estremit. Quando  quasi ora
che il ragazzino ritorni da scuola, il cane - una cagna -
sgusciando sotto quei cancelli, gli va incontro sulla strada
maestra fino all'agglomerato di cassette per la posta
e l si accuccia, sempre allo stesso posto, fra l'erba alta,
con il muso posato sulle zampe davanti. Quelle cassette
per la posta sono montate su paletti e somigliano a
trampolieri.
Nei pochi anni trascorsi da quando mio padre ha
dato via carrozza e cavallo, il paesaggio ha subito un
mutamento. Adesso  come un tavolato, gli alberi sono
quasi tutti scomparsi, le siepi sono state divelte e sostituite
da fili spinati, sicch c' pi terra da coltivare, ci
sono pi soldi in banca, ma tutto  anche pi esposto,
pi nudo. Chiunque adesso pu vedere ci che un tempo
era riservato all'occhio del falco, che vola alto descrivendo
lente ruote.
Se passa un carretto o una Ford t, la cagna li segue
con lo sguardo ma neanche solleva la testa. Aspetta un
ragazzo in bicicletta.
I mezzadri i cui nomi figurano su quelle cassette per
la posta accanto alle quali la cagna sta acquattata in
attesa che Cletus ritorni da scuola applicano le parole
della Sacra Scrittura alla propria vita, fin dove possono.
Osservano tra l'altro il precetto di non fare agli altri quel
che non vorresti che gli altri facessero a te. Stanno raggruppati
insieme quando sono in citt soprattutto perch
non riescono a figurarsi una situazione in cui le
persone che vedono nei negozi o sul marciapiede (e che
non sembrano vedere loro) possano eventualmente aver
bisogno del loro aiuto. In campagna  diverso.
La bicicletta  dipinta d'azzurro vivace e Cletus ce
l'ha da tre mesi soltanto. Quando la vide per la prima
volta, accanto all'albero di Natale, il cuore smise quasi
di battergli. Nei giorni di pioggia va a scuola a piedi,
piuttosto che lasciarla invecchiare e arrugginire come le
altre biciclette nella rastrelliera di legno a lato della
scuola dall'unica aula. Con la cagna che gli corre accanto
a saltelli, lui pedala a tutta birra lungo l'ultimo tratto
di strada. La bestia attende che lui abbia richiuso il cancello,
poi lo precede al trotto, con aria d'importanza,
come se da s solo il ragazzo non sapesse trovare la via
di casa. Razzolando, le galline hanno scorticato il prato
davanti alla cascina, la quale avrebbe veramente bisogno
di una mano di pittura, ma il tetto  a tenuta stagna e i
granai sono ancora solidi. La cagna segue Cletus sulla
veranda, lasciando dappertutto le sue orme. Con la testa
reclinata lo guarda posare i libri di scuola accanto alla
porta e chinarsi per slacciare le scarpe. Adesso ha la
testa a livello della sua. La coda a pennacchio si dimena,
invitante. Lui si sporge in avanti sicch lei possa annusargli
il fiato e, annusando quello della cagna, arriccia il
naso per il disgusto.
Uhi! Ma cos'hai mangiato? Pesci morti? Qualcosa
di morto.
Non si sa quanto a lungo essa si lascerebbe guardare
cos da lui negli occhi color agata. Per sempre, magari.
Essa gli ha fatto dono di se stessa e nulla, che lui facesse
o non facesse, potrebbe indurla a riprendersi il regalo.
Brava cagnetta le dice, e si toglie le scarpe. La cagna
sa che non  proprio il caso di cercar di sgusciare dentro
casa con lui, ma ci non significa che le piaccia esser
lasciata fuori. Ritrae il lungo muso appuntito, sensitivo,
un centimetro alla volta, consentendo cos al battente di
richiudersi. Poi guaiola sommessamente, implorando la
sua clemenza.
Prendiamo ora in esame la cucina, dove la cagna non
 ammessa. Vapore alle finestre. Superfici di zinco che
hanno perso il lustro. Superfici di legno che, a furia di
strofinare, hanno assunto un che di vellutato. La cucina
economica, con accanto due secchi d'acqua da versare
nel serbatoio appena sar vuoto. Il bricco per il t. La
cuccuma bianca di smalto. Il portafiammiferi di latta alla
parete. La cassetta della legna, il lavello, il pettine appeso
a uno spago, il mattarello. Il lume a petrolio dal
paralume di vetro bianco. Il calendario a rilievo. Le
seggiole da cucina, alcune col sedile screpolato. La cerata
qua e l tagliata sul tavolo. L'odore del sapone da
bucato. All'occhio indifferente  simile a qualsiasi cucina
di campagna, entro un raggio di centocinquanta chilometri,
ma nessuna delle altre avrebbe atteso in assoluto
silenzio che Cletus tornasse a casa da scuola, o sarebbe
sembrata - a lui - altrettanto accogliente: nulla di
meglio avrebbe desiderato, venendo dal freddo dell'esterno.
Quando Cletus si sofferma accanto al recinto del
pascolo, un vecchio cavallo da tiro bianco si fa avanti
aspettandosi una zolla di zucchero o magari sperando di
essere amato. Comunque il ragazzo lo ama. E quando
raduna le vacche cavalca lui, preferendolo agli altri cavalli.
E quando ha voglia di piangere versa lacrime con
la fronte appoggiata al serico collo di questo cavallo.
Di giorno il cielo  una conca capovolta sopra la prateria.
Nella notte serena  trapunto di stelle.
Tornando a casa da scuola, spesso Cletus vede Mrs
Wilson che stende i panni, insieme ai due figlioletti.
Rischiando di cadere, stacca entrambe le mani dal manubrio
della bicicletta per inviare cenni di saluto. E loro
rispondono ai suoi cenni.
Non  per caso che Cletus si trova spesso sul calesse
dei Wilson quando le due famiglie vanno in chiesa insieme
oppure in citt a vedere i fuochi artificiali per la
Festa dell'indipendenza, il 4 luglio. Quella  la sua seconda
famiglia. Se sua madre lo manda dai Wilson perch
s' accorta all'ultimo momento che le manca la vaniglia
o qualche spezia, ci sono buone probabilit che
Mrs Wilson tagli una fetta di pane da una pagnotta
appena sfornata e, dopo avervi spalmato burro e marmellata,
gliela offra. Le piace per comunque: le piace
perch lei  sempre la stessa.
Quando venne per lui il tempo di andare a scuola, le
ragazze Wilson gli mostrarono la scorciatoia fra i campi
che portava all'altra strada e alla scuola e tocc ad Hazel
dire alla maestra il suo nome. Con tutti quei ragazzi e
ragazze sconosciuti lui aveva perso la favella. L'insegnante
era giovane e graziosa e gli mostr come tenere
in mano la matita.
Se Cletus ha bisogno di sapere qualcosa e suo padre
non c' in quel momento, lui va a cercare Lloyd Wilson.
Il quale non perde la pazienza con lui se non l'imbrocca
al primo tentativo. Quando Wilson dice al padre di
Cletus: Ho visto un fagiano maschio traversare la strada
stamattina. Ti piacerebbe far festa oggi pomeriggio e
andare a caccia? resta inteso che, se non  giorno di
scuola, anche Cletus andr con loro. Sua madre era
spaventata e voleva che aspettasse finch fosse pi grandicello,
ma Lloyd Wilson disse: Meglio che impari
adesso, finch non ha tante altre cose per la testa... Qua,
ragazzo. Si tiene cos. Con il calcio sulla spalla destra. E
tieni aperti tutt'e due gli occhi e prendi la mira guardando
il mirino in cima alla canna. Se obbedisci alle regole
che t'insegna tuo padre e non vai fuori con qualche
scemo che non ha mai preso in mano un fucile finora,
non pu succederti nessuna disgrazia.
Certe volte gli mette una mano sulla spalla mentre gli
parla. In quei momenti Cletus ha la sensazione che,
qualsiasi cosa faccia, fosse pure qualcosa di male, tanto
da meritarsi la galera, Lloyd Wilson capirebbe i suoi
motivi. E lo difenderebbe. Non che suo padre si comporterebbe
diversamente, ma il fatto  che Wilson non
 neppure suo parente.
In quella campagna piatta uno che impreca contro i
suoi cavalli, in mezzo a un campo, lo si ode da molto
lontano. I suoni arrivano distante: la campanella dei
pasti, ruote sull'aia, lo strepito di macchine agricole.
Quando il motore a benzina starnuta e s'arresta o le falci
della mietitrice s'inceppano, Cletus sa che Lloyd Wilson,
a centinaia di metri di distanza, ha udito e aspetta
che il motore o la mietitrice riprendano. Altrimenti interrompe
il proprio lavoro e viene, passando per il pascolo,
a vedere cos' che non va. Con le teste che quasi
si toccano, suo padre e Lloyd cercano il guasto. Pinze e
chiavi inglesi passano dalla mano dell'uno a quella dell'altro
con estrema familiarit, come avessero in comune
quattro mani.
A mezza estate, quando le nubi temporalesche oscuravano
sempre pi il cielo azzurro, poteva essere il fieno
di suo padre quello che caricavano a forconate sul carro
oppure quello di Wilson. Loro lo sanno, s'intende, ma
di chi  , non importa. Quando i falciatori non gettano
pi ombra, ci significa che il sole si  nascosto sotto
un'enorme, minacciosa nuvola grigio piombo. Non si
distraggono neanche un momento per guardare il cielo.
Un vento si leva e loro lavorano pi in fretta. Non hanno
bisogno di guardare in alto. Il carico, in precario
equilibrio, si innalza sempre pi. Quando sul carro non
ce ne sta pi vi salgono sopra e, via!, verso il granaio di
gran carriera. E quando le prime gocce picchiano sulle
foglie della quercia si congratulano a vicenda per aver
portato in tempo il fieno al riparo. Ci non succede una
volta tanto, ma anno dopo anno.
Nessun altro uomo si era mai dimostrato tanto premuroso
e disponibile verso di lui quanto Clarence Smith,
e Wilson faceva del suo meglio per contraccambiare.
Quando Lloyd aveva un vitello malato, anzich chiamare
il veterinario si rivolgeva a Clarence e questi stava
alzato tutta la notte per curare l'animale, per tenerlo
caldo con delle coperte. La mattina, Cletus si svegliava
di buon'ora e, gettate vie le coltri, si vestiva e correva
difilato nella stalla e ci arrivava in tempo per vedere il
vitello tirarsi a fatica ritto sulle zampe. Suo padre diceva:
Mi sa che ce l'ha fatta e si schermiva dai ringraziamenti
di Wilson e padre e figlio tornavano a casa.
E quando suo padre  in ritardo nell'aratura di primavera
per via della pioggia, Lloyd viene ad aiutarlo dopo
cena con il suo cavallo e il suo aratro e insieme dissodano
il suolo al chiaro di luna.
Cletus pensa a quella terra come al loro podere; in
realt  terra altrui. Suolo, stalle, granai, capannoni,
cascina - tutto tranne le bestie e i macchinari - tutto
appartiene al colonnello Dowling, la cui tozza Franklin
 spesso parcheggiata all'ingresso dello stradello. Spetta
a lui la decisione sulla semina e sulla vendita dei raccolti.
I parafulmini sul tetto della cascina e di entrambe le
stalle sono un'idea sua.  giusto, s'intende, riporre la
propria fiducia in Dio. Ma con moderazione. Per le cose
in cui la gente pu cavarsela senza il Suo aiuto non
occorre disturbarlo. Da quella volta in cui la Franklin
s'impantan nello stradello tanto malamente che il mezzadro
dovette venire con una pariglia a tirargliela fuori,
il colonnello Dowling non ripone illimitata fiducia neanche
nella Franklin, ma dice a se stesso che tanto vale
lasciare l'auto vicino alla strada maestra e far l'ultimo
tratto a piedi.
 uno che s' fatto da s. Suo padre era un muratore
che beveva pi del giusto e cadde da un'impalcatura
rompendosi l'osso del collo. Lasci la vedova con cinque
figli da tirar su. Lei si mise a lavorare da lavandaia.
E Dowling, deciso a farsi strada nel mondo, spos una
donna ricca e si trasform in un gentiluomo. Non fu
impresa da poco, ma ci gli alien i fratelli e le sorelle,
che non esitano a prendersi gioco di lui alle sue spalle.
Un gentiluomo non usa determinate maniere in casa
di poveracci e determinate altre in casa di chi ha un
reddito paragonabile al suo. Non entra mai in un cascinale
senza bussare. Anche se legalmente  roba sua. E
non dimentica di pulirsi le scarpe infangate dal disgelo.
Inoltre si premura di chiedere alla madre di Cletus se sia
soddisfatta di come stanno le cose, e ci potrebbe comportare,
se lei pensa che la cucina abbia bisogno d'una
imbiancata, l'offerta, da parte del colonnello, di provvedere
alla vernice.  sempre cortese con lei e conosce il
nome dei figlioli. Se  tutto quel che sa sul loro conto
non c' da farsi tanta meraviglia. Un ragazzo di campagna
somiglia molto a un altro. Il gatto ha invariabilmente
mangiato loro la lingua.
Constatato che la moglie del suo fittavolo  una brava
massaia, non ha alcun interesse a visitare il piano di
sopra, quindi non sa nulla di quella copia squinternata
di Tom Swift e la sua macchina volante che si trova,
aperta, tra le filacce sul pavimento sotto il letto nella
piccola camera a destra, in cima alle scale.
Il colonnello Dowling  pi vecchio del padre di Cletus
e ha i capelli bianchi come la neve, e il ragazzo trova
naturale che, quando si soffermano a parlare presso la
pompa o camminano insieme per i campi, suo padre
chiami quell'uomo pi anziano colonnello e che il
colonnello Dowling chiami Clarence suo padre. Ma
talvolta il colonnello porta con s un amico, un tale di
citt che non capisce un'acca di agricoltura, e parlando
con costui dice il mio granturco o la mia avena o il
mio fosso di scolo. Se lo ripete abbastanza spesso,
Cletus si allontana per non sentirlo. Anche se suo padre,
dopo dodici anni che lavora quel podere, non prova
l'emozione del possesso, Cletus invece s.
Un'altra carta di quello stesso mazzo: suo fratello
Wayne, che ha otto anni meno di lui. Wayne e Cletus
sono diversi come il giorno e la notte, dice la gente. O,
con altre parole, tanto diversi quanto il figlio maggiore
e il secondogenito spessissimo sono.
Guardando la madre che tenendo fermo Wayne per
il mento gli scrimina i capelli con un pettine bagnato,
Cletus ricorda che era solita fare lo stesso a lui.
Lungo tutto il tragitto da scuola a casa ci sono nubi
che scorrazzano nel cielo e l'aria  calda e umida. Wayne
siede sui gradini della veranda quando Cletus arriva in
cortile. Ha sfasciato una cassetta per le fragole e sta
fabbricando un aeroplanino con i pezzetti di legno.
Cletus, salendo i gradini, si piega e cerca di prenderglielo
per apportarvi una miglioria, ma Wayne glielo strappa
di mano.
C' la zia Jenny dice. Ha rimediato un passaggio
dalla citt a qui. C' torta alle fragole per cena.
A parte questa zia, Jenny Evans, sorella di sua madre,
Fern Smith non ha parenti in vita. La mamma le
mor quando aveva tre anni e lei fu affidata dal padre
alla zia Jenny, poi lui se ne and all'Ovest e trov un
lavoro da vaccaro in un allevamento del Wyoming. Di
tanto in tanto mandava dei soldi, mai tantissimi. Adesso
 morto anche lui.  morto pure Tom Evans, il marito
di zia Jenny.
Via via che invecchiano, le persone si assomigliano
sempre pi fra loro d'aspetto e di carattere e potrebbero
condurre la medesima vita. O pressappoco. Rinchiusa
nella piccola casa dirimpetto al piazzale della fiera, la zia
Jenny parla al rubinetto dell'acqua calda che sgocciola e
a un cassetto della cucina che ha la tendenza a incastrarsi.
Canta, anche. Inni, perlopi. Con tremula voce di
testa: Sul legno della Croce e Sei tu stanca, sei tu triste e
Che splendide saranno le dimore /ove i redenti abiteran
con te... Senza volere  ingrassata, ma mangia talmente
poco che, a parte morire di fame, non pu farci niente.
Talvolta va a lavorare come infermiera a ore e quando
torna a casa si siede accanto al tavolo in cucina e mette
i piedi a mollo nei sali di Epsom. Quando si infila fra le
lenzuola e le molle cigolano sotto il suo peso geme per
il piacere di star lunga distesa su un letto che la capisce
cos bene.
La faccia che appare e scompare nel piccolo specchio
senza cornice sopra l'acquaio in cucina  quella di una
vecchia sul cui mento spuntano dei peli, i cui denti
hanno trascorso la notte in un bicchiere d'acqua, che
porta lenti bifocali, sicch, se non sta attenta, rischia
spesso di mettere un piede in fallo. E piena di paure
alimentate dalle cronache di catastrofi di cui legge sul
giornale. Le porte d'ingresso, anteriore e posteriore, in
casa sua sono sempre sprangate contro i malintenzionati,
un uomo con la faccia coperta, la polmonite, una
caduta. C' nondimeno un non so che di allegro nella
sua natura, sicch la gente  lieta di incontrarla per strada
e di solito si sofferma a chiacchierare con lei, a sentire
notizie di catastrofi. Conclude i discorsi dicendo
allegramente: La vita non  uno scherzo. Chi, fra la
gente sensata, si direbbe in disaccordo con lei?
La casa  l'unica sua grande conquista. Contro ogni
pronostico  riuscita a restarci aggrappata.  una casa
da povera gente ama dire, non  un granch bella.
Non conviene vantarsi dei propri possessi, specie con
chi ha meno di te. Il mutuo ipotecario  estinto e lei non
sa pi dove trovare pensionanti.  tutta roba sua, compreso
l'albero ornamentale di catalpa presso l'ingresso,
la legnaia dietro casa, la cantina cui si accede dall'esterno,
il lampioncino sulla veranda che non s'accende.
Sono sue anche le tendine bianche, ormai diventate grigie
e pressoch da buttar via, suo il tappeto di linoleum
nell'ingresso dal disegno qua e l completamente cancellato,
suoi i brutti mobili in rovere come se ne trovano da
qualsiasi rigattiere, suoi Sir Galahad e L'uccellino azzurro
e l'odore della stufa a petrolio. Le due stanze al piano di
sopra sono calde d'estate e costa caro riscaldarle d'inverno,
quindi lei non le adopera. Il gran letto matrimoniale
che quasi blocca la porta d'ingresso rende buffo
l'aspetto della stanza dove dorme, ma a lei non importa
pi da un pezzo quel che la gente pensa. Intende morirci,
in quella casa sua, su quello stesso letto.
Frattanto non  sola al mondo. Dal piazzale della fiera
al limitare della fattoria c' poco pi di un chilometro e
mezzo e quando la zia Jenny ha le paturnie si mette
cappello e cappotto e, munita di gelatina d'uva o d'un
barattolo di sottaceti, va a far visita ai parenti. Cerca di
non venire troppo spesso e bada a non metter mai il dito
fra marito e moglie. Beati i pacifici perch... erediteranno
il regno dei cieli?... vedranno Dio? Non se ne ricorda,
l per l, e si ripromette di consultare il Vangelo, il
Sermone della montagna, e vedere come dice esattamente.
Clarence  gentile con lei. Le regala frutta e ortaggi
che lei conserva in barattoli, sicch le bastano tutto l'inverno.
Fern ha l'abitudine di lasciarle Wayne, quando
va per negozi. E cos pure le lasciava Cletus, quando era
piccolo.
Vieni a dare un bacio alla zia gli dice adesso quando
Cletus compare sulla soglia. Lo so che non ti piace
baciare nessuno, ma non t'ammazza certo.
Sta per piovere risponde Cletus e sua madre o non
lo sente o non collega questo avvertimento con i panni
stesi. Lui sale di sopra e si toglie il vestito della scuola
appendendolo a un gancio gi sovraccarico. La stanza si
fa pi buia via via che il temporale che incombe sulla
prateria si avvicina.
Anche nel cuore dell'inverno l'unico calore l arriva
dal ventilatore sul pavimento, il quale porta anche le
voci. Sebbene riesca a udire i discorsi nella stanza di
sotto non riesce a capirli. Quel che sembra qualcuno
che sposta un mobile  invece il primo tuono, sommesso
e distante.
L'acqua nella brocca di ceramica  acqua piovana,
proviene dalla cisterna e ha un colore rugginoso. Riempie
il catino e l'acqua, immediatamente, si intorbida per
via del sapone e del sudicio delle mani. Dalla stanza di
sotto ode: Per fortuna ho i testimoni...
Lui, fra gli altri. Lei ha... sua madre ha crisi di pianto
durante la notte. Le mura sono sottili. Giacendo sveglio,
egli ode minacce cui tenta di non credere e accuse che
non capisce. E invidia la cagna che si mette a dormire
con la testa posata sulle zampe quando le cose non vanno
per il loro verso.
Le gocce di pioggia picchiano sui vetri della finestra,
e lui si volge e guarda fuori. Le cime degli alberi si
squassano al vento. Il cielo, dietro il mulino a vento, 
d'un verdastro quasi nero e sua madre e la zia Jenny,
con le giacche a cappuccio, raccolgono di furia i lenzuoli
stesi. Un gran lampo fa impallidire tutto il campo visivo,
poi si ode rotolare il tuono.
Lui seguita a insaponarsi le mani lentamente, smarrito
nel sogno a occhi aperti di una motocicletta che ha visto
sul catalogo della Sears Roebuck.
Cos come la zia Jenny  attratta dalla fattoria, il bracciante
Victor Jensen sente il richiamo della citt. Di
buon'ora, il giorno della Rimembranza, si veste a festa e
si avvia per la strada maestra. Lo stesso avviene il 4
luglio e alla Festa del Lavoro. Sebbene loro sappiano
cosa va a fare, non fanno neanche il gesto di fermarlo.
E la sua ricompensa per non appartenere a nessuno e
non avere alcuno che appartenga a lui. Non  di ritorno
per l'ora della mungitura ed essi sanno che non rincaser
affatto. L'indomani, quando vanno nella sua stanza,
nel granaio, il suo letto  intatto. Vari vicini riferiscono
di averlo visto in citt, durante la parata, o nel piazzale
della fiera, oppure al concerto della banda, malfermo
sulle gambe. Due giorni dopo, un calesse si ferma davanti
al cancello in fondo alla stradina. Cletus si affaccia
e Lloyd Wilson gli dice: Ho incontrato Victor, poco fa.
Stava venendo in questa direzione. Gli ho offerto un
passaggio ma non  voluto salire. Sono venuto a dirvelo.
Cletus e suo padre escono alla ricerca del bracciante
e lo trovano steso in un fosso a qualche centinaio di
metri da casa. Lo prendono su e lo portano a letto nel
granaio. A parte il puzzo di alcool e il vomito secco sui
vestiti  come spogliare un bambino. Il giorno dopo  in
piedi di buon'ora e riprende il lavoro. E pallido come
un morto e le mani gli tremano. Nessuno accenna alla
sua assenza e lui non ha l'aria di scusarsi,  solo chiuso
in s. Come se avesse risposto a un mandato e non fosse
in alcun modo colpa sua, quello che n' seguito.
Un'altra carta: i gatti corrono incontro a Cletus quando
entra nella stalla. Suo padre  gi l e sta mungendo
Flossie. Victor munge la mucca nuova. Ho fatto tardi,
mi dispiace si scusa Cletus e, raccattati un secchio e
uno sgabello, si siede accanto alla vecchia Bess, e cos
adesso sono in tre a strizzare i capezzoli quasi allo stesso
ritmo. Lui non  un bravo mungitore come suo padre,
ma nessuno lo . Quando aveva la sua et, Clarence
mungeva quindici vacche, mattina e sera. Il livello del
latte sale lentamente nei secchi e la vecchia Bess riesce
a colpirlo in un occhio con la sferza della coda, al solito.
Credevo di averti detto di venir dritto a casa dalla
scuola.
La maestra mi ha trattenuto.
Per punizione?
Per rifare il compito di aritmetica. L'avevo sbagliato.
Non ti mando a scuola per sbagliare.
Lo so.
Se Cletus non ci fosse andato affatto a scuola, non
gliene sarebbe importato. E il modo in cui stanno qui le
cose, che importa. Lui non cresce abbastanza alla svelta.
Quando sar grande sar capace di far tutto quello che
suo padre sa fare.
Siede al tavolo di cucina con la testa china sul compito
di aritmetica. Mette in bocca di frequente la punta
della matita affinch i numeri risultino neri anzich grigi.
L'oscurit dell'esterno preme contro i vetri delle finestre,
anche qui, ma ci sono troppo avvezzi per farci caso.
E gi ora di tornare a casa dice Lloyd Wilson, ma
non si muove.
Ci sono solo da sbrigare faccende domestiche, il lavoro
campestre  fermo. Un alto strato di neve ricopre la
terra: in certi punti  molto pi alta, a ridosso di ostacoli.
I paletti del recinto e la tettoia del pozzo sono
incappucciati, pendono ghiaccioli dalle grondaie.
Suo padre e Lloyd stanno parlando dei meriti del
trifoglio e dell'erba medica come coltura contro l'erosione
del suolo e per fornire humus. Gli piacerebbe seguire
quella conversazione, ma ci sono dodici problemi e ne
ha fatti soltanto la met. Quanto fa nove per sette?
domanda a sua madre, che glielo suggerisce e poi posa
il mento tra i ricci di Wayne e dice: A nanna. Wayne
vuole che Cletus salga di sopra con lui.
Perch ha tanta paura? Non c' niente di sopra,
nessuno che vuol fargli del male.
Oh, sii gentile e sali con lui. Anche tu avevi paura
del buio da piccolo. Non te ne ricordi, ecco.
Cletus chiude il quaderno e si alza, sebbene non abbia
finito il compito e la maestra si arrabbier con lui
probabilmente.
La maestra invece non si arrabbiava mai con lui. Sapeva
che era un bravo ragazzo e che ce la metteva tutta.
La pioggia picchia sul tetto di lamiera del capannone
accanto alla cucina dov' la scrematrice e dove la madre
di Cletus gli fa tenere le scarpe da lavoro, affinch non
portino in casa il fango e il letame. Lui si lega i lacci e
spicca una corsa, con la cagna che lo segue a grandi
balzi. Quando arrivano alla stalla dei cavalli lui ha i
capelli appiccicati e la camicia zuppa. La cagna gli si
accosta quanto pi pu, poi si scrolla.
Grazie. Ti piacerebbe se lo facessi a te?
In realt non ce l'ha su con lei e la cagna non si sente
in colpa. Entrambi sanno che  una cosa che lei deve
fare, come tutti i cani. E tiepido e asciutto nella stalla e
presto gli passano i brividi. Pulisce gli stalli e mette fieno
fresco nella mangiatoia per i cavalli, riempie i secchi
d'acqua e frattanto si gode la vista della pioggia che
cade sul campo arato, oltre la porta spalancata.
Nella notte d una gomitata a Wayne e gli dice: Fatti
in l, che mi butti fuori dal letto. Talvolta Cletus parlotta
nel sonno. Perlopi giacciono raggomitolati insieme
in quel letto non grande, dormendo di un sonno di
piombo. Il vento di tramontana che ulula intorno all'angolo
della casa serve solo a renderlo inconsapevolmente
pi profondo.
Vestendosi per andare in chiesa, Clarence Smith si
mette una camicia bianca pulita e si accorge che la
moglie, Fern, non gli ha lavato i colletti. Allora si arrabbia
con lei. Lui ha i suoi compiti, lei i suoi, fra cui quello
di far s ch'egli abbia indumenti puliti da mettersi.
La chiesetta di campagna  gremita e tutti i suoi vicini
hanno il colletto pulito. Quando  il momento dell'inno
sacro, si alzano in piedi e aggiungono il ronzio delle loro
voci campagnole all'ansimare del piccolo organo. Poich
il predicatore dice che il senso delle parabole  misterioso
e va spiegato, essi non hanno altra scelta che credergli.
I dettagli - l'ultima cena, la pecorella smarrita, la
vigna sterile, il fattore disonesto, il seminatore, il seme
che germoglia nella buona terra - sono loro familiari e
li capiscono. Sopra la volta celeste sotto la quale essi
vivono e faticano ve n' un'altra anche pi grande dove
essi abiteranno in dimore che attendono di accoglierli
quando avranno smesso per sempre di lavorare la terra.
Quello che Clarence Smith vede, allorch aiuta sua
moglie a salire sul calesse all'uscita della chiesa,  una
donna che, al cospetto di Dio,  la sua legittima moglie,
che gli deve amore, onore e obbedienza. Altre persone,
non avendo niente in gioco, vedono che lei ha un'aria
malinconica, come se vivesse troppo nel passato o si
aspettasse dalla vita pi di quanto  ragionevole sperare.

 6.
LA STORIA DI LLOYD WILSON.

Sebbene avesse fratelli con cui era in buoni rapporti,
la persona cui normalmente si rivolgeva quando aveva
bisogno di compagnia o quando qualcosa gli angustiava
la mente era l'uomo fin troppo serio che abitava nel
podere accanto. Dopo dodici anni gli riusciva difficile
credere che ci fosse stato un tempo in cui lui e Clarence
non erano stati amici. La notte, nell'immensa oscurit,
l'unica luce che si poteva vedere proveniva dalla casa
degli Smith.
Ricordava il giorno del loro arrivo. Un umido, rigido
giorno di marzo, ventoso. Stava arando vicino alla strada
quando vide quel carretto sconosciuto, sovraccarico
di masserizie, percorrere la stradina del colonnello
Dowling; allora gett le redini sul collo del cavallo e
tagli per i campi. Quando arriv alla cascina, il portone
era aperto, spalancato, ma i nuovi vicini erano ancora l
fuori, a guardarsi intorno per vedere dove fossero: l'uomo
un po' sotto la statura media e una giovane donna
con un bambino. Erano in cammino dall'alba. Non
potevano avere ancora trent'anni, nessuno dei due, ma
gi c'erano rughe sulla fronte dell'uomo e agli angoli
degli occhi. La sua voce era sommessa e, se poteva indicare
una cosa anzich nominarla, faceva un gesto. E
quello che attravers la mente di Lloyd Wilson fu: come
sembra indifeso.
Dicendo: Piano... piano... ora dalla tua parte... ancora
un po'... un po' ancora i due uomini trasportarono
un pesante armadio su per le scale e oltre una porta
stretta. Non occorreva essere un gran giudice del carattere
umano per vedere che la donna aveva sperato in
qualcosa di meglio e che l'uomo era paziente con lei. Lei
non sembrava sapere che fare per prima cosa. Cresciuta
in citt, disse Wilson fra s e s. Poi, notando quanto
sottili erano i suoi polsi: Date qua, signora, lo porto io
quell'affare. E troppo pesante per una donna. Mentre
maneggiava le loro suppellettili, spostava i loro mobili,
svuotando una cassetta dopo l'altra di oggetti dai quali
non erano riusciti a separarsi, scopr alcuni particolari
sul loro conto, quel primo giorno, che avrebbe impiegato
anni a scoprire in circostanze normali. Solleticando
pian piano con l'indice il pancino del bimbo lo fece
sorridere. Io ne ho due disse, volgendosi. Vide la
donna che se ne stava l, desolata, al centro d'una cucina
spoglia, priva persino dei fornelli, e le disse: Mia
moglie vi aspetta stasera a cena. Non era vero, ma non
importava. E poi lo sapevano bene che non poteva
aspettarli, dal momento che nessuno era informato del
loro arrivo. Quando gli altri sedettero a tavola, Fern
allatt il bambino sulla sedia a dondolo in salotto. Dopo
cena, Wilson riaccompagn i nuovi vicini a casa loro e
attese che avessero acceso i lumi.
Presso il catasto conteale i centosessanta acri che
Lloyd Wilson coltivava erano registrati come appartenenti
a Mrs Mildred Stroud. Non lo turbava, o almeno
non lo turbava pi di tanto, il pensiero che le vacche
erano sue mentre l'erba che esse brucavano non lo era.
L'affitto che doveva pagare per il pascolo non era irragionevole.
Suo padre aveva mandato avanti quel podere
prima di lui e aveva risparmiato abbastanza, nel corso
degli anni, per potersi trasferire in citt quando, venutagli
meno la salute, dovette smettere di lavorare la terra.
Mrs Stroud era una donna poco oltre la cinquantina,
con due figlie zitelle che erano tenute all'oscuro dei suoi
affari finanziari, come lei era stata sempre all'oscuro di
quelli del marito finch, dopo la sua improvvisa morte,
il direttore della banca non prese a spiegarle come stavano
le cose. Da principio era come se stesse parlando
a una bambina ma ben presto dovette ricredersi. Era
convinto che tutte le donne fossero ignoranti in fatto di
denaro, ma costei non lo era affatto e le domande che gli
fece erano proprio le domande alle quali avrebbe preferito
non rispondere. Era del tutto impossibile approfittarsi
di lei. Neanche gli errori fatti inavvertitamente le
sfuggivano. Al pari di molte persone estremamente brave,
essa sottovalutava l'intelligenza altrui. Avrebbe potuto
risposarsi, ma prefer non farlo perch avrebbe comportato
parlare di ci che faceva con i quattrini.
Si presentava di frequente alla fattoria e senza dare
alcun preavviso al mezzadro. Se l'avesse preavvertito, a
che pr andarci? Quando lo sgridava per scarsa diligenza
o altro, Wilson si schiariva la gola e si umettava le
labbra come se stesse sul punto di ribattere, ma poi le
voltava le spalle, fingendo che qualcosa a pochi passi da
loro, a destra o a sinistra, avesse attratto la sua attenzione
in quel momento. Altre volte, berretto in mano, era
eccessivamente garbato, in un modo che poteva scambiarsi
per sgarberia, ma a questo lei, semplicemente, non
badava. Sapeva, poich si era prefissa di sapere ogni
cosa su di lui, che, se non aveva ancora seminato il granturco
quando avrebbe gi dovuto, era probabilmente
perch era andato a piantare il granturco di qualcun
altro: un vicino che, a causa di malattia o altro, non era
in grado di provvedervi da s. Avrebbe potuto far questione,
ma lasciava correre. Alla fine il suo granturco
veniva piantato, e lei non ci rimetteva mai. Era il principio
che non le stava bene. In quanto suo fittavolo,
Wilson avrebbe dovuto pensare prima di tutto a lei. Se
non le andava la sua conduzione del fondo, poteva sempre
chiedergli di lasciarlo e mettere un altro mezzadro al
suo posto, ma entrambi sapevano che questo non sarebbe
avvenuto.
Il segreto che Mildred Stroud riusciva a tener celato
a lui, sebbene non a se stessa, era che lo trovava fisicamente
attraente. Per aveva quindici anni pi di lui e,
conoscendo la crudelt dei pettegolezzi di Lincoln, non
intendeva esserne oggetto. E poi comunque, la cosa era
fuori questione.
Masticando un filo d'erba, una volta ebbe a dire, ai
tempi in cui lui e Clarence erano ancora amici e avrebbe
potuto confidargli tutto ci che gli passava per la mente,
sapendo che non sarebbe stato riferito o mal inteso:
Una buona moglie  una donna sempre stanca, che
soffre di mal di schiena e mal di testa, e che si scosta dal
marito a letto perch non vuole pi figli. E Clarence
argu che non era una brava moglie qualsiasi quella di
cui stava parlando.
Quello che Lloyd Wilson non diceva (poich nessuno
poteva farci niente comunque, allora perch affliggere
Clarence con quel suo guaio, se cos poteva chiamarsi)
era che non riusciva pi a provare i sentimenti di un
tempo per sua moglie. Era perfettamente conscio delle
sue buone qualit. Lavorava come una schiava, da mane
a sera, e faceva la sua parte. Era una buona madre. Su
questo non ci pioveva. Certe volte lui pensava che forse
erano troppo abituati l'uno all'altra. Lui sapeva come lei
la pensasse su quasi ogni cosa e, perlopi, sapeva quel
che stava per dire prima che lo dicesse. Fossero stati
fratello e sorella non sarebbe stato diverso, fra loro,
tranne che lei era gelosa. Se lui guardava un'altra donna,
lei si comportava come se avesse fatto qualcosa di imperdonabile.
Un paio di volte riboll dalla rabbia a tal
punto che sal di sopra e si mise a fare i bagagli. Lui
sapeva che, se avesse tentato di dissuaderla, lo avrebbe
fatto con poca convinzione, troppo tiepido per indurla
a mutare parere. Se lei proprio intendeva piantarlo, lui
non avrebbe saputo farci niente. Se non che lei non lo
lasci, si limit alla minaccia. Nessun'altra donna - egli
le disse - significava qualcosa per lui. E lei, distogliendo
la faccia, gli disse: Il brutto  che neanch'io ti dico pi
niente.
Se lui stesso sarebbe arrivato da s a tale conclusione,
ove lei non lo avesse messo in imbarazzo rinfacciandoglielo,
non avrebbe saputo dirlo. Sapeva solo che
avrebbe preferito non sentirselo dire. Era disposto a
provvedere a lei e a trattarla con rispetto, ma non poteva
assolutamente simulare quel trasporto che l'avrebbe
resa felice.
Fra una crisi del genere e l'altra vivevano come
qualsiasi altra coppia di coniugi. Non avresti arguito
dalla voce di lei quando annunciava: Adesso metto in
tavola, Lloyd oppure dalla voce di lui quando le diceva:
Passami il sale e il pepe, per favore che qualcosa
non andava fra di loro.
Lui si chiedeva se gli altri uomini provassero le stesse
cose per le loro mogli o lui fosse l'eccezione. Aveva
quasi quarant'anni e, da un po' di tempo in qua, gli
sembrava di esser vissuto molto a lungo e che quasi
tutto quello che poteva capitargli gli fosse gi capitato.
Portate a termine le faccende serali, egli andava dal
vicino e, appoggiato a un palo nella stalla delle mucche,
indirizzava un torrente di parole verso la nuca di Clarence.
Quando Clarence e Victor portavano il latte nella
capanna attigua alla cucina, dov'era la scrematrice, Wilson
li seguiva. E di l dentro casa. Qualsiasi cosa, pur di
non tornare da sua moglie. Talvolta diceva a se stesso
che non avrebbe dovuto andare cos sovente dagli
Smith. Temeva di diventare una seccatura, e tuttavia
non riusciva a starne lontano. Una sera, sedendo in
cucina, tent di dir loro quanta importanza aveva quell'amicizia
per lui, ma si interruppe per l'imbarazzo,
poich qualsiasi cosa avesse detto sarebbe stata inadeguata
a quello che sentiva.
Non occorre che tu ce lo dica lo rassicur Fern,
sorridendo. E poi non  unilaterale, come tu sembri
pensare. Dopo di che cambi discorso.
Lui si appoggi allo schienale, contento di aver parlato
e lieto che lei gli avesse impedito di seguitare. Si
rese conto che la donna non aveva parlato solo per
educazione. Essi erano se stessi con lui, come se avesse
loro assicurato (non gliel'aveva detto, ma era nondimeno
vero) che non si aspettava che fossero altro che
quello che erano realmente. Tutto ci fu alterato irrimediabilmente
da un mutamento in lui talmente inaspettato
che fu come se accadesse a sua insaputa. Da
allora egli non pot pi comportarsi con naturalezza di
fronte a loro.
Disse tacitamente (tuttavia desiderava essere udito):
Clarence, tu non dovresti fidarti di me... Quasi aspettandosi
che Clarence gli chiedesse: Perch no? Se
gliel'avesse chiesto, egli avrebbe risposto: Perch per
tutta la vita io sono stato straniero a me stesso.
Odiava se stesso perch era debole, perch non aveva
forza di volont, ma non  che non tentasse di soffocare
i sentimenti che sapeva non avrebbe dovuto provare.
Ripetutamente pensava di averli superati, ma risultava
sempre che non era cos. Scuse per recarsi in visita nelle
stalle (dove lei non c'era, quindi nessun danno) o in casa
(dove invece l'avrebbe vista) ne trovava a bizzeffe. Ne
scartava quattro di fila e poi, alla quinta, cedeva. I piedi
lo portavano l, in fretta e furia, senza il suo consenso.
Tanto valeva cedere al primo colpo.
Cercando di intuire i sentimenti di lei, stava attento al
timbro della sua voce quando parlava ai figli o a Clarence.
Lo capiva, quand'era depressa. Sapeva anche che,
come la maggior parte dei coniugi, lei e il marito a volte
litigavano. Se l'immaginava lui, oppure era vero che
andavano pi d'accordo fra di loro ed erano pi allegri
quando lui era presente?
Se avesse fatto come stimava giusto fare, se cio non
fosse andato pi da loro, Clarence si sarebbe chiesto
perch. E cos pure lei. L'idea che Fern avrebbe pensato
a lui gli piaceva. Lui la pensava tutto il giorno. Le vacche
avvertivano ch'egli s e no sapeva cosa facesse e
volgevano la testa, per quanto la strettezza della posta
glielo consentiva, e lo guardavano con gravit.
Lui sospirava e, un momento dopo, tornava a sospirare:
pesanti sospiri, che sembravano venire dal pi profondo
del suo cuore, all'idea di essere sfuggito a una
specie di stato di morte, di non avere pi la sensazione
che non puoi aspettarti pi nulla di nuovo, ma soltanto
la medesima solfa...
Per stava attento. Non si lasciava sfuggire niente che
non avesse premeditato. E di continuo mutava espressione
del viso per paura di aver assunto quella sbagliata,
per paura di tradirsi. Evitava anche ogni luce intensa,
come il lume sulla tavola in cucina. Talvolta un languore
lo pigliava, le gambe gli si scioglievano e doveva trovare
un posto dove sedersi, ma questo era abbastanza facile
camuffarlo. Era la voce che gli dava pi pensiero. Gli
suonava falsa, del tutto diversa dalla sua voce.
Sua moglie sbadigli, poi torn a sbadigliare un minuto
dopo e, richiuso il cestino da lavoro, radun i
panni rammendati. Santo cielo, sta nevicando disse. Si
alz e and in camera da letto. Lui rest l a guardare la
neve che cadeva a larghe falde.
Non vieni, Lloyd?
Lui abbass lo stoppino finch il lume sfrigol e si
spense. Poi and nella stanza accanto e, seduto sulla
sponda del letto, cominci a spogliarsi. Fintanto che non
sa quello che provo per lei...
La baci sulle palpebre.
Ma dai, perch dovresti fare una cosa del genere?
domand Clarence.
Be', la terra  a buon mercato, l, se non altro. Sarei
padrone del mio podere e potrei piantarci quello che mi
pare senza dover dividere i profitti.
O le perdite, in un'annata cattiva. Stai sul fondo della
Stroud da una vita. E casa tua. Conosci tutti per chilometri
all'intorno e tutti conoscono te. Se sei nei guai,
puoi aspettarti aiuto.
Vero disse pacatamente Lloyd Wilson. Sapeva che
se Clarence non aveva detto aiuto da me era perch
non voleva rammentargli quanto gli era grato.
Chiss com' nello Iowa. Forse trovi che la gente 
cordiale, l, ma forse no.
Quel che Fern provasse, non riusciva a capirlo. Nulla,
forse. Forse lei detestava la sua amicizia per Clarence e
sarebbe stata contenta di vederlo andar via.
Stava presso l'acquaio, con su un grembiule, a sciacquare
i piatti della cena in un bacile d'acqua calda.
Aveva spostato il lume su una mensola in alto, sopra la
sua testa, e la luce le pioveva sulla nuca, quel posto che
nelle donne e nei bambini sembra meglio esprimere la
loro vulnerabilit. Guardando i soffici biondi capelli che
erano sfuggiti al pettine, egli pens a tutti quelli che, a
causa della loro religione, si erano inginocchiati con
animo sconvolto ed era stata loro mozzata la testa. Il suo
cuore fu inondato d'amore per lei e cos perse il filo di
quello che Clarence gli stava dicendo.
Un giorno, mentre si recavano insieme in citt, Clarence
gli disse: Fern era inviperita, stamattina.
S? disse lui, cercando di non mostrarsi troppo
interessato.
Vorrei tanto sapere cos' che la rode.
Forse niente. Forse  soltanto stanca o non si sente
bene.
Forse.
In ogni caso non credo che sia l'unica donna a essere
inviperita stamattina.
Certe volte non c' modo di farla contenta disse
Clarence e qui fin il suo discorso. Ma esso aveva dischiuso
orizzonti di speranza, laddove prima non ce
n'erano affatto.
Allargata l'apertura delle mutande, diresse il getto di
urina ad arco sulla terra gelata. Scintillava al chiar di
luna. Si trovava nell'ombra proiettata dalla tettoia della
veranda, quindi non poteva vederlo nessuno che passasse
per strada. D'altra parte, chi poteva mai passare,
prima di giorno? Un ginocchio piegato e il piede puntato
contro la ringhiera, stette immobile a fissare l'oscurit,
dalla parte dove si trovava lei. Pass cos un minuto,
ne pass un altro. Cant il primo gallo, sebbene il
cielo a oriente non si fosse ancora schiarito. Alle sue
spalle, una voce di donna disse improvvisamente: Ma
che diavolo ci fai, l fuori, Lloyd? Allora si volse e
rientr in casa.
Credeva che il suo segreto fosse al sicuro fino al giorno
in cui, entrando in cucina da loro, le chiese: Dov'
Clarence? E lei fredda gli rispose: Perch seguitare a
far finta che ci sia ancora un'amicizia quando invece
non ci vuoi pi bene come prima?
Egli rest sbigottito e cominci a difendersi, poi ruppe
gli argini. Se non avesse detto adesso quel che provava
in cuore, tanto valeva che andasse a rintanarsi in un
buco e morirci. La sua vita non avrebbe pi valso la
pena di esser vissuta...
Venne fuori. Tutto quanto. Si rivers fuori di lui. S'aspettava
di venir cacciato via da casa e invece lei lo
guard come guardava i suoi figlioli quando erano sconvolti
da qualcosa: come se, in quanto essere umano, egli
avesse diritto ai propri sentimenti, quali che fossero.
Quando la prese fra le braccia, lei n accett il suo bacio
n oppose resistenza.
L'istinto gli disse che sarebbe finita malamente.
Per una settimana si evitarono a vicenda, ma il caso
badava a portarli faccia a faccia quando non c'era nessun
altro nei paraggi. Ogni volta, si voltavano le spalle
senza dirsi una parola, senza neppure sfiorarsi. E sprofondavano
sempre pi. Lui sapeva che avrebbe dovuto
dispiacergli, ma non gli dispiaceva. Il che non gli impediva
di dolersi per il miglior amico che avesse mai avuto.
Come se a Clarence fosse successa una disgrazia.
Il tumulto di affetti che adesso travolgeva il suo cuore
non somigliava a niente che avesse provato in precedenza.
Se sua moglie, coricata all'altra estremit del letto
volgendogli la schiena, sapeva che lui era sveglio, non lo
dava certo a capire. Rassicurato dalla regolarit del suo
respiro, accese un fiammifero per guardar l'ora. Non gli
era mai accaduto, finora, di non addormentarsi appena
posata la testa sul guanciale. Adesso invece passavano
ore e ore senza che gli venisse sonno. Si sentiva come
uno appena nato.
Giacque su un fianco, per un po', poi si gir dall'altra
parte, cercando di non muovere il letto. Se le cose
fossero andate diversamente, se essi si fossero conosciuti
da giovani, prima che arrivasse Clarence e... Si rigir
di nuovo. Era solito recarsi da suo padre, quando aveva
un problema da risolvere totalmente estraneo alla sua
esperienza. And dunque da suo padre e gli disse:
Che cosa devo fare? E suo padre gli rispose: Resta
da questa parte del confine, finch non ti passa. Un
buon consiglio, ma se non gli fosse passata? A questa
domanda suo padre non volle rispondere. Ma comunque
sapeva che, se anche suo padre gli avesse suggerito
una soluzione, lui non gli avrebbe dato retta. Si rigir
di nuovo nel letto, mettendosi supino sulla schiena, e
lacrime di gratitudine gli colarono dagli occhi, fin dietro
gli orecchi, fra i peli della barba, lungo le guance,
intridendo la federa del guanciale, che aveva l'odore
del sole...
La sveglia si mise a suonare e squill fino alla fine
della carica, senza che lui si muovesse. Il sonno, quand'era
finalmente arrivato, lo aveva prostrato. Sua moglie
lo scosse per svegliarlo e lui ebbe l'impressione di risponderle,
ma tutto quel che fece fu drizzarsi a sedere
sul letto e pigliare i fiammiferi e accendere il lume per
vestirsi. Mentre poi si accingeva ad attizzare il fuoco in
cucina si rese conto, d'un tratto, di quanto fossero ormai
tagliati fuori da chiunque. E condannati a mentire.
Non c'era niente da fare. Egli non voleva non amarla.
Semplicemente. E con la lanterna in mano, oscillante,
egli usc nell'oscurit, come ogni altra mattina, come
anche l'ultima mattina della sua vita.
Clarence e il bracciante cominciarono a portare i secchi
pieni di latte nella capanna dov'era la scrematrice e,
quando lui non li segu, Clarence si volse e disse: Non
vieni?
No, stasera no rispose, ma le sue scuse non furono
credute.
Il ricordo dell'atto d'amore era come una benda, giorno
e notte, davanti agli occhi della sua memoria.
Attendeva ogni volta che lei gli dicesse dove si sarebbero
incontrati, e quando. E si stupiva di quante scuse
riuscisse a trovare per starsene con lui. Qualsiasi fosse la
scusa, funzionava sempre. Se non c'era alcuna scusa,
funzionava ugualmente. Lui pensava: Se Clarence rientra
dai campi inaspettatamente e lei non  in casa e lui
non si domanda dove sia e non esce a cercarci... Il che
non gli impediva di pensare, anche: Non possiamo
seguitare a fargli questo. Non se lo merita.
Mettendo le briglie al cavallo, si chiese se non fossero
gi la favola di tutta la contrada.
Ho sorpreso Cletus a guardarci le disse stranamente
preoccupato.
Cosa vuoi dire?
Come se fossimo diventati estranei, per lui.
Te lo sarai figurato tu lei gli rispose, e lo baci.
Trovava dei bigliettini che lei gli metteva in tasca a
sua insaputa e che Marie avrebbe potuto trovare quando
gli ripassava i panni, prima di fare il bucato. Ce
n'erano altri che lui non aveva scoperto in tempo?
Aspettava che sua moglie dicesse qualcosa, ma lei
niente.
Si riprometteva di ammonire Fern, riguardo a quei
biglietti, ma poi se ne dimenticava.
Non v'era alcun limite alla falsit e all'inganno, ai
sorrisi forzati, e ci nonostante veniva colto alla sprovvista
a volte. Andando dalla stalla al cascinale sentiva
che Clarence stava per posargli un braccio sulle spalle e
allora si scansava per evitare quel contatto fisico. Anche
per evitare di reagire a esso, il che avrebbe comportato
confessare ogni cosa a Clarence e togliersi quel peso
dallo stomaco. Quando fu troppo tardi si pent di non
averlo fatto.

 7.
CREATURE INNOCENTI (PI O MENO).

Lloyd  preoccupato.
Era la prima volta che Cletus udiva la parola preoccupied,
piuttosto rara nell'inglese colloquiale, ed evidentemente
non aveva un significato preciso per lui.
Per che cosa? domand sua madre.
Non ne ho idea le rispose suo padre.
Lei non gli credette neanche per un minuto: le maniere,
la voce, lo sguardo e tutto il resto lo tradivano. Sospettava
di loro. Fino a che punto, impossibile dirlo. Ma
qualcosa di sicuro. Un altro avrebbe sputato il rospo.
Finch lui seguitava a far finta di non sapere, lei aveva
le mani legate. Forse questo era il suo gioco.
Stette a guardarlo per due giorni. La mattina del terzo,
quando lui le chiese se c'era dell'altro caff, gli disse
in tono accusatorio: Non mi incanti. Lo so che lo sai.
Quando risult che si era sbagliata e che lui veramente
non sapeva niente, non ci fu modo di rimangiarsi
quelle parole. Fu come se una voragine si fosse spalancata
ai loro piedi ed essi stessero per caderci dentro.
Sopra lo specchio del barbiere c' un manifesto a
colori, in cornice, raffigurante una donna con i capelli
alla Pompadour il cui petto procace spunta fuori da una
ninfea. Ha in mano un contagocce e, con aria elegante,
raccomanda un collirio per gli occhi. Sulla parete dirimpetto
una serie di calendari per l'anno 1921. Sul pavimento
di linoleum ciocche di capelli lisci castano chiaro.
Un momento fa erano parte di Cletus Smith. Adesso
aspettano la scopa. L'orologio a muro segna le 14,17
(tic-tac, tic-tac) e l'odore di una lozione per capelli,
estratta da una variet di mirto, aleggia nell'aria. Sulla
poltrona del barbiere, con la testa china in modo che il
mento gli poggia sulle clavicole, Cletus pu solo guardare
in tralice. Vede un'ombra stagliarsi alla finestra vetrata,
poi ritrarsi all'improvviso.
Con un cenno delle forbici, il barbiere indica il marciapiede,
adesso vuoto: Non era il tuo amico?
La domanda non  diretta a Cletus bens a suo padre,
che attende il proprio turno sotto la sfilza di calendari.
Pur non ottenendo risposta, il barbiere non si offende.
O uno risponde alle domande indiscrete, nel qual caso
tu apprendi qualcosa che prima non sapevi, oppure fa lo
gnorri, e allora basta che tu ti dia tempo, tanto vieni a
saperlo lo stesso. Amici non pi, comment fra s e s.
Dopo di che inarc le sopracciglia per via di quel che
vide nello specchio: il ragazzo era arrossito.
Intento a dissodare la sua terra, nel campo che costeggiava
la via maestra, Lloyd Wilson non alz la testa
quando Clarence pass sul suo carretto con Cletus seduto
accanto a lui.
I due uomini si incontrarono una volta, per caso,
presso le cassette della posta, dopo di che fecero in
modo di non incontrarsi da nessuna parte. Sebbene
non si parlassero pi, non potevano evitare di vedersi a
distanza nei campi. E di notte le finestre illuminate dell'una,
viste dall'altra casa, che un tempo donavano conforto,
li mettevano adesso a disagio, poich stavano l a
rammentare tutte le cose che non erano pi come un
tempo.
Fred Wilson fin di leggere il giornale della sera e si
tolse gli occhiali per stropicciarsi gli occhi. La rassomiglianza
di famiglia fu evidente, per un momento. Mah,
domani  un altro giorno disse, e si alz.
Dormi bene, zio Fred lo salut Marie.
Altrimenti, non potrei dare la colpa che a me disse
egli allegro, e si diresse in camera sua, dietro la cucina.
I figlioli diedero la buonanotte alla madre, poi al padre,
e andarono di sopra, a letto. L'orologio scandiva i secondi,
qualcuno pi sonoro, qualcuno meno. Un ciocco
di legna crepit dentro la stufa. Lloyd Wilson si rese
conto che il silenzio, in quella stanza, non era del tipo
ordinario, e stette pronto. Sua moglie fece una palla del
calzino che aveva rammendato e disse: E successo
qualcosa fra te e Clarence?
No.
Non avete litigato?
No.
Allora che  successo?
Non lo so.
Vuoi dire che non sai come dirmelo?
Non sapeva mentire, lui. Ad altri magari s, ma a lei
no. Disse lentamente: Forse  quello che intendevo
dire. Vide che era avvampata in volto e aveva gli occhi
lustri di lacrime. Noi...
Se  quello che penso che sia, non voglio sentirne
parlare.
Quello che  successo  che noi...
Te l'ho detto, non voglio sentirlo.
... non siamo riusciti a impedirlo.
E ci serve a scaricarvi la coscienza, a tutt'e due,
senz'altro. Ma non pretendere che anch'io ci creda. Da
ora in poi tu andrai per la tua strada, io per la mia.
Che cosa intendesse con quell'asserzione, lui non lo
cap, ma non era il momento adatto per chiederglielo. I
loro sguardi si incontrarono ed egli fece uno sforzo per
non abbassare gli occhi. Lo sguardo accusatore e il dente
davanti mancante erano cose che non aveva messo in
conto, quando erano andati all'altare. E lei neppure,
pens tristemente.
Trascorsero alcuni giorni ed egli era quasi arrivato
alla conclusione che lei non intendesse dire nulla, con
quella sua asserzione, e che le cose si fossero riaggiustate,
tornando pi o meno com'erano prima, quando lei
annunci che si sarebbe trasferita in citt, presso la sorella,
assieme ai figli.
Lloyd disse la prima cosa che gli venne in mente, e fu:
Ma se non ci vai d'accordo.
Lo so. Ma mi ha detto che ci prende. Il sangue non
 acqua.
Poi la stette a sentire mentre lei, parlando, cancellava
tutta quanta la loro vita coniugale. Non litig con lei su
nessun punto, n contraddisse alcuna sua affermazione.
Alla fine, quando non ci fu pi niente da dire, lei prese
il lume e and nella stanza attigua, e lui la segu, e si
spogliarono e si misero a letto come se nulla fosse successo.
Dopo un po', egli disse, al buio: Puoi portare
con te le bambine, i maschi no.
Non ci fu alcuna risposta dall'altra sponda del letto.
Sapeva che anche adesso avrebbe potuto farle mutare
idea, ma in tal caso...
Non ero mai stato felice, prima, in vita mia egli
disse, e non ci rinuncio.
Poich sul calesse non c'era posto per tutte le masserizie,
portarono con s solo il corredo della piccola e
quanto occorreva per la prima notte, poi avrebbe provveduto
lui l'indomani a portare le valigie sconquassate e
il vecchio baule di cuoio. Nessuno fiat durante il tragitto.
Quando lui tir le redini, le bambine erano gi pronte
e balzarono gi dal predellino di metallo del calesse,
l'una dopo l'altra. Hazel attese che la madre le passasse
la piccola. Fate le brave ragazze grid loro dietro, ma
quelle erano troppo spaventate a causa di quanto era
successo per voltarsi a sorridergli. Attese che fossero
tutte scomparse dentro casa, quindi diede uno schiocco
di frusta. Non avrebbe voluto che le cose arrivassero a
quel punto, n aveva pensato a quel che sarebbe accaduto
poi. Tornato alla fattoria, il morale gli si risollev,
senza motivo alcuno. O forse per il fatto che una cosa
che da tempo incombeva su di loro era finalmente avvenuta,
schiarendo cos l'aria.
Fred non fece mai domande. I ragazzini non riuscivano
a capire perch la mamma non ci fosse e lui non
sapeva cosa poteva aver raccontato ai figli lei, quindi si
limit a dir loro di stare cheti a mangiare la cena. In
piena notte, ud Orville che piangeva e lo port nel letto
insieme a lui, dove si calm subito. Ma in seguito lasci
che piangessero fino ad addormentarsi, sperando che si
consolassero pi presto, cos.
Cercava di far da padre e da madre per loro, il che
non era facile. Quando fu sabato sera, piazz la tinozza
al centro della cucina e la riemp d'acqua calda dalla
stufa economica ed essi vi si immersero. Lui vers acqua
saponata sulle loro spalle magroline, come aveva visto
fare dalla loro mamma, e gli guard dentro le orecchie,
se fossero sudice, ma le sue mani non erano tanto delicate
e pratiche quanto quelle di lei e Dean, guardandolo
con occhi accusatori, gli disse: Mi fai male!
Fa' da solo, allora disse lui. Ma non li avrebbe certamente
lasciati crescere in citt, senza imparare a maneggiare
l'ascia o ad arare un solco bello dritto.
Aveva sentito parlare di una vedova, che viveva presso
certi parenti ad Harmon Springs e dipendeva da loro
per il mantenimento. Magari era un po' troppo vecchia
per le faccende di casa ma se l'avesse presa pi giovane
la gente avrebbe mormorato. Ci devo pensar su gli
disse costei, quando lui le ebbe spiegato il motivo della
sua venuta. Non stette a pensarci su tanto a lungo. Lui
stava risalendo sul calesse quando il portoncino si spalanc
e quella gli rispose di aspettarla che raccoglieva un
po' di roba. Quando si fu seduta accanto a lui sul calesse,
gli disse: Chiamatemi anche voi Mrs B. come tutti
quanti. Intendeva tutti quanti ad Harmon Springs.
Un po' perch aveva le cataratte in ambo gli occhi e
un po' perch le veniva il capogiro se in ginocchio frugava
con la scopa negli angolini bui, fatto sta che la
vedova non riusciva a eliminare tutta la polvere che il
vento portava in casa dai campi arati, n si accorgeva
che pentole e padelle avevano uno strato di grasso. Le
piaceva chiacchierare, e un ascoltatore valeva l'altro per
lei. Ditemelo pure se questo ve l'ho gi raccontato, non
mi va di ripetermi diceva, ma di fermarla non c'era
verso, n c'era la maniera di infilare una parola nel suo
continuo cicaleccio.
Bench riconoscente di non vivere pi della carit di
quei cugini di primo grado che alzavano le sopracciglia
quando lei si azzardava a chiedere un'altra porzione di
pollo in umido, nondimeno le giornate erano lunghe e
avrebbe voluto che la gente si riposasse di pi. Ad alcuni
lei poteva sembrare una contadina qualsiasi, se non
che la sua famiglia aveva dato allo stato del Tennessee
un deputato e un giudice. Son convinto, Mrs B., che
sarete molto fiera di loro disse a questo punto Lloyd
Wilson, affrettandosi a uscire.
Lei non riusciva a raccapezzarsi in quel suo continuo
andare e venire. Quando credeva che finalmente si fosse
calmato e lei, quindi, poteva attaccare a parlargli di tutto
quello che aveva messo in serbo per lui, eccolo che si
rimetteva la giacca e usciva di casa; a far che cosa, dal
momento che fuori era buio e le faccende erano tutte
fatte, non riusciva a immaginarlo.
Ehi, ehi diceva ai ragazzini, inseguendoli con uno
strofinaccio, se volete crescere sani e robusti come
vostro padre, non dovete aver paura del sapone!
Non  un crimine fare domande, specie se indirette,
e dalle riluttanti risposte ottenute da Fred Wilson la
vedova non stent molto a fare due e due quattro. Interrogava
anche i ragazzini sulla loro mamma e diceva con
sussiego: Spero di avere il piacere di conoscerla, un
giorno o l'altro.
Non le volevano molto bene ma almeno era una donna,
portava la gonna, quindi si appoggiavano a lei qualche
volta, per abitudine, o quando avevano nostalgia
della madre. Erano obbedienti, correvano quando lei li
chiamava, e per il resto del tempo si aggiravano qua e l
sempre insieme, come se avessero paura di venir separati.
Passando davanti a casa loro in bicicletta, Cletus era
conscio del fatto che Mrs Wilson non c'era pi, che
c'era invece quella vecchia. Non pi fette di pane appena
sfornato. Se vedeva i ragazzi di Wilson si fermava a
parlare con loro. Lloyd Wilson si comportava come se
tutto fosse uguale a prima. Cletus gli diceva, hai
un'aria molto vispa stamattina. Pensi che piover ancora?
Ma non era uguale a prima, dato che non veniva
pi a casa loro come un tempo era solito fare. E le
bambine Wilson non ci sarebbero state a scuola a vederloconseguire la licenza elementare.
Wayne aveva un cesto di giocattoli che teneva in casa
di zia Jenny, ma quella mattina anzich baloccarsi la
seguiva qua e l tutto il tempo, parlando incessantemente:
di che, lei ne aveva soltanto una vaga idea, dato che
l'ascoltava appena. Alla fine, perduta la pazienza, gli disse:
Wayne, tesoro, sta' zittino un momento, non riesco
neanche a sentire quel che penso! E dal modo in cui
lui stava l, a guardarla, zia Jenny si rese conto che aveva
perfettamente capito che lei era stanca e stufa di quello
che stava accadendo, l da loro in campagna, e che sapeva
anche perch la mamma non riusciva pi a badare
a lui completamente come prima. Non che importi poi
tanto, se li sento o non li sento, i pensieri che mi passano
per la testa. Devi perdonarmi, povero caro. Non sono
tanto in me, stamattina. Vieni qua. E, sedutasi su una
sedia a dondolo, lo prese in grembo. Lui le mise la testa
su una spalla. E si dondolarono.
Dopo un po' lui disse: Zia Jenny, cosa succede se...
cosa succede se uno si sveglia, dopo che l'hanno messo
nella tomba, e non riesce a uscir fuori?
Questo non pu succedere. I morti sono gi in cielo.
E il giorno del giudizio risorgeranno. Le loro anime si
ricongiungeranno con i loro corpi e vivranno felici e
contenti per sempre. Guardandolo, lei si rese conto
che in parte ci credeva e in parte no, avendo visto i corvi
accanirsi sulle carcasse di animali morti.
Quando la madre venne a prenderlo, radun le sue
cose e stava l ad aspettarla, ma lei gli disse: Corri fuori
a giocare. La zia Jenny e io dobbiamo parlare di certe
cose.
Il piazzale della fiera era deserto. Il circo aveva levato
le tende dieci giorni prima ed era ancora presto per la
fiera conteale. Non c'era niente da guardare e nessuno
con cui parlare. Quando si stanc di aspettare sui gradini
d'ingresso, torn in casa. Ma la madre gli ordin di
uscir fuori di nuovo.
Passer, diceva Clarence fra s e s, le passer. Purch
lui usasse pazienza e non spingesse Fern a fare qualche
sciocchezza. E paziente era, fino a un certo punto. Molto
paziente, a suo modo. Ma lei sapeva dove aveva tracciato
una riga e, sfidandolo, passava oltre quel limite.
Quando usciva dai gangheri, lui faceva cose che in seguito
avrebbe stentato a credere. Una volta che stavano
litigando lei si mise a urlare e Victor, preso un secchio
pieno d'acqua, glielo rovesci addosso. Quella doccia
fece tornare in s Clarence. Abbass gli occhi e vide che
stringeva in mano l'attizzatoio.
Quello che faceva lei, lo faceva deliberatamente; e
non se ne mostrava mai pentita.
Qualcuno aveva alzato troppo lo stoppino del lume a
petrolio. Si form un fine strato di fuliggine su ogni
cosa. Si sarebbe aspettato che lei scoppiasse in lacrime
e si mettesse a tirar gi le tendine della saletta. Invece si
mise a ridere.
Le chiese di andare con lui a trovare i suoi genitori e
lei si rifiut. Ma se non vieni penseranno che non si va
d'accordo.
Il che  la verit.
Hanno avuto gi abbastanza pensieri in vita loro.
Non voglio dargliene ancora.
Non occorre disse lei, tanto lo sanno gi. Lo sanno
tutti. La gente non ha altro cui pensare.
Poich c'era del lavoro da fare in campagna, lui cedette
e prese su la giacca.
Tutti i calzini avevano dei buchi. Le fragole erano
mature e lei non si dava la briga di raccoglierle. Lasciava
i fagiolini sulla pianta finch erano troppo duri per
mangiarli. Non aveva pi una moglie, lui: solo una prigioniera.
Senz'acqua da troppo tempo, il cactus sul davanzale
della saletta avvizz e fin fra l'immondizia. Quando le
portavano la ciotola con gli avanzi, la cagna veniva a
mangiarli, li divorava, poi tornava dentro la sua cuccia.
I gatti seguivano Fern Smith qua e l, facendo al solito
le fusa, con le code rizze. Poich non erano n fedeli n
obbedienti neppure loro, non vedevano per quale motivo
avrebbero dovuto esserlo le donne.
La vedova sapeva che, se avesse seguitato a parlargli
abbastanza a lungo, avrebbe costretto Fred Wilson ad
abbassare il giornale che gli nascondeva la faccia e starla
a sentire. Volente o nolente. E lui venne cos a sapere di
suo marito, delle sue abitudini quotidiane, della vita
dura che essi avevano condotto: le frequenti malattie, la
perdita del podere perch non erano pi riusciti a pagare
le rate del mutuo ipotecario, il figlio minore - suo
prediletto - morto di peritonite, il maggiore che non
veniva quasi mai a trovarla perch senn la moglie lo
rimbrottava, la figlia che viveva lontano, troppo lontano,
e non scriveva mai, tranne che qualche rara volta, per
dirle che le cose non le andavano bene per niente. In
cambio di tutte queste informazioni, di cui non aveva
particolarmente bisogno, Fred Wilson si sentiva in dovere
di raccontarle qualcosa a sua volta, sicch le parl
della lunga e penosa malattia di sua moglie. Poverina
disse lei, compassionevole. Per adesso sta meglio. Ha
finito di tribolare.
Quando lui le disse che era grato al nipote per averlo
preso in casa dopo la morte della moglie, la vedova disse:
Ma non sareste pi felice in casa vostra?
Volevo troppo bene a mia moglie per potermi mai
risposare disse lui, con fermezza. Non sar stato buono
di leggere nel pensiero di chiunque, ma gli era facile
leggere in quello di lei.
La vedova aveva altre frecce al suo arco. Un giorno
incontr il colonnello Dowling, lungo lo stradello degli
Smith, e lui le fece un inchino. Ne rimase sconvolta per
sempre. Viveva, nella sua fantasia, una vita mondana
talmente intensa che non poteva mai sentirsi sola. Il
colonnello le diceva: Mrs B., vi andrebbe di fare un
giro con la mia automobile? E lei rispondeva: No,
grazie oppure: Be', visto che insistete a seconda dell'umore.
In casa di zia Jenny, in un cassetto del com zeppo di
cianfrusaglie femminili, c' anche una foto ovale di lei
all'et di ventitr anni. Ogni altra sua foto lei l'ha distrutta.
Non  mai stata una bella donna, ma neanche
era brutta quanto lei si vedeva. Quando era stata presa
quella foto, lei era innamorata cotta di Tom Evans ma,
chiss perch, l'amore, anche il pi ardente, anche quello che ti distrugge l'anima, non viene mai colto dall'obiettivo
di una macchina fotografica. Diresti quasi
che non esiste.
Gi da basso, su una mensola, accanto a un vaso di
rose finte, c' una foto di lui, dello stesso formato di
quella, presa nel medesimo periodo. Tom ha i capelli
folti, pettinati all'indietro, porta un alto colletto rigido e
la sua fisionomia non denota pressoch nulla, tranne
l'origine gallese. Suo padre e sua madre erano metodisti
arrabbiati, ma la rigida concezione del mondo che cercarono
di trasmettergli non aveva retto alla prova dell'esperienza
e lui aveva finito per non credere in Dio.
Credo nel pagare puntualmente le cambiali diceva,
quando gli andava di sfottere le anime pie. E nelle
buone maniere.
Lavorava sodo, perch lavorare gli piaceva, ed era
parsimonioso perch anche questo gli dava gusto. Lavorava
sotto padrone non perch avesse una mente ordinaria
ma perch la citt non avrebbe potuto permettersi
una seconda bottega di idraulico. Di tanto in tanto si
concedeva un boccale di birra, ma le porte oscillanti di
un bar non avevano, per lui, un'irresistibile attrattiva.
Questo suo essere schizzinoso poteva spiegarsi soltanto
presumendo che il figlio di un aristocratico e quello di
un popolano fossero stati scambiati nelle rispettive culle.
Se non che nella contea Logan non v'erano castelli,
donde un bimbo potesse esser rapito nel cuore della
notte, e neppure aristocratici. Quindi si sarebbe dovuta
trovare qualche altra spiegazione.
Mor, fra atroci tormenti, in seguito a una colica di
fegato, quando aveva da poco passato la cinquantina, e
quella foto ovale, adattandosi alle circostanze, era adesso
chiaramente la foto di un defunto.
Non avrebbe potuto volerle pi bene, a Fern, se fosse
stata proprio figlia sua. Agli estranei sembrava, allora,
che zia Jenny fosse ridotta al rango di loro serva. Servirli
era, d'altronde, il suo unico piacere; e non si chiedeva
neppure se l'apprezzassero a sufficienza. Oppure affatto.
L'innocenza  definita, sui vocabolari: mancanza assoluta
di colpa; nettezza da peccato, specialmente per
mancanza di malizia, per incapacit di concepire il male;
purezza di cuore; preziosa semplicit; ingenuit; sincerit
disarmante; limpidit eccetera. Non v' connotato di
questa parola che non possa applicarsi a zia Jenny.
Senza quell'uomo corpulento, aristocratico, che russava
come un contrabbasso sul suo lato del letto; senza
la fanciulla dagli occhi vispi il cui fiocco nei capelli
andava di continuo riannodato; senza i loro discorsi a
tavola e quel suo robusto appetito e senza dover esser
pronta in tempo per andare in chiesa;, senza ridere fino
alle lacrime, senza le preoccupazioni per sbarcare il lunario,
per le bollette da pagare, per la mancanza di lavoro
dovuta a motivi stagionali oppure imprevista; senza
i balocchi da raccattare, senn magari qualcuno ci inciampava;
senza le sette camicie da lavare e stirare, una
per ogni giorno della settimana; senza il ginocchio sbucciato
e l'urto di nervi; senza i malintesi da chiarire, le
voci che la chiamavano in qualsiasi momento cos che le
toccava tralasciare una faccenda per sentire cosa volevano
da lei, senza tutto questo, cosa ti resta? Mistero. Come
mai non se n'era resa conto, che sarebbe durato
tutto cos poco?
Quando era sconvolto al pensiero di quei soldi che
prima erano depositati nel libretto di risparmio alla
National Bank di Lincoln e che adesso, invece, non
c'erano pi, Lloyd Wilson rammentava a se stesso che
aveva ben avuto l'opportunit di contestare la sentenza,
di ricorrere in appello, e invece aveva detto semplicemente:
Dove devo firmare? La moglie lo aveva ripulito,
ma lui le doveva qualcosa, e non poteva far patire
la fame alle figlie. Non gli era passato per la mente,
per, che lei gli avrebbe messo contro le bambine. In
chiesa sedevano accanto alla madre e se lui cercava di
cogliere il loro sguardo o se sorrideva loro, esse seguitavano
a guardare innanzi a s, nel vuoto.
Da grandi l'avrebbero pensata diversamente, forse,
ma nondimeno egli ne era ferito. Cambi la polizza
di assicurazione, rendendone unici beneficiari i figli
maschi.
Mrs Stroud si rec al suo podere di mattina presto
per evitare il caldo pi intenso. Mentre ispezionavano il
granaio, gli disse stizzita: Le vostre vicende coniugali
non mi riguardano, ma non mi va di vedere la fattoria
rovinarsi e andare in malora per colpa loro. La donna
che avete assunto per le faccende di casa  vecchia e
mezzo cieca. La casa non  pi come la teneva vostra
moglie.
Lo so disse lui, n evasivo, una volta tanto, n al
limite dell'insolenza.
La mia casa in citt  sempre pulita e non vedo alcun
motivo per cui questa, che  anch'essa mia, in fin dei
conti, non debba esserlo altrettanto.
Gliene parler egli promise, asciutto. Ma non le
disse niente. Quasi fosse dotato di una seconda vista,
considerava temporanea quella sistemazione.
Mentre camminava al fresco all'ombra della casa,
Cletus ud delle voci. La voce di sua madre. Poi la voce
di zia Jenny. Lo sapeva che il barattolo dei biscotti era
vuoto, ma lo stesso ci infil dentro una mano, sperando
in una sorpresa e, mentre tastava intorno, ud sua madre
dire: E stato sabato. Ero nervosa, certo. Ma risult
che non c'era motivo. Attese che lui fosse salito su
in camera sua, prima di soggiungere: Tornata a casa
dissi, a chi sai tu: Ti interesser sapere che mi sono
consultata con un avvocato. Era arrivato il momento
di dirglielo.
Non so se avrei fatto lo stesso disse zia Jenny.
Certo no, se volevo evitare fastidi.
Fern Smith non intendeva evitare fastidi; anzi, voleva
crearne. Era la sua unica speranza.
Lo ha messo in riga. Come prevedevo.
La zia Jenny indic, con lo sguardo, il ventilatore sul
soffitto.
Se non si fanno nomi come pu, Cletus, capire di chi
stiamo parlando? Non ho fatto nessun nome, io.
Che ha detto, lui?
Clarence?
No, l'avvocato.
Mi  stato a sentire, mi ha fatto delle domande e alla
fine mi ha detto: Credo, Mrs Smith, che possiamo tranquillamente
intentare causa.
Causa, che causa? si chiese Cletus.
Ora che la moglie lo aveva lasciato, che cosa le impediva
di gettarsi uno scialle sulle spalle e correre, per i
campi, a casa di Lloyd Wilson? L'intera comunit. Un
conto era comportarsi in modo da provocare pettegolezzi
e un altro vivere apertamente nel peccato. Ne avevano
parlato spesso. A lei non importava, se anche tutte le
donne di sua conoscenza le avessero tolto il saluto, se
non che non avrebbero permesso ai loro mariti di avere
a che fare con lui e ci poteva rendere le cose assai
difficili. Non c'era uomo, per chilometri all'intorno, che
non fosse indebitato con lui per qualcosa, ma l'unico
che gli mostrasse un po' di gratitudine era - fino a ieri
- Clarence.
E Mrs Stroud?
Mah. Con lei era tutto possibile. Quando veniva alla
fattoria, in quei giorni, aveva un'aria sorniona sul viso,
insolita in lei: come se se la godesse per l'impiccio in cui
lui si era andato a cacciare e seguisse divertita gli sviluppi
della situazione.
La gente sopporta un tanto e non pi. E c' una linea
che non puoi oltrepassare, per quanto magari vorresti.
Se lui l'avesse oltrepassata e se poi avesse ricevuto una
lettera in cui la padrona l'informava che, dal prossimo
primo marzo, non aveva pi bisogno dei suoi servigi,
dove sarebbero andati a sbattere la testa? Chi lo avrebbe
preso come mezzadro, una volta venuto a sapere che
viveva con una donna che non era sua moglie? Il coraggio
veniva loro meno.
Clarence le credeva quando Fern gli diceva che non
aveva n visto n parlato con Lloyd, ma sapeva - nel
midollo delle ossa - che essi comunicavano fra loro in
qualche modo. Interrogava i ragazzi e frugava in bislacchi
ripostigli qua e l per la fattoria: un albero cavo, un
pollaio in disuso, un capannone abbastanza lontano
dalla casa perch Lloyd lo potesse raggiungere di notte
senza rischiare d'essere visto. Se non che il cane avrebbe
abbaiato; e i ragazzi chiaramente non sapevano nulla. Di
quello, perlomeno. Quanto sapessero del resto non gli
andava di pensarci. Certe volte lei era cauta e parlava a
bassa voce, o andava a chiudere la porta; certe altre,
invece, non le importava niente che la sentissero. N
badava a quel che diceva. In capo alle scale, in camicia
da notte, gli gridava: Tratti i cavalli meglio di come
tratti me! Non era vero, e lei lo sapeva.
Diceva che, quando lo aveva sposato, era innamorata
di un altro. Lui non sapeva se crederle o no; poteva
darsi che se lo fosse inventato l per l, per farlo sentire
dalla parte del torto.
And in citt e, tornato ubriaco, le mont sopra. Non
serv a nulla. Lei si difese a graffi, come un gatto selvatico,
e lui cadde dal letto e giacque in terra tra le coltri
aggrovigliate. Con l'animo improvvisamente stanco, si
addorment e si risvegli soltanto a giorno fatto, con il
mal di testa e la bocca cattiva. Il letto era vuoto.
And a parlare con il pastore battista ed ebbero un
lungo colloquio. Nello studio del religioso, a porte chiuse,
certe cose stent a confidarle, ma dopo averle dette
si sent meglio. Il pastore aveva un'espressione compassionevole
in faccia quando gli disse: Perch non ci inginocchiamo,
ora, a chiedere l'aiuto del Signore? Pregarono.
E lui non si sent in imbarazzo. A quel punto,
avrebbe fatto qualsiasi cosa. In piedi sulla soglia di casa,
con la pioggia che gli sferzava il viso, il pastore gli disse:
Dille di venire a trovarmi. Pu darsi che riesca a indicarle
la retta strada del dovere.
Fern Smith non and a parlargli. Invece and in citt,
nella casetta dirimpetto al piazzale della fiera. Quando
l'opinione di zia Jenny non era conforme alla sua poteva
non tenerne conto.
La vedova non poteva fare a meno di correre alla
finestra quando passava un carretto, per guardare chi
vi fosse su. Difficile, quindi, che non potesse accorgersi
che il suo datore di lavoro aveva qualcosa per la testa.
Pover'uomo, aveva nostalgia della moglie e si doleva
per come si era comportata. Dal canto suo, la vedova
intendeva cercare di fargli capire - attendeva solo il
momento propizio - che non doveva aver paura che la
moglie non lo avrebbe perdonato. Se lui fosse andato
da lei con il giusto stato d'animo e le avesse detto che
gli dispiaceva, certo le cose si sarebbero riaggiustate.
Poi, se fosse tornata, dopo averlo perdonato, forse la
moglie sarebbe stata contenta di avere un aiuto per i
lavori di casa.
E se no...? Eroicamente, Mrs B. decise che non bisognava
anteporre egoistiche considerazioni alla felicit di
Lloyd Wilson.
Cletus entr nella stalla delle vacche e i gatti gli fecero
le feste. Suo padre stava gi mungendo Flossie. Victor
avrebbe dovuto esser l anche lui a mungere, invece se
n'era andato a far bisboccia, bench non fosse festa nazionale.
Cletus prese sgabello e secchio e si sedette.
Cerc di adeguare il ritmo della sua mungitura a quello
del padre. La vecchia Bess si mosse, inquieta, e lui le
disse: Buona. I gatti gli si strusciavano contro le caviglie,
ma lui non li sentiva. La sera avanti, la terribile
voce gli aveva messo addosso una nuova paura: Posso
andarmene da questa casa in qualsiasi momento, quando
mi pare, portando i figlioli con me. Lui si era poi
addormentato come al solito, profondamente, come se
niente fosse stato, ma stamani, mentre mangiava latte e
cereali, la paura era tornata.
Vide Blackie immobile, incantato, e gli schizz dentro
la bocca aperta un po' di latte. Aveva sedici anni, quel
gatto, e le orecchie tutte smozzicate a furia di risse; ed
era quasi del tutto sdentato.
Non se ne andr, pens Cletus. Ma perch, d'altro
canto, non avrebbe dovuto andarsene? Avrebbe potuto
fermarla soltanto la paura. Ma lei non aveva paura del
marito. N di lui, n di nessuno, n di niente.
Il livello del latte saliva, nei due secchi. Suo padre
fischiettava lo stesso motivetto malinconico che fischiettava
tutto il giorno, adesso. Quando si alz, Cletus gli
disse: Ho sentito qualcosa, ieri sera.
Fuori?
No.
Non dovresti ascoltare i discorsi che non ti riguardano.
Non ho ascoltato apposta.
Capisco. E cos' che hai sentito?
Mamma ha detto che potrebbe, ha detto, andar a
stare in citt e portare me e Wayne con lei.
Attraverseremo quel ponte quando ci arriveremo
disse suo padre, facendo ricorso a un proverbio.
Pap...
S, figliolo.
Prometti che non ti arrabbi se dico una cosa? Attese.
Nessuna risposta dallo stallo accanto. Per favore,
non litigare con lei, pap, per questo.
Perch? Vuoi andarci, a stare in citt con lei?
No, lo sai. Ma non avresti dovuto dirle che non glielopermetti. Quando le dici che una cosa non pu farla,
 quella volta che lei la fa per forza.
Ma che razza di saputo!
Un ceffone lo mand a gambe all'aria. Quello che il
ragazzo aveva detto era vero, ma non serv a nulla. Il
secchio si rovesci, il latte allag il pavimento. Con un
orecchio che gli ronzava e tutto un lato della faccia intorpidito,
Cletus si tir su e rimise a posto lo sgabello e
raccatt il secchio e lo mise sotto alla mucca. Cercava di
non piangere, ma le mani gli tremavano, e il latte schizzava
irregolarmente dentro al secchio.
La prossima volta che mi dirai come devo regolarmi
nei miei affari, non ti beccherai solo una sberla. Ti torcer
il collo, com' vero Iddio disse Clarence Smith.
Raccatt lo sgabello e si trasfer nello stallo adiacente, si
sedette e, con la testa appoggiata al ventre della vacca,
riprese a fischiettare quel triste motivo.
Il discorso non prese la piega che la vedova avrebbe
desiderato. Si aspettava che Lloyd Wilson le aprisse il
cuore, invece le rispose: S, be', ci penser su. Quindi
si immerse nella lettura dell'Almanacco dell'agricoltore.
Lei interruppe il suo lavoro all'uncinetto per spingergli
il lume pi accosto. O non gli andava di parlarne,
oppure aveva qualcos'altro in mente, che non si decideva
a confidarle. Forse, stava in pensiero per i soldi. O
magari poteva darsi che Mrs Stroud facesse delle difficolt.
Non era una donna tanto simpatica quella, e ficcava
il naso dappertutto.

 8.
LA MACCHINA DELLA GIUSTIZIA.

Clarence stava rinsaldando il cancello del pascolo con
un rotolo di fil di ferro quando gli venne il sospetto che
lei se ne fosse andata. Si mise a correre. Si immaginava
il biglietto appoggiato alla zuccheriera sul tavolo di cucina.
Quando entr, spalancando la porta, la vide accanto
alla stufa, con i capelli umidi di vapore acqueo, che
rimestava i panni nel grande bollitore di rame. Si guardarono
negli occhi un momento, poi lei disse: No, sono
ancora qui.
Quando effettivamente se ne and, lui non ne ebbe
alcun presentimento.
Venne informato per posta, dall'avvocato di lei, che
qualsiasi tentativo di mettersi in contatto con la donna
o con i figli, se non per mezzo suo, sarebbe stato considerato
come un atto di molestia e, pertanto, tutte le
misure necessarie a proteggerla sarebbero state prese.
Il passo successivo fu un avviso del cancelliere conteale:
la donna gli intentava causa di divorzio.
Poco dopo, Fern Smith si rec dall'avvocato per parlare
con lui di un esposto che aveva ricevuto dal legale
di Clarence. La cosa non era ormai pi in mano loro.
Avevano smesso di inveire l'uno contro l'altra e riponevano
la loro fiducia nei patroni di parte. Di conseguenza,
come le cose si sarebbero fatte apparire era quel che
contava, non gi come erano in effetti.
L'istanza di divorzio e la controquerela furono discusse,
in un unico procedimento, durante la sessione d'autunno
del tribunale. Sia fra i giurati, sia fra il pubblico,
c'erano persone che Clarence Smith conosceva e, distogliendo
gli occhi da loro, gli toccava stare a sentire la sua
vita pi intima messa a nudo. Non si riconobbe nel ritratto
che l'avvocato di Fern fece di lui e si chiedeva
come costui potesse, con un tal timbro di sincerit, affermare
cose che certo doveva sapere quanto fossero
infondate e false. O come poteva Fern atteggiarsi a vittima,
quando era stata lei stessa a provocare tutto. L'avvocato
di lei aveva convocato una mezza dozzina di testimoni,
i quali si mostrarono lieti di attestare che lui
aveva un brutto carattere, il che lo sorprese. Non sapeva
di avere nemici. A suo discarico aveva un solo teste, ma
contava su quest'unico testimone per comprovare la
falsit di tutto quanto era stato detto contro di lui.
Pressoch irriconoscibile, in abito nuovo e rasato dal
barbiere, il bracciante rese testimonianza di intimit.
Us anche altre parole che gli erano state messe in bocca
dal difensore di Clarence. In varie occasioni - disse
- aveva visto la querelante e Wilson abbracciati, o
baciarsi, o lui con la mano infilata sotto la camicetta di
lei. Quando il suo datore di lavoro era assente, Wilson
entrava in casa e gli scuri della camera al piano di sopra
venivano chiusi e passava un'ora, talvolta anche di pi,
prima che Wilson ricomparisse.
Camminando su e gi davanti agli scranni della giuria
popolare, l'avvocato di Fern Smith parl eloquentemente
dei legami fra le due famiglie e, in particolare, dell'amicizia
fra i due uomini. Non era forse un dato di
fatto, non era forse un incontrovertibile dato di fatto
che per molti anni, prima che i rapporti si guastassero,
Lloyd Wilson si recava di frequente in casa di Clarence
Smith, non a sua insaputa ma con il suo beneplacito,
anche quando lo stesso Smith era assente? Prima di
procedere al controinterrogatorio, ci teneva a far presente
- onde mostrare quanto attendibile fosse la deposizione
del teste a discarico - il fatto che il teste stesso
aveva il fiato raramente scevro dall'odore di alcool e,
altres, che aveva trascorso la notte del 4 luglio in guardina
per ubriachezza molesta.
Il difensore di Clarence balz in piedi a questo punto
esclamando: Vostro Onore, mi oppongo! E il giudice
acido disse: Obiezione respinta.
Victor fu facilmente incastrato e indotto a dire cose
che non intendeva dire, e che non potevano essere vere,
e la sua confusione fu tale che nell'aula si rise a pi
riprese. Dopo di che, Clarence fu chiamato a deporre,
sotto giuramento, e ud dire, sul suo conto, cose che in
coscienza non poteva negare. Quello che l'avvocato di
Fern non disse ai membri della giuria fu che, a scatenare
il suo comportamento violento, erano state gravi provocazioni.
E quando Clarence cerc di dirlo, il giudice lo
riprese, ordinandogli di limitarsi a rispondere alle domande
che gli venivano poste.
Nessuno disse, in tribunale, che Clarence Smith era
stato trafitto al cuore dal disamore della moglie per lui,
e anche se questo fosse stato detto non avrebbe fatto
alcuna differenza.
Il giornale della sera rifer che a Mrs Fern Smith era
stato concesso il divorzio per colpa del marito, sulla
base di estreme e ripetute crudelt, mentre le accuse
mosse nella controquerela non erano state riconosciute
valide dalla giuria. Clarence Smith fu quindi condannato
a corrispondere la somma di cinquanta dollari mensilmente
a titolo di alimenti e alla donna venne affidata la
custodia dei figli.
Il frinire delle cicale si affievol e si spense, solo per
riprendere poco dopo, in cima agli alberi. Con zia Jenny
che lo indirizzava e gli diceva quel che doveva
prendere di volta in volta, Cletus sistemava un carico
di ciarpame dietro l'altro: lo trasportava fuori dalla
cantina e andava a depositarlo nel vicolo dietro casa.
Barattoli di vernice o di pittura da tempo disseccate.
Vasi e vasetti di conserve andate a male o troppo vecchie
per poter essere consumate. Flaconi di medicine
vuoti. Fasci di vecchi giornali e riviste. La testiera di
un letto di ferro. Una sedia spagliata. Una stufetta rotta.
Un paiolo con un buco in fondo. Parafuoco tanto
mangiati dalla ruggine che ci potevi infilar dentro un
dito. Di tanto in tanto la zia decideva che qualcosa -
una cornicetta di bamb dal vetro rotto o un vestito di
seta macchiato sotto le ascelle - era ancora troppo in
buono stato per buttarlo via e veniva collocato in disparte,
finch a lei non venisse in mente a chi regalarlo.
Frugando in una scatola di vecchie lettere, trov un
libretto di risparmio esaurito e ne sfogli le pagine,
pensosa. Ho un po' di soldi da parte disse. (Perch
lo disse? Era una cosa che si era riproposta di non rivelare
a nessuno...) Tom aveva una polizza d'assicurazione
sulla vita che alla sua morte venne liquidata.
Non apparterr alla stessa categoria di John D. Rockefeller,
ma ti accorgeresti che cinquemila dollari sono
un bel gruzzolo, se ti provassi a raggranellarlo... Andr
tutto a tua madre, alla mia morte. Volevo soltanto farti
sapere come stanno le cose. Il che non era l'esatta
verit; quello che voleva realmente era che lui dicesse
qualcosa, che si mostrasse sorpreso a tale rivelazione,
sia pure fatta controvoglia. Intendo dire che di fame
non morirai soggiunse.
Dovettero mettercisi in due per trasportare il materasso
di crine chiazzato di muffa. Dopo di che lei disse:
Per oggi basta. C' anche uno sgabuzzo da svuotare.
Ma non  urgente. Chiuse la porta della cantina e gli
porse il lucchetto, che aveva nella tasca del grembiule.
Quindi tornarono in casa dall'ingresso posteriore. Avrebbe
voluto dirgli: Non mi piace com' andata a finire
la faccenda, n pi n meno come non piace a te
ma non se la sent di dirlo per paura che Cletus pensasse
che non era contenta di ospitarli in casa sua.
Gli fece lavare le mani nel lavello in cucina e gli diede
un bicchiere di latte freddo e una grossa fetta di torta ai
mirtilli.
Appoggiato all'acquaio, lui diede una sorsata al latte
poi disse: Quando Victor e pap tornano dal lavoro dei
campi chi gli fa da mangiare?
Nessuno, per quel che ne so io. Non sar facile per
loro, certo, ma chiunque  capace di friggersi due uova
alla pancetta e farsi il caff.
Sono abituati a mangiare di meglio.
Si prender una che gli governi la casa, come Wilson
lei disse, e si sarebbe morsa la lingua.
Verrai a pranzo da noi, domenica, va bene? gli promise
sua madre. Vieni direttamente dalla chiesa, cos si
sta assieme di pi.
Clarence non poteva dirle di no, in nessun modo,
senn avrebbe rifiutato l'invito. Non le disse neppure
che aveva smesso di andare in chiesa.
Quando furono a tavola, vide che sua madre gli aveva
preparato i suoi piatti preferiti e cerc di mangiare,
quantunque non avesse appetito. Dal disagio di suo padre
e dalla mancanza di qualsiasi espressione sul volto di
lei, arguiva che sua madre era offesa. Si aspettava che lui
le dicesse tutto ci che non aveva detto in tribunale, e
poich non apr bocca si convinse che fosse perch non
si fidava dei genitori.
Pensavamo che i ragazzi ci venissero a trovare disse,
ma finora niente. Mi sa tanto che  Fern a non farli
venire.
Non credo che glielo impedirebbe ribatt lui, evitando
il suo sguardo.
Suo padre e sua madre erano le uniche due persone
in cui avesse fiducia, a questo punto, ma da dove cominciare?
Dal fatto che stentava a racimolare i soldi da passare
all'ex moglie ogni mese? Non poteva dir loro niente
che non li addolorasse, e poi, comunque, non avrebbe
sopportato di parlarne.
Sapeva cosa gli era stato fatto ma non che cosa avesse
fatto per meritarselo.
Gli avrebbe giovato se, a un certo punto, il pastore
battista, durante la predica, appoggiando i gomiti al
pulpito e curvando le spalle, avesse detto: La gente n
riceve quel che merita n si merita quel che riceve. I
buoni e i fiduciosi vengono calpestati. Il ricco riesce a
passare in un modo o nell'altro per la cruna di un ago,
e serve a poco, o non serve a nulla, aver fede nella divina
provvidenza... D'altro canto, come poteva un predicatore,
battista o altro, dir questo?
L'avvocato consigli a Fern che era meglio non si
facesse vedere con Lloyd Wilson per un po'. Quando si
scrivevano, andavano essi stessi a imbucare. Le lettere di
lei erano molto lunghe, quelle di lui corte. Non gli veniva
naturale, a lui, mettere i sentimenti sulla carta. Ma
quando lei leggeva e rileggeva quelle lettere, le parole
che non v'erano vi venivano messe dalla sua immaginazione,
finch lei si convinceva che lui l'amava quanto
l'amava lei.
La cagna aspettava, ogni pomeriggio, presso la cassetta
delle lettere. Lo sapeva quand'era ora di radunare le
vacche, se non che il ragazzo poteva venire e non trovarla
l. Quindi seguitava ad aspettare. E quando vedeva
l'uomo avanzare scappava fra il granturco, ma non tanto
lontano. Non tentava realmente di sfuggire alle bastonate
che sapeva che l'uomo le avrebbe dato.
Cletus prese a recarsi alla fattoria in bicicletta e sua
madre gli disse: Preferirei che non ci andassi. Quando
lui le chiese perch, la madre assunse un'aria infelice.
Per favore, non discutere con me, Cletus. Se tuo padre
volesse vederti lo direbbe.
Era solo una lieve esitazione a impedirle di dirgli ogni
cosa. Prima o poi, quando lui fosse diventato grande, gli
avrebbe tenuto un discorso, a quattr'occhi, raccontandogli
tutto dall'inizio, e lui, rendendosi conto di quante
ne aveva passate, l'avrebbe perdonata. Tuo padre non
voleva rendermi la mia libert gli avrebbe detto, quindi
sono stata costretta a ricorrere al tribunale per averla...
In quelle immaginarie conversazioni, non le veniva
mai di pensare che il figlio potesse non perdonarla. Se
Lloyd non si fosse innamorato di me immaginava se
stessa dire, o se avesse amato sua moglie, mi sa che
avrei seguitato a stare sposata con tuo padre, per mal
accoppiati che fossimo...
Al ricordo delle mani di Lloyd Wilson posate sulle
sue spalle, quando lui si chinava a baciarla, rabbrividiva
di felicit.
A furia di guardarla fisso di continuo, Wayne fece
conoscenza con una ragazzina di nome Patsy che abitava
in una casa poco distante da quella di zia Jenny. Aveva
un triciclo. A turno, essi scarrozzavano con quel triciclo
su e gi per il marciapiede di cemento. Solo di tanto in
tanto litigavano, per stabilire a chi toccasse. Wayne andava
a casa di Patsy e vi si tratteneva fino all'ora di
pranzo e quando la mamma di Patsy gli chiedeva se
voleva restare a mangiare con loro, lui rispondeva sempre
di s. Lei gli diceva: Non pensi che dovresti fare un
salto a casa tua ad avvertire la mamma? E lui ribatteva:
No, tanto non si inquieta.
La mamma di Patsy pensava che sarebbe stato carino
da parte della madre di Wayne dire: Grazie per esser
cos gentile con mio figlio o qualcosa del genere, anzich
non darsi neppure la briga di guardar su quando
passava davanti a casa. E poi, il nome sul giornale e via
discorrendo.
In una piccola citt come Lincoln non ci sono segreti
ben custoditi. Qualcuno disse a qualcun altro, che disse
a un terzo che rifer a Clarence la faccenda di quelle
lettere, belle gonfie, che Fern andava a imbucare nella
cassetta verde, davanti alle poste, dopo l'imbrunire.
Non ci volle molto perch questo avvenisse. N Fern
tard molto a rendersi conto che Clarence lo sapeva.
Solo adesso, dopo che la lunga battaglia era stata vinta,
lei cominci ad aver paura. Si sorprese a pensare, per
la prima volta, a Clarence. A quello che gli aveva fatto.
E a quello di cui poteva, lui, essere capace. Lei non lo
voleva, quel mensile di cinquanta dollari. Era stato l'avvocato
a proporlo. Fern si trov allora a rivivere il
momento in cui Clarence, impugnando l'attizzatoio, si
era avventato su di lei. E altri episodi del genere.
La cagna arriv di corsa gi per lo stradello e si gett
su Cletus e questi, lasciata cadere la bicicletta, affond
il viso nella sua pelliccia. Ma, dopo di questo, nulla and
come aveva pensato che andasse. Si era aspettato di
seguire il padre qua e l, aiutandolo nei suoi mestieri,
invece restarono in casa seduti tutto il pomeriggio a
cercare qualcosa da dirsi.
Non dir falsa testimonianza ammonisce la Bibbia.
Ma perch no, dal momento che i giurati non vedono la
differenza tra la verit e un mucchio di bugie, come
pure il giudice. Vestita di nero, con la veletta, quasi
fosse in lutto, asciugandosi in continuazione gli occhi
con un fazzoletto, quella donna li aveva ingannati tutti.
La Bibbia dice anche: Non desiderare la donna d'altri.
E a lui era stato ordinato di dar loro cinquanta
dollari al mese. Quella era dunque la loro ricompensa
per aver infranto i dieci comandamenti.
Come spiegare tutto questo a un ragazzo appena
grandicello? E poi si vergognava, provava vergogna e
imbarazzo per quello a cui il figlio aveva dovuto assistere.
Sapeva che Cletus avrebbe preferito stare con lui, ma
neanche questo gli era possibile.
In seguito alle umiliazioni di quel giorno in tribunale,
il concetto di causa ed effetto aveva subito, in Clarence
Smith, una permanente distorsione. La sua mente era
gremita di pensieri che, presi uno a uno, erano perfettamente
ragionevoli ma in sequenza non avevano senso.
Non sapeva quanto lunghi fossero certi suoi silenzi.
Alla fine le lancette dell'orologio gli concessero di
dire: E ora che ti avvii verso casa.
Non posso restare per aiutarti a mungere?
Non  prudente andare in bicicletta quando  buio.
Mi scosto, se arriva una macchina.
 meglio che vai ora. Tua madre star in pensiero.
Lui rivolse un cenno di saluto al padre, ritto sui gradini
della veranda, poi, dopo aver tirato su con un piccolo
calcio il sostegno della bicicletta, annesso al parafango
posteriore, disse alla cagna: No, Trixie. Non
guardarmi in quel modo. Non puoi venire con me...
No... No, mi hai sentito? No!
Il sabato seguente chiese a sua madre se poteva andare
in bicicletta alla fattoria e di nuovo lei gli rispose:
Preferirei di no.
Non se la sentiva di dirgli che il padre aveva mandato
a dire, tramite un vicino, che non doveva mandarlo pi.
Se siano loro parte della casa o la casa sia parte di
loro, ecco una domanda alla quale i figlioli non sono
disposti a rispondere. Dopo avergli portato via la cagnetta,
gli portassero via pure la cucina con l'odore di
qualcosa di buono nel forno per cena. E poi l'odore del
ranno, della lana appesa a sciorinare sulla rastrelliera di
legno. Della cenere. Della zuppa che cuoce sul fornello.
Gli portassero via pure il vecchio cavallo che paziente
attende presso il recinto del pascolo. Gli portassero via
i lavoretti che lo tenevano occupato da quando tornava
da scuola fino all'ora di cena. Gli portassero via la nebbia
mattutina, i gracchi delle cornacchie che litigano in
cima agli alberi.
I suoi indumenti da lavoro stanno ancora appesi a un
chiodo presso la porta della sua stanza, ma nessuno se
li mette o se li toglie. Nessuno dorme nel suo letto. O
legge il libro squinternato di Tom Swift e la sua macchina
volante. Gli portassero via anche questo, gi che
c'erano.
Portassero via la brocca e il catino, entrambi coperti
di polvere. Portassero via la stalla delle mucche dove i
gatti, seduti in fila, aspettano a bocca aperta che qualcuno
gli schizzi del latte in gola. Portassero via anche la
stalla dei cavalli con quell'odore di fieno e polvere e
piscio di cavallo e vecchio cuoio intriso di sudore, e con
la pioggia che batte sul campo arato, fuori della porta
aperta. Quando gli avete portato via tutto questo, a lui
che cosa resta? Di fronte a una privazione cos grande,
inutile chiedergli di seguitare a essere il ragazzo che era
prima. Tanto vale che lui ricominci daccapo la vita,
come fosse un ragazzo diverso.
Proprio quando aveva quasi smesso di sperarci, la
vedova incontr la moglie di Lloyd Wilson e ne rimase
incantata.
Tenendo tra le dita una lista di cose che era venuta a
prelevare - e solo lei sapeva dove fossero, in stipi e
cassetti di com e in scatoloni su in soffitta - Marie
Wilson si lasci educatamente intrattenere in conversazione.
Stentava a credere al disordine e al sudiciume che
vedeva dovunque posasse lo sguardo. Le finestre erano
talmente incrostate di polvere e ragnatele che non erano
quasi pi trasparenti. Il centrino, sul tavolo del salotto,
era macchiato di inchiostro. Una bruciatura aveva bucato
il grande tappeto di pezze alla cui confezione lei aveva
dedicato un intero inverno. Non occorreva guardarci,
per sapere che la scopa non arrivava mai a togliere le filacce sotto i letti. Non si cambiava aria da settimane; e
l'intera casa, ma in specie la camera da letto a pianterreno,
puzzava di petrolio, indumenti sudati e fiati stantii.
Battendo le mani, acchiapp a volo una tarma.
Quel che la vedova aspettava, parlando a getto continuo,
era un segno da cui desumere che la simpatia era
ricambiata. Seduta sul bordo della poltrona, Marie Wilson
diceva: E verissimo. E: Capisco cosa intendete
dire. E: Certo, avete ragione. Poi, alla fine, esaurita
la pazienza, disse: Dovete scusarmi, ma ho da fare.
Sempre parlando, la vedova la segu in soffitta.
Ma furono i ragazzini a sconvolgerla pi d'ogni altra
cosa. Erano magrolini e pallidi e rispondevano svogliatamente
alle sue domande, come se si rivolgessero a
un'estranea. Lei disse: Lo sapete che  stato vostro
padre a non volere che veniste con me? e quelli annuirono.
Gli scost i capelli dagli occhi, li baci, li tocc
sulle guance e sulle spalle mentre parlava e quelli poco
a poco presero confidenza. Dopo di che non avrebbero
voluto che se ne andasse. Quando si chin a salutarli, si
misero tutt'e due a piangere.
Lloyd era andato a prenderla in citt col calesse e,
quando lei vi ebbe caricato quel che le occorreva, la
riaccompagn a casa. Lei non critic la vedova. Era affar
suo chi si teneva come governante. Durante l'andata
erano rimasti in un silenzio imbarazzante, ma adesso lui
si mise a parlare dell'eventualit di trasferirsi nello Iowa,
il che avrebbe voluto dire che lei non avrebbe pi visto
i figli maschi. Lo preg di portarglieli in citt di tanto in
tanto, a passare la notte con lei, e lui le rispose: Servirebbe
solo a farli star peggio. Dopo di che ricaddero
nel silenzio. Lloyd sentiva che lei aveva qualcosa sulla
punta della lingua ma, per qualche motivo, non si decideva
a dirlo. Quando furono fermi davanti alla pensione
dove adesso abitava, Marie, nell'accingersi a scendere
dal calesse, si volse e gli disse: Lo so che non te n'importa
niente di me, o delle tue figlie, ma non capisco
come hai potuto fare una cosa cos a Clarence.
Lui si guard le mani, con le briglie strette fra le dita,
e non rispose.
Piovve a lungo e quando il cielo si rasseren ci fu una
brinata. Le foglie cominciarono a cadere e la cagna
poteva vedere le stelle brillare tra i rami degli alberi.
Dopo esser scappata e aver preso per questo tante botte
da non reggersi quasi pi in piedi, rimase nel podere. Se
andava a cercare il ragazzo, non si spingeva mai oltre la
fine dello stradello. Certe volte Clarence si scordava di
darle da mangiare ed essa doveva rammentarglielo.
Quello che lui le metteva nella scodella non era buono
come gli avanzi che la donna le dava.
L'avvocato che aveva patrocinato cos malamente la
causa di Clarence in tribunale gli invi una parcella pi
salata del previsto. Sebbene ci fosse molto lavoro da fare
nei campi, lui sedeva in casa, a covare. La cagna lo stava
a guardare dalla soglia. Lui ebbe uno scatto di rabbia e
quella se la svign con la coda tra le gambe.
Lloyd Wilson and a trovare sua moglie e ancora una
volta le chiese il divorzio, affinch lui e Fern si potessero
sposare. Lei ascolt quel che aveva da dirle, poi gli rispose
che ci avrebbe pensato su. Dal tono di voce comprese
quale sarebbe stata la risposta. La moglie non gli
avrebbe mai concesso il divorzio, e lui non aveva fondati
motivi per ottenerlo.
Fern aveva le palpebre abbassate ma non stava dormendo.
Qualche volta si appisolava, lo sapeva, perch
faceva dei sogni. L'alba portava conforto. Gli uccellini.
Il canto di un gallo. Voleva dire che il tempo esiste. Di
notte tutto era cos silenzioso.
Ecco il lattaio, con acciottolio di bottiglie. La gente
andava per le sue faccende, accadevano cose che non
avevano nulla a che fare con il suo divorzio: aveva bisogno
di venir distratta. Ancor pi di conforto le sarebbe
stato scendere da basso e prepararsi una cuccuma di
caff, se non che avrebbe svegliato zia Jenny in saletta.
Talvolta si assopiva. Quando si abbandonava completamente,
un sussulto che scuoteva il letto la risvegliava.
Quasi stesse assistendo a una recita, rivisse quella
volta che Tom l'aveva chiusa a chiave nella sua stanza.
Quanti anni aveva allora? Diciotto? Diciannove? Sei
troppo giovane per capire quello che hai in testa le
aveva detto Tom. D'altro canto, non era troppo giovane
per innamorarsi. E si era innamorata di un uomo sposato,
con due figli. Non voglio che tu sfasci una famiglia!
grid lui. E lei disse, anche se si pentiva gi mentre
le parole le uscivano di bocca: Tu non sei mio
padre e io non ti permetto, n a te n a nessun altro, di
dirmi cosa devo o non devo fare! Quindi lui la chiuse
a chiave in camera e lei scese dalla finestra sul tetto della
veranda posteriore donde si cal gi dalla grondaia.
Tom sapeva che sarebbe scappata ma non si mosse dalla
sua poltrona. Quando lei torn a casa, lui sedeva ancora
l, alle due del mattino. E le diede il fatto suo.
Avrebbe accettato di sposare Clarence se non fosse
stata innamorata cotta di un uomo che non poteva avere?
Ecco una domanda alla quale mai, finora, aveva tentato
di rispondere. A ogni modo, quando Clarence si
present e cominci a farle la corte, non ci furono sgridate
da parte di Tom. Con lui Tom era gentile, ma distante.
A lei non disse nulla. Non ne aveva bisogno. Lei
sapeva come lui si gloriasse della propria abilit nel manovrare
le persone e far loro assumere la posizione che
voleva assumessero. Di solito ci riusciva. Stavolta invece
no. Non con lei. Lei si sedeva a tavola con la faccia
serrata e mangiavano in silenzio, a meno che zia Jenny
non dicesse qualcosa, e neanche in tal caso si davano
sempre la briga di rispondere. Quando lei sbott: Cos'hai
contro di lui? lui si pul la bocca col tovagliolo e,
adagiandosi contro lo schienale della sedia, la guard.
Poi le chiese: Vuoi proprio che te lo dica? E lei rispose:
S.
Forse in un altro momento della vita gli avrebbe
dato retta, visto e considerato che nessuno l'aveva mai
capita meglio di Tom. Ma nello stato di irrequietezza in
cui si trovava fu proprio la sua comprensione a spronarla
ad agire. Doveva dimostrargli che anche lui si
poteva sbagliare e che non sempre le cose stavano come
lui credeva.
A un certo punto, lei lo interruppe e lui le disse:
Lasciami finire. Quando ti scegli un marito, vi sono
soltanto due cose che contano: buon sangue e buon
carattere. Un giorno, in piazza del tribunale, prima che
si presentasse qui, l'ho visto pigliarsela con i suoi cavalli.
Non mi  piaciuto. E neanche a te sarebbe piaciuto.
Rest a guardarla un momento, poi soggiunse: Mi sa
che  come parlare al muro. Cerca di capire per che le
altre persone sono reali e hanno anche loro dei sentimenti.
Certe cose, una volta fatte, non si possono disfare.
Ci detto si alz e lasci la tavola.
Quando lei gli annunci che si sarebbe sposata con
Clarence e che sarebbero andati a vivere in un podere
della contea McLean, lui le disse: Molto bene, ma non
pretendere che ti dia la mia benedizione, n che venga
alle nozze.
Le oche selvatiche migravano al sud. Le notti si fecero
fredde. Finirono di sgranare il granturco. Poi un giorno
Victor e Clarence, usciti dalla cascina, si soffermarono
a parlare. Victor indossava il vestito nuovo e aveva
con s una vecchia borsa di cuoio. Poich Clarence era
rimasto al verde dopo il divorzio e non poteva pi pagarlo,
Victor si era offerto di lavorare in cambio solo di
vitto e alloggio. Quest'offerta non venne accettata.
Spero che vi vada tutto bene disse adesso il bracciante,
riparandosi gli occhi dalla luce diretta del sole.
Ce la far in qualche modo, grazie disse Clarence.
E si strinsero la mano.
Mi potete sempre far sapere qualcosa tramite mia
sorella a New Holland.
Victor raccatt la borsa e si avvi per lo stradello, e
fu l'ultima volta che la cagna lo vide.
L'aria si intiepid di nuovo e ci fu una settimana di bel
tempo. Tranne che per le querce, tutte le foglie erano
cadute. Per il resto sembrava quasi estate. Con le zampe
sul muso, la cagna seguiva le evoluzioni di una grossa
mosca cavallina e, quando quella sfrecci via, chiuse gli
occhi e si mise a dormire. E sogn che inseguiva un
coniglio.
Anzich salire su un treno e andare nello Iowa a cercarsi
un buon terreno, Lloyd Wilson temporeggiava.
Disse a se stesso che non poteva partire prima della fine
di ottobre. Poi arriv novembre e i giorni passavano e
c'era sempre qualcosa da fare d'urgente e, tra una scusa
e l'altra, lui evitava di prendere di petto la realt; ci che
si riproponeva era impossibile. Aveva trascorso l'intera
vita in quei luoghi e non poteva lasciarli. Con tutto che,
stando a quel che diceva la gente, Clarence era pi che
mezzo matto e capace di commettere delle sciocchezze.
Non mi hai dato granch di preavviso, disse il colonnello
Dowling. Dubito di riuscire a trovare qualcuno,
cos, da un giorno all'altro.
Not che Clarence infilava il dito nel colletto, come
se soffocasse, e le sue mani erano irrequiete, e poi tartagliava.
Nulla di tutto questo era da lui. Ma il colonnello era disposto a rilasciare al suo fittavolo buone referenze,
fin dove possibile. Una raccomandazione incondizionata,
per, non sarebbe stata giusta, date le circostanze.
Non era pi quello di prima, ecco; era diverso da
quando aveva trascinato la moglie in tribunale e via dicendo.
Ma doveva pur essere possibile dir qualcosa di
positivo, su di lui, di modo che riuscisse a trovare un
nuovo podere. L'elogio non doveva essere tuttavia tanto
preciso. Meglio non specificare. Cos, se in seguito fossero
sorti dei fastidi, i nuovi padroni non pensassero che
lui, il colonnello, era stato insincero. Insomma, in un
modo o nell'altro, avrebbe trovato la formula giusta. Era
un maestro, in ambiguit di questo genere.
Ma con sua sorpresa Clarence non gli chiese alcuna
lettera di raccomandazione. Si limit a stringergli la
mano e scese gi per le traballanti scale di legno. Uscito
in strada, batt gli occhi al riverbero del sole. Non aveva
pi una moglie, n famiglia, n un podere, tutto questo
per via di Lloyd Wilson.
Cadde la neve, poi ci furono tre o quattro giorni di
tempo mite e la terra rest di nuovo nuda. Dopo di che
la notte gelava.
Era la stagione dell'anno in cui di solito l'uomo sega
gli alberi caduti, spacca la legna e riempie di ciocchi la
legnaia. La cagna not che lui invece non faceva nulla di
tutto questo. Il bosco era pieno di quaglie e fagiani, ma
lui non andava a caccia.
Il nuovo mezzadro si present assieme a un conoscente,
un uomo pi anziano di lui, calvo, al quale si rivolgeva
di continuo per un parere. Visitarono la cascina,
insieme a Clarence, poi le girarono intorno, ispezionarono
le stalle e i granai, facendo un bel po' di domande
sulle colture e sul rendimento. A un certo punto, tutti e
tre gli uomini si volsero a guardare la cagna. E non ci
volle molto acume, da parte sua, per capire che parlavano
di lei.
A Cletus non andava, finita la scuola, di trattenersi
nel cortile a guardare ragazzi che non conosceva (e che
non davano segno di volerlo conoscere) giocare a
basket. Quindi anche quel giorno rientr subito a casa
(se cos poteva chiamarsi) sebbene non avesse niente da
fare, una volta tornato. Apr lo sportello della ghiacciaia
e una voce di donna, dalla saletta, lo ammon: Cletus,
ti rovini l'appetito. Sicch richiuse lo sportello - non
aveva voglia di niente comunque - e usc fuori e si sedette
sui gradini, sotto il sole malato.
La maestra, che non era n giovane n carina, aveva
dato a ogni scolaro una mappa del Sudamerica, dicendo
loro di inserirvi i nomi dei paesi e dei fiumi, ma Cletus
non aveva fantasia. Con uno stecco tracci delle croci
per terra, rendendo la vita difficile a una formica che
passava per di l. Bench durasse da parecchi giorni,
solo adesso si accorse di un picchiare lontano di martelli:
pun, pun, pun, tapun, tapun, tapun... Qualcuno doveva
star costruendo una nuova casa.
Torcendo il tallone cancell sotto il tacco della scarpa
le linee che aveva tracciato per terra e, con esse, la formichina.
Poi si alz e si diresse verso il buco nello steccato
dietro casa.
Quando l'uomo e il vecchio cominciarono a portare
le masserizie fuori di casa, la cagna non riusciva a immaginare
cosa gli avesse preso. Testiere di letti, materassi,
seggiole. Tavolini, utensili da cucina, attrezzi. Scatole
piene di roba. Tutte le cose sull'erba, dove avrebbero
preso la pioggia.
Il vecchio disse: Sei sicuro di volerti sbarazzare di
questa bella enciclopedia?
Se la vuoi tu, pap, mettila in macchina disse Clarence.
L'aia cominci a riempirsi di gente e lui rinchiuse la
cagna nella legnaia, sebbene lei non intendesse far niente,
se non invitata. Non vedeva altro che la luce che
filtrava dalle fessure fra le assi, ma sentire, sentiva tutto
perfettamente. Di continuo arrivavano altri calessi, altri
carretti, e una persona dal vocione rauco badava a ripetere:
Wullabulla, wullabulla e a battere con un martello di legno in modo tale da urtarle le orecchie, e gli
animali se ne stavano andando, a quanto pareva! Prima
le vacche, che lei aveva sempre avuto il privilegio, in vita
sua, di radunare la sera. Poi le pecore. Le udiva belare
piene di spavento. Poi i maiali. Poi le galline e i tacchini.
E infine i cavalli, il che era troppo. Come avrebbe fatto
l'uomo, senza di loro, ad arare? Doveva essere opera di
quel vocione rauco, e se solo ftiomo avesse aperto la
porta della legnaia la cagna l'avrebbe aiutato a cacciar
via quella persona dal podere. Per rammentargli che era
l, capace e volenterosa, si mise ad abbaiare.
Quando alla fine lui la lasci uscire, le rauche grida
erano cessate e tutte le cose prima sparse sull'erba erano
scomparse. Oppure erano caricate su questo o quel carretto,
ma i pochi ritardatari se ne stavano andando anche
loro e il sole era gi tramontato dietro il colle.
Clarence prese un pezzo di corda e leg la cagna a un
albero, cosa che lei non riusciva a capire, come non
aveva capito perch l'avesse rinchiusa nella legnaia.
Quindi lui port altre cose fuori di casa - una valigia,
canne da pesca, una torcia, un'accetta, un ombrello - e
le mise sulla macchina. Il vecchio indic la casetta del
cane e Clarence disse: Quella resta qui.
Mentre il padre aspettava in macchina Clarence fece
un'ultima volta il giro delle stanze vuote. Poi chiuse a
chiave la porta della cucina e mise la chiave sotto lo
stoino. Sono contento che sia finito questo giorno
disse e, piazzatosi saldamente davanti al radiatore dell'automobile,
diede una mezza dozzina di rapidi giri alla
manovella, poi corse a mettersi al volante. Il rombo del
motore diminu allorch egli ne aggiust l'accensione.
Il vecchio vide la cagna guardarli speranzosa e disse:
Ma, e se quello non viene?
Verr assicur Clarence. Mi ha detto che magari
tardava, ma mi ha assicurato che veniva entro oggi.
La Modello T presa in prestito part gi per lo stradello
e la cagna rimase l legata, con la notte che calava,
senza luci che ardessero in casa, n il camino che fumasse.
Essa attese tanto, tanto tempo, cercando di non preoccuparsi.
Cercava di essere buona, di essere particolarmente
buona. Diceva a se stessa che erano soltanto andati
in citt e sarebbero tornati tra poco, anche se era
perfettamente ovvio che non era vero. No, dal modo
come si erano comportati. Alla fine, suo rpalgrado, le
venne da ululare. Seduta sulle zampe posteriori, il muso
volto al cielo notturno, ulul e ulul. E non era solo lei
a ululare, erano tutti i cani da cui era discesa, dalla notte
dei tempi e dei lupi.
Ud dei passi e pens fosse il ragazzo. Aveva udito i
suoi ululati e adesso tornava, da dovunque fosse stato
nel frattempo, a liberarla...
Era invece l'amico dell'uomo, dalla cascina accanto.
Costui pos in terra la lanterna, sciolse la cagna, le parl
e l'accarezz dietro le orecchie, e per un minuto o due
tutto and bene. Ma poi lei ricord che non l'avevano
invitata a salire in macchina ed erano partiti senza neanche
voltarsi indietro, allora lanci un altro ululato di
disperazione.
Lloyd Wilson cerc di portarla a casa con s, ma lei
non poteva. Se fosse andata, chi sarebbe rimasto a far la
guardia alla casa?
Dopo un po' lui torn con alcuni avanzi di cibo per
lei, che essa inghiott tanto alla svelta che poi neanche
sapeva che cosa avesse mangiato. Le riemp d'acqua la
ciotola, alla pompa, e gliela mise davanti alla cuccia. Poi
la chiam e fischiett, ma essa non si mosse. Fa' come
ti pare, ma stanotte mi sa che non si dorme egli disse
allegramente, e si dilegu nell'oscurit.
Essa ulul, a intervalli, tutta notte, e provoc i latrati
di tutti i cani del circondario. Il giorno dopo, quando
l'amico dell'uomo venne a vedere come stava, essa gli
and incontro dimenando la coda.
La vedova le diede da mangiare e i ragazzini le misero
le braccia intorno al collo e la baciarono sulla testa e lei
si sent un poco meglio.
Quella sera a cena, con la cagna accucciata ai suoi
piedi, che prestava ascolto come se stessero parlando di
lei, Lloyd Wilson disse: Non occorreva mai dirgli niente.
Quando  morto, ho giurato di non prenderne un
altro...
D'un tratto la cagna sollev la testa. Poi si alz e and
alla porta: un carro o carretto era svoltato per lo stradello
che portava alla sua cascina. Guaiol debolmente, ma
nessuno le prest attenzione, finch non si udirono dei
passi, l fuori, e lei prese ad abbaiare. Buona, Trixie le
disse Lloyd Wilson e scost la sedia dal tavolo. Nel vano
della porta aperta essa vide un giovane che aveva l'aria
di uno che sta per scappar via.
Mi chiamo Walker disse costui. Sono il vostro
nuovo vicino. Avevo detto a Clarence Smith che sarei
venuto due giorni fa, ma mia moglie s' ammalata e abbiamo
dovuto rimandare. Lei l'ho lasciata a Mechanicsburg...
No, no. Grazie, molto gentile. Ma strada facendo
mi sono fermato a mangiare un boccone all'osteria.
Non avete visto il mio cane, per caso?
Dato che c'era una corda penzoloni dall'albero, James
Walker tenne la cagna legata, i due giorni seguenti,
bench gli avessero assicurato che non era necessario.
Ma le diede da mangiare e le cambi l'acqua nella ciotola
e qualche volta le parlava. E sul far della notte si
accese una luce in cucina e la cagna fiut fumo di legna.
Le cose avrebbero potuto andar peggio. Di tanto in
tanto le veniva da ululare, ma riusciva a trattenersi. Il
giorno dopo, arrivarono dei camion, portando bestiame
e maiali e macchine agricole e mobilia. E la sera il giovane
la sleg e le disse: Vieni, su, vecchia mia, ho bisogno
che mi aiuti a radunare le vacche. Essa cap
benissimo che cosa le diceva, ma non era la vecchia sua,
e si mise a scappar via, verso la strada, veloce come il
fulmine.
Clarence passava gran parte del tempo chiuso in camera
sua. Aveva cerchi scuri sotto gli occhi. I vestiti gli
stavano larghi. Quando la madre lo chiamava, andava a
tavola, ma durante il pasto teneva perlopi gli occhi
chini sul piatto, non li guardava, e loro dovevano sollecitarlo
due o tre volte prima che lui capisse che volevano
che passasse loro qualcosa.
La madre cerc di convincerlo ad andare da un medico,
ma lui non voleva. Non sto male in salute diceva,
in tono tale che lei aveva paura a insistere.
Cletus era sicuro che suo padre sarebbe venuto a trovarli
per Natale, portando regali. Un paio di pattini da
ghiaccio era quello che desiderava. Un fucile sarebbe
stato ancor meglio, ma non lo si poteva usare in citt, e
poi costava troppo. Wayne credeva ancora in Babbo
Natale. La vigilia, appesero calzettoni vuoti ai piedi del
letto. Mentre si spogliavano videro, alla luce dei lampioni,
che nevicava. Quando si svegliarono al mattino, le
calze erano piene, e poi c'erano altri regali per loro gi
da basso. Zia Jenny apparecchi con la tovaglia migliore.
C'era cappone arrosto. In mezzo al tavolo, un alberello
di Natale finto. Mangiarono a saziet. Alla fine,
quando sua madre cominci a sparecchiare, zia Jenny le
disse: Lascia stare. Prima finiamo di digerire in santa
pace.
Cletus non era preoccupato. Suo padre non aveva mai
mancato di regalargli qualcosa per Natale.
Wayne voleva giocare alla vecchia. Mentre smistava
le carte, Cletus tendeva le orecchie se si udissero dei
passi nell'ingresso. Dopo un po', la zia Jenny si alz e
and a sfaccendare in cucina.
Trovo strano che tuo padre non si sia scomodato per
il vostro Natale disse Fern Smith. Quel che trovava
anche pi strano era che a Cletus non sembrava importare.
Forse era una fase che stava attraversando, ma pareva
cos indifferente, in quel periodo. A ogni cosa.
L'albero di Natale addobbato, sul prato antistante il
tribunale, era troppo grande per entrare in qualsiasi casa.
La vigilia avevano cantato carole natalizie intorno a
esso ma adesso la piazza era deserta, tranne che per due
uomini che sostavano davanti alla farmacia. Uno dei due
era un viaggiatore di commercio che odiava il Natale.
L'altro era Clarence. Sebbene guardasse l'enorme albero,
non sapeva neanche che ci fosse. N che giorno era.
N perch la piazza fosse cos deserta.
Pensavo un gran bene di lui disse al commesso
viaggiatore, finch non ha distrutto la mia casa...
Una volta alla cagna parve di vedere Wayne da lontano,
ma poi risult essere un altro bambino, uno che gli
somigliava. Cercavano di acchiapparla, ma lei non si
lasciava avvicinare da nessuno. Il pelame era secco, aveva
gli occhi opachi, era ridotta pelle e ossa. Viveva di
conigli e altri animaletti e ogni tanto le capitava di mangiare
una gallina fuggita dal pollaio. Alla fine arriv in
citt, dove alcuni ragazzini l'inseguirono, le tirarono
sassate, ma lei riusc a scappare. La notte, frugava nei
bidoni dei rifiuti.
Alla fine riusc a ritrovarli. La madre di Clarence
Smith un giorno si affacci alla finestra ed esclam:
Guarda, guarda! Pare che abbiamo visite.
Dal modo in cui l'uomo l'accolse, la cagna pens che
le avrebbe concesso di restare. E che l'avrebbe condotta
dal ragazzo. Sorrise, per ingraziarsela, alla vecchia, la
quale disse: Per me, se vuoi tenerla qui, va bene. Ma
non and cos.
Dato lo stato in cui si trovava la cagna, Clarence non
ebbe cuore di bastonarla. La riport alla fattoria e disse:
Mi sa che dovrete tenerla legata per un altro po'. Non
so cosa le  preso. E stata sempre una brava cagna, mai
che m'abbia dato fastidi. Poi fece il giro della fattoria,
guardando in ogni rimessa, nella stalla delle vacche,
nella stalla dei cavalli, cercando qualcosa che avesse
dimenticato o smarrito da qualche parte. Di l a pochi
giorni torn e fece altrettanto.
Arriv la moglie del nuovo mezzadro, cadde dell'altra
neve, la campagna era bianca, la neve gel e la cagna
slittava dovunque cercasse di andare, quindi restava
nella cuccia, a dormire. Certe volte sognava di trovarsi
presso la cassetta delle lettere ad aspettare il ragazzo che
arrivava in bicicletta. Da sveglia, non aveva padrone.
Quando aveva voglia di andare in giro aspettava che il
nuovo mezzadro non vedesse e se la svignava.
Il nuovo fittavolo non riusciva a tenerla buona disse
Fern a Cletus. Allora tuo padre l'ha portata dal veterinario,
povera Trixie, e le ha fatto fare una puntura.
Al cloroformio. Non si  pi svegliata. Devi perdonarlo.
Non  in s.
Non era tanto in s neanche lei, altrimenti non gli
avrebbe dato quella notizia, oppure l'avrebbe fatto con
i dovuti riguardi.
Le lettere che scriveva a Lloyd adesso non parlavano
quasi d'altro che delle sue paure riguardo a Clarence.
L'avvocato che aveva patrocinato con successo la causa
di divorzio per Fern fece girare i pollici, pensosamente.
Poi, adagiandosi contro lo schienale, disse: Clarence
Smith le ha detto, chiaro e tondo, che intende
spararle?
No rispose Lloyd Wilson. Ma so che ha una pistola.
E da come si comporta...
L'avvocato guard l'agenda sulla scrivania per controllare
i suoi impegni. Poi: Oso dire che lei ha fondati
motivi di allarme. Ma, a meno che non abbia un testimone
disposto a giurare che Smith ha minacciato di
toglierle la vita, non credo che lo sceriffo riterr che vi
siano motivi sufficienti per spiccare un mandato d'arresto.
Le consiglio di tenersi in contatto con me, e se vi
saranno novit, mi avverta...

 9.
I DIPLOMATI.

Quando torno ai patri lidi, di solito per un funerale,
finisco sempre sulla Nona Strada. Cedo, come si cede a
una tentazione sessuale. La casa in cui abitavamo noi ha
cambiato diverse volte di inquilini e un qualche proprietario,
di recente, ha demolito l'intera parte posteriore: la
dispensa, la cucina, le scale di servizio, la lavanderia
dov'era la caldaia e anche quella stanza da letto di sopra
dove ebbe luogo la festa di Halloween, quella volta.
Perch? Per risparmiare le spese di riscaldamento? 
scomparsa la balaustra della veranda, cos pure i tralicci,
e anche la bassa ringhiera che separava il giardino dal
marciapiede davanti a casa. Sono invece rimasti i due
pilastri di cemento dove si attaccavano i cavalli, bench
da oltre mezzo secolo non servano pi al loro scopo. La
fumaggine ha ucciso i due grossi olmi all'ombra dei
quali giocavo e al loro posto vi sono alcuni aceri, danneggiati
dalle intemperie, cos stranamente disposti che
diresti che li abbiano seminati gli uccelli. Dietro casa,
dov'era il nostro giardino fiorito, sorge una struttura,
delle dimensioni e forma di una rimessa, ma con una
finestra panoramica e tendine. Ci deve abitare qualcuno.
La casa accanto  andata in fiamme una notte, dieci
o quindici anni fa - in seguito a un corto circuito - e al
suo posto c' una palazzina a due piani che occupa
anche una parte di quello che era il nostro giardino.
Qua e l, per tutta la citt, alcune delle grandi vecchie
ville sono state demolite, oppure fra due vecchie ville si
 inserita una casa moderna, guastando cos il mio ricordo
delle cose d'un tempo. Quando arrivo al nuovo ospedale
perdo completamente l'orientamento. Dove si trovava,
esattamente, la piccola drogheria dove mia madre
mi mandava quando si accorgeva d'esser rimasta senza
riso o burro o lievito di birra? E quale ala dell'ospedale
ha cancellato la vasta aiuola di violette nel giardino della
casa ove abitava la vecchia Mrs Harts, col figlio Dave,
che non si era mai sposato? Ed era, quell'aiuola di violette,
enorme solo perch il bambino che picchiava alla
porta, una volta all'anno, per chiedere il permesso di
coglierne, era tanto piccolino?
Quando sogno Lincoln la vedo sempre com'era quand'ero
piccolo. O meglio, sogno che sia ancora cos,
poich la geografia, pasticciata,  reale a met e, per
l'altra met, un arrangiamento della mia mente addormentata.
Per esempio, la casetta in mattoni rossi dove
abitavano Miss Lena Moose e Miss Lucy Sheffield. Era
stata probabilmente costruita sotto la presidenza di
Ulysses Grant e doveva aver mobili scuri e pesanti tendaggi
che impedivano la luce. Quando ne sogno, le
proporzioni sono cos aggraziate e le stanze cos chiare,
cos leggiadra  l'atmosfera che a me vien voglia di abbandonare
la mia vita attuale e andare a vivere in quella
casa: ch nient'altro mi potrebbe far felice. Oppure sogno
di trovarmi davanti a una casa sull'Ottava Strada:
una grande casa bianca con balconcino e modanature e
fregi. Io mi sono soffermato l perch mi sono reso conto
che l dentro c' mia madre. Se suonassi alla porta
verrebbe ad aprirmi. O verrebbe qualcun altro. E io
entrerei e mi aggirerei per la casa finch non la trovassi.
Ma che ci fa, l dentro, se non  casa nostra? Neanche
gli somiglia, alla nostra casa.  stata costruita intorno al
1890, mentre la nostra casa era assai pi vecchia, e poi
si trovava sulla Nona Strada. Onde risolvere l'enigma
lascio la mente vagare per l'Ottava Strada, partendo dall'angolo
dove svolta la tranvia che porta al centro, e
prima di arrivare alla casa del sogno mi rendo conto che
codesta casa non c' e sono, d'un tratto, sveglio.
Quando ormai da sei mesi andavo regolarmente a
sdraiarmi sul lettino di uno psicanalista - anche questo
fu molto tempo fa - ecco che rivissi quel mio camminare
su e gi con un braccio intorno alla cintola di mio padre.
Dal soggiorno all'ingresso; poi, girando intorno alla
pendola, in biblioteca; e dalla biblioteca in soggiorno. E
poi in sala da pranzo, dove mia madre giaceva nella
bara. Insieme sostavamo a guardarla. Io intendevo dire,
all'uomo paterno che non era mio padre - l'anziano
viennese, altro esule, dagli occhiali spessi e l'accento
tedesco - intendevo dirgli: Non potevo sopportarlo.
Ma quel che usc dalla mia bocca fu invece: Non lo
posso sopportare. Questa dichiarazione fu seguita da
un profluvio di lacrime, quante mai ne avevo versate,
neppure nell'infanzia. Mi levai dal lettino di cuoio imbottito
e (ne ero in qualche modo certo) con il suo
permesso uscii dallo studio, uscii dall'edificio e mi incamminai
per la Sesta Avenue, diretto al mio ufficio.
New York  una citt dove uno pu piangere, sul marciapiede,
in assoluta intimit.
Altri figli avrebbero potuto sopportarlo, l'hanno sopportato.
Mio fratello maggiore, in qualche modo, lo
sopport. Io no.
Nel Palazzo alle 4 del mattino vai da una stanza all'altra
passando attraverso le pareti. Non occorre che passi
dalle porte. Ce n' una, ma sta aperta in permanenza. Se
la varcavi e quel che c'era dall'altra parte non ti piaceva,
potevi girarti e tornare donde eri venuto. Quel ch' fatto
pu essere disfatto. E l che io ritrovo Cletus Smith.
La casetta dirimpetto al piazzale della fiera sembra
disabitata. Come se gli inquilini fossero andati a fare una
gita da qualche parte. Zia Jenny ha tirato gi le tapparelle.
In tal modo, nessuno pu sbirciare dentro e vedere
quello che lei vede quando chiude gli occhi e, talvolta,
quando li tiene aperti. Il letto matrimoniale nella camera
a pianterreno  rifatto e Cletus vi sta sopra disteso, con
i piedi oltre la sponda per non sporcare con le scarpe la
trapunta. Giace sul fianco sinistro, in posizione fetale,
come se tentasse di uscire da questo mondo alla stessa
maniera in cui v' entrato.
La casa sa di caff che viene su nella cuccuma e, poi,
di pancetta che soffrigge. Lui non risponde quando la
zia gli dice che la colazione  pronta. E neanche viene.
Seduta al tavolo di cucina, lei soffia sul caff, che 
ancora troppo caldo. Allora ne versa un po' sul piattino...
( ora che lasci perdere tutte queste persone, ma
mi riesce difficile. Diresti che il testimone non pu ritirarsi
finch non ha finito di deporre.)
Zia Jenny si alza d'un tratto e va nella camera accanto
e posa una mano sulla fronte di Cletus. Non scotta di
febbre ma ha la pelle madida ed  molto pallido. Ha gli
occhi aperti ma non la guarda. Quando lei toglie la
mano lui le fa: Avresti paura se venisse qui?
Se venisse qui chi?
Lui non si spiega e, dopo un momento, lei dice che s,
avrebbe paura.
Dove credi che sia?
Non ne ho la pi pallida idea.
Non ha la mano abbastanza ferma per bere dal piattino,
allora torna a versare il caff nella tazza e si dimentica
di berlo. L'orologio ticchetta ora pi forte ora
meno. Lei smette di udirlo del tutto e sente, invece, il
proprio respiro affannoso. Arrivano le nove meno un
quarto e lei si schiarisce la gola e dice: E ora che vai a
scuola. Senn fai tardi.  gi in ritardo. L'orologio va
cinque minuti indietro. La zia lo sa ma se l' dimenticato,
adesso. I libri sono sopra una sedia accanto al portone.
Ma lui  sicuro - anche se la zia non lo sa - che
non potr pi andare in quella scuola. Lui entra nel
Palazzo alle 4 del mattino. C' una strana luce azzurra.
Tenendo le braccia allargate, cammina come un funambolo
sulla corda tesa. Senza rete, casomai cadesse.
Quell'incontro per il corridoio della scuola, un anno e
mezzo dopo, io seguito a riviverlo nella mia mente come
se passassi attraverso una serie di reincarnazioni che sfociano,
ogni volta, nello stesso fallimento. Vidi che lui mi
aveva riconosciuto, ed era inutile sperare che io avessi
l'aria di non aver riconosciuto lui, poich la sentivo,
l'espressione di sorpresa sul mio viso. Lui non parl. N
parlai io. Seguitammo, ecco tutto, a camminare.
Ricordo che dopo pensai: Quando sar passato tanto
tempo lui sapr che non l'ho detto a nessuno... Ma
lo stesso seguitavo ad angustiarmi nel timore che Cletus
pensasse che il motivo per cui non l'avevo salutato fosse
che non volevo aver nulla a che fare con lui, dopo quanto
era successo. Ed  proprio questo, temo, che egli
pens. Che altro?
And a casa e raccont tutto a sua madre? E traslocarono
in un altro quartiere di Chicago, apposta, per
stare lontani da me?
Se avessi avuto la presenza di spirito di dirgli: Non
temere, non lo dir a nessuno sarebbero forse rimasti
dov'erano? Si sarebbe fidata, la madre, di un ragazzo di
sedici anni? Cio, che avrebbe mantenuto la promessa,
se gliel'avesse fatta?
Certe volte, quasi ricordo di averlo incontrato altre
volte per i corridoi della scuola. E mi pare, ma non ci
giurerei, di ricordare che ero contento di tenere il segreto.
Questo vorrebbe dire che era l, che seguitavamo a
incontrarci per i corridoi, che lui non trasloc. Ma se
fosse rimasto in quella scuola, prima o poi saremmo
capitati nella stessa aula; e questo, lo so per certo, non
avvenne.
Cinque o dieci anni sono passati senza che io pensassi
affatto a Cletus, e poi qualcosa mi rammenta di lui: di
come giocavamo assieme sulle impalcature di quella casa
in costruzione. E d'un tratto eccolo l, che mi viene
incontro per il corridoio, in quell'enorme scuola, e faccio
una smorfia di dolore, ricordando che non gli rivolsi
la parola. Allora cerco di levarmelo dalla mente.
Un giorno, l'inverno scorso, oppresso da sensi di
colpa tirai gi dalla soffitta uno scatolone pieno di vecchie
carte, diplomi, ritagli di giornale, lettere di colleghi
di universit che non vedo da trenta o quarant'anni, e
cos via, e frugai l in mezzo finch non trovai l'annuario
della scuola, relativo al mio ultimo anno di liceo. Le
fotografie di tutti i diplomati vi sono pubblicate, in formato
ovale, quindici per pagina. Cletus, se ci fosse,
dovrebbe trovarsi fra Beulah Grace Smith e Sophie
Sopkin. Se ci fosse - pensai - riuscirei forse a levarmelo
per sempre dalla mente. Controllai con cura, pagina per
pagina, tutto l'annuario, cercando lui. Non c': in nessuna
foto di gruppo, in nessun elenco di nomi.
C' un limite, certo, a quello che uno pu pretendere
da se stesso adolescente. E seguitare a sentirsi in colpa
per quello che avvenne tanto tempo fa non  molto ragionevole.
Eppure, mi sento in colpa. Un poco. E sar
sempre cos, credo, ogniqualvolta penser a lui. Ma non
 solo al mio mancato approccio che penso. Mi chiedo
anche di lui, cosa ne sar stato. Se gli fu risparmiata o
no la vista del padre annegato. Se lui e sua madre, dopo
un certo tempo, riuscirono o no a guardarsi senza provare
imbarazzo. Se lui si sar sentito solo quanto me, i
primi tempi a Chicago. E se la serie di eventi iniziatasi
con l'uccisione di Lloyd Wilson... se tutto questo avr,
finalmente, cominciato a sembrargli meno reale - pi
simile a qualcosa da lui sognato - dopo di che egli forse
avr potuto, invece di restare fisso l, tirare avanti e
condurre, per grazia di Dio, una sua propria vita, senza
sentirsi distrutto da quanto - non per opera sua - era accaduto.
...
.
...
FINE.